Incentivi Rinnovabili: autoconsumo collettivo e comunità energetiche

Incentivi Rinnovabili: autoconsumo collettivo e comunità energetiche

Tutti gli incentivi sulle rinnovabili che riguardano le comunità energetiche: tariffe scontate, cumulo con i bonus e gli investimenti nel PNRR

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Tra gli incentivi sulle energie rinnovabili attualmente in vigore figurano quelli per le comunità energetiche. Queste configurazioni sono particolarmente importanti visto che permettono di consumare l’energia che producono gli impianti a fonti rinnovabili come quelli fotovoltaici ai propri membri. Di fatto quindi, le comunità energetiche permettono la condivisione dell’energia consentendo un risparmio sulle bollette ai soggetti che ne fanno parte.

I vantaggi economici delle comunità energetiche sono evidenti. Ma lo sono ancora di più per merito delle incentivi per le rinnovabili che le riguardano. Queste agevolazioni infatti permettono a tutti i membri di godere delle tariffe incentivanti e quindi di risparmiare su quella parte di energia elettrica che comunque preleverebbero dalla rete elettrica nazionale. Tali tariffe sono a sua volta cumulabili con altri incentivi per le rinnovabili come ad esempio quelli per l’installazione degli impianti fotovoltaici o per gli interventi di ristrutturazione delle abitazioni: bonus ristrutturazione, ecobonus e Superbonus 110%.

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione qui di seguito.

Autoconsumo collettivo: cos’è

Con il termine autoconsumo collettivo ci si riferisce in generale alla possibilità concessa per legge di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili tramite un impianto di generazione locale. Ma non solo. Il termine indica anche la possibilità di consumarla nell’ambito della propria collettività soprattutto se questa è intesa come l‘insieme degli abitanti di uno stesso edificio.

I soggetti che fanno parte di una comunità energetica per autoconsumo collettivo possono essere sia i condòmini, che persone fisiche ma anche enti pubblici.

Per quanto riguarda l’ottenimento degli incentivi per le rinnovabili però forse è meglio fare riferimento alla definizione di ENEA di autoconsumo. La riportiamo qui di seguito:

L’autoconsumo di energia è una coalizione di utenti che, tramite la volontaria adesione ad un soggetto giuridico, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno più impianti energetici locali.

Per rientrare negli incentivi rinnovabili quindi, l’autoconsumo di energia può essere di 3 livelli:

  • individuale,
  • collettivo,
  • di comunità.

Specifichiamo inoltre che in Italia, sia autoconsumo collettivo che comunità energetiche (gli ultimi 2 livelli) sono legali almeno dal 2020 (scopri di più qui). Questi soggetti hanno solitamente un unico obiettivo: autoprodurre e fornire energia rinnovabile a prezzi competitivi.

Differenza tra gruppi di autoconsumo e comunità energetica

Sia autoconsumo che comunità energetica danno quindi diritto all’accesso a particolari incentivi per le rinnovabili. Ma qual è la differenza tra queste due configurazioni? Ne parliamo qui di seguito:

  • Si parla di autoconsumo collettivo quando ci si riferisce ad un gruppo di utenti che con le loro diverse utenze è locato su un singolo edificio (un condominio, un centro commerciale, ecc.). Gli impianti possono essere di proprietà di soggetti terzi e usufruire di detrazioni fiscali o incentivi per le rinnovabili. Il classico esempio è il condominio con pannelli solari sul tetto che forniscono elettricità alle utenze condominiali ed alle unità abitative del palazzo.
  • Si parla di comunità energetica quando i membri che la compongono (tramite contratto) sono un gruppo di privati, enti, PMI che si costituiscono in forma giuridica per produrre e condividere energia. In questo caso i soggetti che partecipano devono necessariamente produrre energia green e condividerla tramite reti di distribuzione esistenti e o con autoconsumo virtuale. I soggetti che ne fanno parte quindi difficilmente risiedono all’interno dello stesso edificio.

Ma le precisazioni non finiscono di certo qui. Possono infatti esistere due diverse tipologie di comunità energetiche, le seguenti:

  • Comunità Energetica Rinnovabile: con autonomia tra i membri (posti in prossimità degli impianti di generazione) e possibilità di gestire l’energia in diverse forme (elettricità, calore, gas) purché generate da fonte rinnovabile.
  • Comunità Energetica di Cittadini: non sono previsti i principi di autonomia e di prossimità dei membri e può gestire soltanto la generazione di elettricità.

Normativa di riferimento di C.E.R. e gruppi di autoconsumo

La normativa italiana regolamenta dunque sia l’autoconsumo collettivo tra famiglie condomini sia le comunità energetiche rinnovabili. Possono far parte di entrambe le configurazioni i seguenti soggetti:

  • persone fisiche
  • PMI
  • enti locali ubicati in un perimetro condiviso.

In entrambi i casi, lo scopo di CER e gruppi di autoconsumo deve essere quello di ottenere o far ottenere forti risparmi in bolletta per le utenze domestiche, condominiali, delle PMI o dei distretti artigiani. Se questo scopo non è verificato allora cadono anche i presupposti di una C.E.R. oltre che quelli per accedere agli incentivi per le rinnovabili.

A stabilire tutto ciò è il DL162/19 (articolo 42bis) e i relativi provvedimenti attuativi:

  • la delibera ARERA 318/2020/R/eel;
  • Decreto MiSE del 16 settembre 2020.

In concomitanza con queste normative dobbiamo precisare che lo stato italiano, oltre ad introdurre incentivi alle rinnovabili, mira ad accelerare sulla transizione energetica ed ecologica del sistema elettrico in Italia. L’obiettivo è quello di creare un sistema decentrato, quindi con architettura “many to many”, alimentato con energie pulite. Un obiettivo ambizioso che è particolarmente evidente anche dagli obiettivi individuati e perseguiti dal PNRR:

Come funziona l’autoconsumo collettivo?

L’autoconsumo di energia è il fine per cui sono stati introdotti gli incentivi per le rinnovabili riguardanti le comunità energetiche. Questo concetto infatti si riferisce al fatto che i membri di una stessa collettività o edificio utilizzano l’energia prodotta dal proprio impianto F.E.R. per soddisfare le proprie esigenze energetiche. Con l’autoconsumo collettivo, secondo lo stesso principio, tutti i soggetti che appartengono alla medesima collettività utilizzano l’energia autoprodotta condividendola attraverso la rete di distribuzione esistente.

Ma come funziona tutto ciò?

La realtà in questo caso è più semplice di quanto ti possa immaginare. Ogni utente infatti disporrà di un contatore che calcola l’energia consumata ed uno che invece calcola quella immessa in rete. In questo modo sarà semplice risalire ai consumi ed alla produzione di ogni utenza remunerandola e quantificandone la spesa in maniera esatta.

Un esempio pratico di autoconsumo collettivo in condominio

Per capire come funzionano nella pratica gli incentivi per le rinnovabili che permettono l’autoconsumo collettivo condominiale, è necessario procedere prima con un esempio pratico.

Immaginiamo di installare sul tetto di un condominio un impianto fotovoltaico di dimensioni adeguate. Grazie ad esso, la palazzina potrebbe produrre abbastanza energia per alimentare le utenze delle parti comuni dell’edificio oltre a coprire una parte del fabbisogno energetico dei singoli appartamenti. La quota di autoconsumo potrebbe aggirarsi attorno al 50% dell’energia prodotta con il restante 50% che andrebbe immesso nella rete elettrica nazionale.

C’è anche da considerare il fatto che, l’impianto che il condominio andrà a realizzare potrà usufruire delle detrazioni fiscali del caso. Queste, giusto per affrontare brevemente l’argomento, possono prevedere uno sconto in fattura anche del 50% contribuendo ad abbattere enormemente il costo dell’investimento. Inoltre, grazie all’accesso alle tariffe incentivanti della durata di 20 anni, ed i risparmi energetici connessi alla realizzazione dell’impianto, le famiglie del condominio potrebbero risparmiare migliaia di euro.

Entrambi i fattori, incentivi rinnovabili e tariffe incentivanti, se sommati insieme, permettono di coprire l’investimento in pochi anni rendendolo davvero conveniente!

Incentivi per le rinovabili riguardanti del comunità energetiche

L’11 aprile 2022, il GSE ha aggiornato le regole per costituirsi in Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), ossia in associazioni di autoproduzione locale. A tale scopo è possibile inoltrare le domande per gli incentivi per le rinnovabili sotto forma di contributi ad esse riservati.

In particolare, sul sito del GSE sono indicati:

  • i requisiti,
  • le modalità di accesso,
  • lo schema di contratto
  • le tempistiche di erogazione degli incentivi.

D’altronde questo particolare incentivo per le rinnovabili è regolato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ed è riconosciuto per un periodo di 20 anni.

Fino alla pubblicazione dei Decreti Attuativi dei provvedimenti che recepiscono la direttiva europea RED II (previsti dal Dlgs 199/2021 di recepimento della direttiva 2018/2001/Ue) rimane in vigore la disciplina del decreto Milleproroghe 2020. E’ tale disciplina a definire regole e gli incentivi per le rinnovabili dedicate alla comunità energetiche.

In particolare, le tariffe incentivanti per l’energia auto-consumata sono pari rispettivamente a:

  • 100 €/MWh per le configurazioni di autoconsumo collettivo;
  • 110 €/MWh per le comunità energetiche rinnovabili.

Il ruolo dell’Autoconsumo nel PNRR

Le comunità energetiche, lo ricordiamo, giocano un ruolo importante nella transizione green prevista dal PNRR che prevede investimenti mirati in tal senso. Tra questi investimenti rientrano infatti quelli per lo sviluppo delle comunità energetiche e dei sistemi di generazione distribuita con impianti di piccola taglia.

Lo stesso PNRR prevede inoltre, incentivi per le  Rinnovabili e per l’autoconsumo che ammontano a 2,2 miliardi di euro. Tali incentivi serviranno per il sostegno alle comunità energetiche e delle strutture collettive di autoproduzione, anche nei piccoli Comuni, sostenendo l’economia di aree a rischio di spopolamento.

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