Cosa significa autoconsumo collettivo?

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Autoconsumo collettivo da rinnovabili: cos’è e come si può applicare

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L‘autoconsumo collettivo da rinnovabili va di pari passo alle comunità energetiche. O almeno sembra essere così da quanto è stato stabilito dal decreto attuativo dall’allora ministro dell’economia Stefano Patuanelli durante il settembre 2020.

Tale decreto infatti rende operativa una misura introdotta dal decreto Milleproroghe 2020 definendo le tariffe con le quali si incentiva appunto la promozione dell’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche da fonti rinnovabili. Un decreto particolarmente all’avanguardia visto che ha anticipato l’attuazione della Direttiva 2018/2001 RED consentendo di fatto di costituire l’autoconsumo collettivo.

Ma che cos’è l’autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili e quali sono gli incentivi attivi?

Lo abbiamo chiesto ai nostri esperti e questo è quello che è emerso dai loro chiarimenti.

Che cos’è l’ autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili? Chi ne può far parte?

All’interno della direttiva sopra menzionata possiamo rintracciare la definizione di auto-consumatori di energia che agiscono collettivamente. In particolare:

“sono due autoconsumatori che si trovano nello stesso edificio o condominio e che intendano produrre energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e accumulare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta purché, per un autoconsumatore di energia rinnovabile diverso dai nuclei familiari, tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale”.

I due auto-consumatori, sono di fatto dei soggetti che si associano fra di loro tramite un contratto di diritto privato. Per questo motivo mantengono in ogni caso i loro diritti di clienti finali, tra cui quello di poter scegliere il proprio fornitore di energia. Se quindi volessero recedere dal contratto di autoconsumo, potrebbero farlo in qualsiasi momento rispettando il contratto precedentemente firmato.

Ci teniamo inoltre a precisare che tutti possono associarsi per dar vita ad un’associazione di autoconsumo dell’energia da fonti rinnovabili. A prescindere che siano dei semplici cittadini, oppure dei privati titolari di reddito d’impresa ma anche pubbliche amministrazioni o uffici pubblici.

Gli incentivi in vigore per l’autoconsumo

Famiglie ed altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio possono attivare quindi un contratto di autoconsumo collettivo. L’energia prodotta dai possessori di impianti a fonti rinnovabili, come quelli fotovoltaici, sarà quindi condivisa fra i firmatari del contratto. La condivisione potrà essere immediata, oppure anche differita nel caso in cui siano presenti delle batterie di accumulo. In questo caso, i contraenti, potranno beneficiare di una tariffa per l’energia auto consumata sarà pari rispettivamente a 100 €/MWh per questo tipo di configurazioni.

La tariffa incentivante in questione è valida per un periodo di 20 anni ed è gestito interamente dal GSE. Inoltre è cumulabile con gli incentivi del Superbonus 110%.

Ma i vantaggi economici non finiscono di certo qui. A questo infatti è possibile aggiungere l’incentivo MISE, il contributo ARERA e il PUN (il prezzo all’ingrosso risparmiato dell’energia autoconsumata). Grazie ad essi si può arrivare quindi ad ottenere un beneficio rispetto alle normali tariffe dell’energia di almeno 150-160 €/MWh, il triplo del normale prezzo “all’ingrosso” dell’energia.

Questo incentivo viene erogato in base alla rete che rende possibile la condivisione della stessa tra gli utenti. In particolare, la normativa individua un particolare modello di rete detto “virtuale” che connette le utenze tramite la rete pubblica.

L’esempio del condominio

Per spiegare meglio questo concetto forse però è meglio ricorrere ad un esempio, quello del condominio.

All’interno di un condominio infatti ogni utenza dispone di un proprio contatore. Pertanto, sommando l’energia prelevata da ogni contatore, si riesce a calcolare l’energia prelevata dalla comunità o dal gruppo di autoconsumo collettivo.

A questo punto, è però necessario calcolare quanta energia viene immessa nella rete, per farlo è sufficiente installare un altro contatore.

L’energia condivisa per l’autoconsumo è definita, in ogni ora, come il minimo tra la somma dell’energia elettrica immessa e quella prelevata dalla rete. Tutta l’energia prodotta viene quindi riversata nella rete pubblica prima di essere prelevata dagli utenti.

I vantaggi dell’autoconsumo collettivo

Promuovere l’autoconsumo collettivo significa poter contare su diversi fattori. Certo, resta comunque vero che gli incentivi introdotti dal Superbonus 110 ed i sempre più bassi costi per il fotovoltaico e batterie di accumulo sono sicuramente un motivo in più per installare impianti di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, ma potrebbero non essere sufficienti.

Ad esempio, i momenti di picco di produzione dell’energia, come ad esempio durante le ore centrali della giornata per gli impianti fotovoltaici, potrebbero essere gestiti molto meglio. Come? Facendo in modo di passare da un ottica di un singolo utente ad un ottica condivisa. Tradotto in parole povere questo significa di mettere in comune un impianto FER tra più condòmini. In questo modo saremo più sicuri che ci siano utenti attivi che potrebbero sfruttarla.

Oltre a questo, merita menzionare il fatto che esistono comunque dei sistemi di regolazione pensati per ottimizzare l’accumulo e l’impiego dell’energia accumulata. Tra l’atro, l’accumulo può essere relativo ai singoli impianti, oppure può essere anch’esso completamente collettivo.

Quali sono i passi da compiere per arrivare all’autoconsumo collettivo?

Per arrivare all’autoconsumo collettivo è necessario che i condomini ne posseggano l’intenzione. Per questo motivo occorre innanzitutto informare e sensibilizzare i vari condòmini in modo che l’assemblea di condominio sia sufficientemente consapevole di investire in questo senso.

In seguito è necessario far redigere uno studio di fattibilità tecnica e di regolarità edilizia su tutto il condominio. In questo modo è possibile evidenziare le possibilità di impiego delle facilitazioni previste dal Superbonus 110 per coprire anche del tutto i costi. A prescindere da ciò rimane comunque fondamentale cogliere l’obiettivo di riprodurre un sistema di bilanciamento energetico in grado di raggiungere non solo l’autoproduzione, ma anche avvicinarsi all’autosufficienza.

Autoconsumo collettivo da rinnovabili: quanta energia si può produrre?

I soggetti che si associano per attivare il “contratto” di autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili, possono produrre energia destinata al loro consumo da impianti di potenza complessiva inferiore o uguale a 200 kW. Gli utenti finali che si associano con questo scopo possono quindi individuare un soggetto delegato che diventi il responsabile della suddivisione dell’energia condivisa.

L’energia prodotta in questo modo da fonti rinnovabili, viene quindi condivisa tra i soggetti partecipanti utilizzando di fatto la rete di distribuzione esistente. L’energia condivisa è pari al minimo, in ciascun periodo orario, tra l’energia elettrica prodotta e immessa in rete dagli impianti a fonti rinnovabili e quella prelevata dall’insieme dei clienti finali associati.

La condivisione di questa energia è finalizzata ai casi di autoconsumo istantaneo. Ciò può quindi avvenire attraverso sistemi di accumulo realizzati presso gli stessi condomini o edifici o comunque all’interno del loro perimetro. Nel caso si tratti di auto-consumatori collettivi invece questi devono trovarsi all’interno dello stesso edificio o condominio.

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