REC o Comunità energetiche rinnovabili: il futuro della green sharing economy è qui

REC o Comunità energetiche rinnovabili: il futuro della green sharing economy è qui

Le REC sono il futuro della green sharing economy in quanto applicano i principi dell’ economia della condivisione allo scambio di energia rinnovabile fra i membri di una comunità

Home » REC o Comunità energetiche rinnovabili: il futuro della green sharing economy è qui

 

Le REC o comunità energetiche rinnovabili si basano sul principio dell’autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili. L’energia auto-consumata è però condivisa fra i membri della comunità. In sostanza quindi, le REC riescono ad applicare i principi della sharing economy allo scambio di energia creando quella che è una vera e propria green sharing economy. Applicando questi principi le comunità riescono a produrre valore per il sistema ed a contribuire a ridurre la povertà energetica.

Le REC possono quindi essere considerate anche come uno strumento di welfare strutturale che consente ai cittadini (o i clienti finali), a PMI ed enti locali di associarsi fra loro. Scopo dell’associazione è la produzione in maniera libera e volontaria di energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili necessaria al proprio fabbisogno, vendendo eventualmente l’eccedenza in rete.

Ma cosa sono di preciso le comunità energetiche rinnovabili?

Abbiamo cercato di fare il punto delle situazione sulle REC qui di seguito.

Come nasce una REC?

Contrariamente a quanto si possa credere, il concetto di REC non è un concetto recente. Questo concetto si è infatti diffuso negli anni ’70 grazie ai primi progetti pilota. In particolare oggi, questi progetti, sono diventati delle solide realtà diffuse soprattutto nell’Europa Settentrionale.

In Germania si contano circa1.750 Comunità Energetiche, in Danimarca 700, nei Paesi bassi 500. In Italia invece siamo più indietro, sulla base dell’attuale definizione di REC, possiamo contarne circa 20. Per una volta però non siamo gli ultimi arrivati a livello europeo. vi sono paesi come Belgio, Spagna e Polonia che ne hanno ancora di meno.

Come funziona una REC?

Una REC può definirsi tale quando almeno uno dei membri della comunità possiede un impianto in grado di produrre energia da fonti rinnovabili ovvero un impianto fotovoltaico. Per questo motivo, gli impianti FER devono essere collocati in prossimità dei consumatori come ad esempio un impianto fotovoltaico sul tetto di un’azienda.

Il prelievo dell’energia prodotta dall’impianto può essere diretto o virtuale sfruttando le smart grid. Queste sono di fatto delle strutture intelligenti che collegano tutti i soggetti che fanno parte di una REC e che gestiscono i flussi di energia. In questo modo, le smart grid, sono in grado di ottimizzare ogni fase di scambio in tempo reale, oltre che a registrarne l’entità per i fini della fatturazione. Inoltre permettono al flusso di energia di essere multidirezionale. In sostanza, grazie alle smart grid è possibile, di volta in volta, prelevare l’energia prodotta in eccesso da un impianto e distribuirla ad un utenza nel caso ne avesse bisogno in maniera automatica.

Per fare in modo che le informazioni su autoconsumo e prelievo di energia siano condivise ed utilizzabili ai fini del bilancio energetico, è necessario installare anche una energy box. In questo modo ogni utente pagherà, l’energia della comunità energetica che effettivamente consuma. Al tempo stesso però i soci della comunità ricevono la quota spettante dei benefici economici ottenuti dalla comunità. In sostanza questi benefici economici si traducono in una riduzione della bolletta. Per approfondire l’argomento puoi leggere questo articolo sulle tariffe incentivanti.

I benefici delle REC

I benefici dell’utilizzo di questo strumento sono molteplici. Abbiamo cercato di riassumerli qui di seguito dividendoli in diverse categorie.

Benefici ambientali

Le REC giocano un ruolo strategico nel raggiungimento degli ambiziosi target nazionali in materia di riduzione delle emissioni di CO2. Le Comunità Energetiche infatti giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli ambiziosi target nazionali previsti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC). In questo piano infatti si stima che entro il 2030 le REC dovrebbero contribuire per almeno il 30% alla potenza rinnovabile che dovrebbe ammontare a oltre 17 GW.

In questo modo dovrebbero essere ridotti sensibilmente i consumi da fonti fossili visto il minor costo dell’energia green autoprodotta. Ciò dovrebbe favorire il processo di de-carbonizzazione nel settore termico e dei trasporti riducendo quindi le emissioni. A titolo esemplificativo riportiamo che sostituire tutte le fonti fossili con quelli rinnovabili in casa propria comporterebbe una riduzione delle emissioni di 950 kg/anno, considerando un consumo medio di 2,7 MWh annuali.

Vantaggi economici

Le REC si basano sulla condivisione dell’energia e la distribuzione di questa energia fra i membri della comunità. In questo modo si produrrebbe un valore economico che verrebbe suddiviso fra i membri della comunità. Un po’ il contrario di quanto sta avvenendo in questo momento con i meccanismi di sussidio contro il caro bolletta.

I membri di una comunità energetica avrebbero infatti un triplo vantaggio economico:

  • risparmiare sulle bollette;
  • guadagnare sull’energia prodotta in eccesso, dividendo i ricavi da vendita;
  • beneficiare di un recupero fiscale del 50% dei costi di costruzione di fotovoltaico.
  • per le imprese invece la realizzazione di un impianto FV permetterà di sfruttare un credito d’imposta maggiorato al 6%.

Vantaggi sociali e culturali

I vantaggi delle REC sono anche sociali e culturali. L’autoconsumo infatti bilancia le reti di distribuzione dell’energia oggi fortemente sbilanciate a favore dei produttori di energia. Se oggi l’architettura delle reti è “one to many”, domani sarà “many to many” proprio grazie alle REC. Ciò significa che si andrà incontro ad una decentralizzazione delle reti cambiandone completamente la gestione.

Un altro effetto è quello dell’incremento della competitività delle imprese locali sul mercato in quanto meno gravate dai costi energetici. Ciò potrebbe creare un circolo virtuoso che può incentivare più investimenti sul territorio.

Fra i benefici culturali delle REC invece vi è il fatto che rendono partecipi del processo di produttività i i piccoli consumatori privati, le istituzioni e le PMI. A tutti gli effetti ciò significa anche rendere partecipi questi soggetti agli obiettivi di sostenibilità energetica sottoscritti nelle sedi internazionali. Ciò potrebbe portare ad un’economia partecipativa oltre che circolare aumentando la sensibilità dei cittadini rispetto alle tematiche energetiche.

La leva del PNRR per la diffusione delle REC in Italia

I recenti aggiornamenti normativi e i fondi allocati dal PNRR per la diffusione delle REC (pari a circa 1,6 miliardi di euro) possono essere una leva non indifferente per le comunità energetiche.

L’Italia, da un punto di vista normativo, ha già recepito l’aggiornamento della Direttiva europea sull’energia rinnovabile (RED II) del 2018. E’ stata tale direttiva a normare alcuni modelli economici come quelli delle comunità energetiche rinnovabili. Inoltre, il Decreto Milleproroghe ha disciplinato la tariffa di remunerazione definendo diversi incentivi. È stato ampliato inoltre, il raggio di applicazione sia in termini di area all’interno di cui è possibile formare una comunità energetica, che di potenza per impianto.

Questi cambiamenti rendono gli incentivi per le REC davvero potenti e possono costituire un grande motore di accelerazione sia per una crescente elettrificazione che per la de-carbonizzazione.

Inoltre, un punto da non sottovalutare, è che le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano una grande opportunità per sostenere la crescita delle PMI italiane. Una riduzione dei costi energetici delle imprese potrebbe rilanciare il tessuto industriale locale. Ma non solo. Con le CER è possibile riutilizzare i terreni dismessi. Infine, implementando le Comunità Energetiche in maniera decisa è possibile generare posti di lavoro in tutte le fasi dallo sviluppo dei nuovi impianti alla loro manutenzione. In questo modo si potrebbe contribuire a creare nuovi profili green di occupazione.

Previsioni e conclusioni sulle REC

La crescita proiettata nei prossimi anni delle REC è esponenziale. Se per il 2025 sono previsti infatti 3 GW di potenza rinnovabile da REC, nel 2030 saranno  7 GW nel 2030. Ciò potrebbe generare ricadute economiche sulle imprese italiane attive lungo la filiera delle rinnovabili e sulle comunità per circa 4 miliardi di euro.

Nessun dubbio quindi, la direzione delle REC è quella giusta. 

Ciò a prescindere dei nodi ancora da sciogliere. Fra questi infatti vi sono ancora delle questioni tecniche e degli schemi regolatori da affinare. Inoltre mancano ancora i decreti attuativi che possono dare il via alla diffusione, una volta per tutte, delle REC.

L’idea di una rivoluzione rinnovabile che coinvolge la comunità nel costruire un futuro più sostenibile è senza dubbio la soluzione migliore per poter salvaguardare il nostro pianeta e insieme rilanciare il territorio. In questo modo si potrà anche generare sempre più consapevolezza tra le nuove generazioni rispetto alle modalità di condivisione di energia pulita.

Se vuoi rimanere aggiornato compila il form che trovi in questa pagina ed aspetta di essere ricontattato da un nostro operatore!

Post your comments here

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Apri la chat
Hai bisogno di aiuto ?
Ciao
Come posso aiutarti ?