Una nuova energia è possibile grazie alle comunità energetiche

Una nuova energia è possibile grazie alle comunità energetiche

Cosa sono le comunità energetiche, il ruolo della rete e il loro apporto nel processo di transizione energetica verso una nuova energia

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Le comunità energetiche sono i nuovi player che si stanno affacciando nel processo di transizione energetica ovvero un innovativo modo di produrre nuova energia. E solo tramite la produzione di questa nuova energia che è possibile raggiungere uno degli obiettivi più importanti del secolo: la decarbonizzazione ovvero una drastica riduzione delle emissioni di CO2.

Questa appena menzionata è una sfida importantissima da affrontare: per vincerla sarà fondamentale il ruolo della rete di distribuzione della stessa. D’altronde il contesto in cui ci troviamo evolve, lo fa velocemente e la rete è chiamata a trasformarsi di conseguenza, anzi in anticipo. Solo così la rete può supportare ogni forma di collaborazione e anche di sviluppo del mercato. L’infrastruttura non sarà più quella che conosciamo ovvero quella “uno a molti”. Il futuro sarà una rete di distribuzione molti a molti che farà della flessibilità, della robustezza, dell’efficienza del servizio i suoi punti di forza. In questo modo è possibile “parlare” con soggetti diversi, garantendo allo stesso tempo un equilibrio necessario al funzionamento dell’intero sistema.

Quali sono i protagonisti della produzione e distribuzione di questa nuova energia? Quali sono in sostanza i nuovi attori della rete di energia? Il ruolo delle comunità energetiche sta diventando sempre più fondamentale tanto che secondo uno studio del Politecnico di Milano, entro 5 anni saranno circa 40 mila, coinvolgendo oltre un milione di famiglie e diecimila piccole e medie imprese.

Anche il PNRR sembra consegnare loro un ruolo fondamentale nella transizione energetica avendo stanziato oltre 2 miliardi di euro. All’interno di esso possiamo infatti rintracciare delle misure specifiche volte a favorire la diffusione delle modalità di autoproduzione e autoconsumo collettivo. Tale budget servirebbe ad installare circa 2.000 MW di nuova capacità di generazione elettrica che, ipotizzando una produzione annua da fotovoltaico di 1.250 kWh per ogni kW, andrebbe a produrre circa 2.500 GWh annui, potenza in grado di evitare l’emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Che cosa sono le comunità energetiche

Che cosa sono le energy community? Sono entità composte da un insieme di soggetti definiti “prosumer”, cioè produttori e consumatori (di energia) al tempo stesso. Le CER (Comunità Energetiche rinnovabili) possono comprendere un insieme di persone fisiche, ma anche PMI ed enti territoriali come le amministrazioni comunali.

Tali soggetti collaborano con l’obiettivo di produrre nuova energia e consumarla attraverso uno o più impianti locali da fonti rinnovabili all’interno di un’area circoscritta. L’obiettivo del far parte di una CER è quello dell’autoconsumo. Attenzione però: autoconsumo non significa profitto. Il concetto di autoconsumo è volto più all’ottenimento di un beneficio a livello economico, sociale e, soprattutto ambientale per i membri della comunità della zona in cui opera.

Un’altra particolarità delle comunità energetiche è la modalità di condivisione dell’energia all’interno della stessa comunità. Da un lato avviene utilizzando la rete pubblica seppur solamente quella nelle immediate vicinanze degli impianti. Dall’altro invece le C.E.R. permettono di valorizzare e quantificare l’autoconsumo garantendo allo stesso tempo a ogni soggetto di modificare le proprie scelte in modo trasparente e flessibile.

Altra particolarità è data dalla modalità di condivisione dell’energia all’interno della stessa comunità, che, da un lato, avviene utilizzando la rete pubblica, ma dall’altro consente di valorizzare e quantificare l’autoconsumo, garantendo allo stesso tempo a ogni soggetto di modificare le proprie scelte, in modo trasparente e flessibile.

Il quadro normativo delle comunità energetiche per una nuova energia

Il quadro economico e geopolitico che stiamo vivendo è sempre più complesso. Per questo diventa sempre più importante accelerare verso politiche green che porteranno alla produzione di nuova energia da fonti rinnovabili. Una direzione verso la quale i governi mondiali sono trainati dall’innovazione continua e non solo dall’emergenza climatica.

L’Unione Europea in particolare, è da qualche anno fra i principali propulsori di queste iniziative. Nel 2008 approvava il primo pacchetto Clima Energia. Inoltre, grazie alla direttiva RED (Direttiva 2009/28/CE), aveva posto le basi per le prime azioni di sostegno agli investimenti in tecnologie di generazione di energia da fonti rinnovabili. Parallelamente aveva introdotto anche una serie di obiettivi che possiamo riassumere così:

  • riduzione delle emissioni del 20 per cento rispetto ai livelli del 1990,
  • penetrazione delle rinnovabili sui consumi finali lordi pari al 20 per cento entro il 2020.

La stessa Unione Europea ha poi approvato ulteriori misure in tal senso. In particolare, tra il 2018 e il 2019, con il Clean Energy Package, ha approvato un insieme di direttive che hanno l’obiettivo di

  • ridurre, entro il 2030, le emissioni a livello comunitario del 40 per cento;
  • portare la percentuale di penetrazione delle rinnovabili sui consumi finali lordi al 32 per cento.

Alla base delle Energy Community e della produzione di questa nuove energia ci sono quindi indirizzi politici a livello europeo. A questo proposito non possiamo non citare la cosiddetta RED II, direttiva UE 2018/2001, che, nell’ambito dell’obiettivo che si era posta, disciplinare la promozione delle fonti rinnovabili in direzione dello sforzo di decarbonizzazione in vista del 2030, ha previsto le cosiddette REC (Renewable Energy Community).

In Italia, per avere qualcosa di definito da un punto di vista legislativo si è dovuto attendere il 2021 con l’adozione del decreto legislativo n.199/2021. Il decreto stabilisce che nel corso del 2022 l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) dovrà adottare i provvedimenti per l’attuazione del Decreto di recepimento della Direttiva RED II. In ogni caso, grazie al DL 162/2019 “Milleproroghe” poi convertito in Legge n. 8/2020, il nostro paese aveva già adottato una norma transitoria per sperimentare le REC. Insomma, l’Italia è attenta e vigile sulla tematica delle nuove comunità energetiche.

Le comunità energetiche: la tecnologia

Se oggi è possibile parlare di nuova energia e di comunità energetiche è anche grazie agli sviluppi tecnologici che si sono susseguiti. Sviluppi ed innovazione che hanno riguardato non solo la generazione di energia rinnovabile, ma anche per il suo accumulo e per il monitoraggio dei consumi ai fini dell’efficienza energetica. A questo proposito, fondamentali sono i sistemi che consentono di immagazzinare quantità di energia elettrica per poi restituirla nei momenti in cui serve.

L’importanza dei sistemi di accumulo deriva da un semplice fattore. Le risorse rinnovabili usate per la produzione di energia sono per la loro stessa natura (come nel fotovoltaico) fonti “non programmabili”. Ciò significa che sono intermittenti, ovvero che non possono essere previste con certezza in anticipo. Di conseguenza gli impianti di produzione devono dotarsi di tali dispositivi per la gestione e lo stoccaggio in modo da poter garantire la fornitura di energia anche in condizioni non ottimali. L’efficienza energetica dei più moderni accumulatori è circa pari al 95%, mentre il ciclo di vita può arrivare a superare le 10.000 cariche.

L’innovazione va anche nella direzione del monitoraggio. In questo ambito, fondamentali sono i dispositivi di smart metering, e di scambio dati con la rete. E’ solo così che è possibile distribuire fra i membri della comunità e verso la rete elettrica nazionale la nuova energia prodotta dalla comunità energetiche. Anzi, il monitoraggio diventa fondamentale anche per la redistribuzione dei guadagni. a

La transizione energetica: le REC e la rete

Con l’avvento dei prosumer e delle comunità energetiche è evidente come si stia passando da un modello energetico che non è più lineare, ma bidirezionale. La nuova energia scorrerà non più attraverso un sistema centralizzato e non sarà più prodotta da fonti fossili. Il nuovo sistema sarà decentralizzato (many to many) oltre a puntare su energia prodotta da fonti rinnovabili come quelle fotovoltaica. La rete, con il suo nuovo ruolo e la sua nuova energia, diventerà abilitatrice di processi rendendo il consumo di elettricità più distribuito, ma al tempo stesso responsabile e condiviso.

A rendere possibile tutto ciò sono, in maniera particolare, le nuove soluzioni smart che rendono possibile la digitalizzazione della rete. In questo modo, la smart grid, riesce ad assolvere anche compiti di monitoraggio e distribuzione tenendo traccia di tutto. Ecco la rete del futuro, resiliente, dinamica e capace di cambiare così come cambiano le condizioni, il contesto esterno, le esigenze ed i comportamenti dei clienti. D’altronde se il mondo cambia, devono anche cambiare le infrastrutture che fino a poco prima ne garantivano il funzionamento. Tutto questo per affermare ancora una volta come, la smart grid e le comunità energetiche siano centrali e strategiche per la sfida del prossimo decennio: la transizione energetica.

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