Dove sono i decreti attuativi delle comunità energetiche?

Dove sono i decreti attuativi delle comunità energetiche?

Comunità energetiche: dove sono i decreti attuativi? A 9 mesi dal decreto non c’è traccia dei provvedimenti attuativi e dei bandi del Pnrr.

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Il comunicato del coordinamento Free e l’appello di oltre 40 organizzazioni sulle comunità energetiche rivolto al Ministero della Transizione Ecologica dello scorso luglio contiene una domanda cui è necessario dare una risposta immediata.

Dove sono i decreti attuativi delle comunità energetiche?

A questo proposito il presidente del coordinamento Free, Livio de Santoli, interviene così:

­”Non bastano le buone intenzioni e le parole. Sulle comunità energetiche bisogna passare ai fatti. Con concretezza e rapidità. Per questo motivo abbiamo firmato l’appello per le Comunità energetiche rinnovabili pubblicato sui media diversi giorni fa”.

Le affermazioni generiche, come quelle del ministro Cingolani che si era riferito alle comunità energetiche come “una grandissima risorsa” non bastano più. Dopo questo genere di affermazioni infatti non è seguito nessun atto governativo in merito. Quello che manca per l’attuazione delle comunità energetiche è l’emanazione dei decreti attuativi per le Cer. Senza di essi le “Regole tecniche per l’accesso al servizio di
valorizzazione e incentivazione dell’energia elettrica condivisa” del Gse rimangono inapplicabili.

Ma procediamo con calma e cerchiamo di fare il punto della situazione qui di seguito.

Basta attese per i decreti attuativi

I decreti attuativi per le Comunità Energetiche erano attesi per il mese di marzo nel 2022. Fossero stati emanati entro quella data, adesso i cittadini avrebbero le necessarie sicurezze per avviarsi ad un percorso virtuoso fatto di de-carbonizzazione, di risparmio economico e di condivisione dell’energia. 3 fattori fondamentali se l’Italia vuole sopravvivere alla crisi energetica che ci sta attanagliando in questi giorni.

Se i decreti attuativi delle comunità energetiche erano attesi per marzo, oggi siamo a settembre ed ancora non se ne è sentito parlare. E, aggiungiamo noi, difficile che se ne riparli a breve con le elezioni in corso e la caduta del governo Draghi. Insomma, difficilmente questi decreti saranno approvati entro la fine dell’anno.

Il comunicato comunicato del coordinamento Free chiedeva appunto al ministro Cingolani di stupire le oltre 40 organizzazioni firmatarie facendosi promotore di un’accelerata nella promulgazioni di questi decreti. Del resto, le comunità energetiche sono un valido strumento per la de-carbonizzazione, oltre che un valido aiuto nella lotta contro la povertà. Una condizione, quest’ultima, verso cui sempre più famiglie italiane sono costrette a fare i conti visto il prezzo del gas fossile che è salito fino a 170 euro a MWh.

Comunità energetiche ancora ferme

A distanza di 9 mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo 199/21 mancano ancora i provvedimenti attuativi necessari per l’effettiva applicazione della norma. Precisiamo che tale decreto era stato approvato dal Parlamento italiano in recepimento della direttiva europea 2018/2001 con l’obiettivo di incentivare lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili.

Tale ritardo, come abbiamo visto poc’anzi, sta frenando la diffusione di uno strumento fondamentale per la lotta alla povertà energetica oltre che l’emergenza climatica. Ecco perché è nato l’appello lanciato da oltre 40 associazioni per sbloccare la “svolta” delle comunità energetiche.

L’aggressione russa dell’Ucraina ha messo in luce quanto la dipendenza energetica dalle fonti fossili (e in particolare dal gas russo) sia un profondo fattore di debolezza per l’Italia e per l’Unione Europea. Ma non solo. La guerra tra Russia e Ucraina ha rafforzato la convinzione che l’obiettivo della transizione ecologica non è solo urgente per la lotta ai cambiamenti climatici ma anche per questione geopolitica.

Essere esposti a tale volatilità dei prezzi è infatti un fattore di rischio troppo elevato per le imprese oltre che per l’aumento dell’inflazione. A ben vedere, proprio l’aumento dei prezzi del gas Russo potrebbe essere considerato come una vera e propria “contro sanzione” della Russia nei nostri confronti. Contro sanzione particolarmente efficace visto che sta erodendo il potere d’acquisto ed il valore dei risparmi degli italiani.

L’evoluzione della normativa

Per i motivi che abbiamo analizzato qui sopra, a seguito della guerra, l’Unione Europea ha rivisto il programma RePowerEU rendendolo più ambizioso. In questo senso è stata aumentata la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2030: dal 40 si è passati al 45%.

Ciò implica che anche il piano nazionale italiano per l’energia e il clima (PNIEC) dovrà essere aggiornato per allinearlo ai target europei. Solo così sarà possibile raggiungere i medesimi traguardi ambiziosi individuati dall’UE. Un modo efficace per perseguirli è semplificare gli iter autorizzativi, stimolando l’autoproduzione di energia per imprese industriali, agricole e comunità. In altre parole, promulgando quei decreti attuativi di cui per ora si sono perse le tracce.

Il governo italiano ha anche recepito la la direttiva europea REDII (ne parliamo qui). Tale direttiva è particolarmente importante perché propone la soluzione della comunità energetica come strumento per la transizione ecologica. Inoltre, un recente decreto legge allargava la portata potenziale delle C.E.R.. Il decreto aveva suscitato un enorme entusiasmo che aveva portato alla nascita di numerosi progetti. Tuttavia, ancora una volta, la mancanza dei decreti attuativi ha costretto tutti a sospendere queste attività. Un bel guaio di cui i 2,2 miliardi di fondi previsti dal PNRR per finanziare le comunità energetiche nei piccoli comuni attraverso forme di credito agevolato potrebbero pagarne le conseguenze.

Cittadinanza attiva e comunità energetiche

Le comunità energetiche da sole di certo non sono la soluzione definitiva di tutti i mali anche se fossero già stati promulgati i decreti attuativi. Tuttavia, considerati gli obiettivi degli accordi internazionali sottoscritti dal nostro paese cui abbiamo accennato qui sopra, giocano un ruolo cruciale nel raggiungerli. Ma non solo questo.

Oltre al contributo in termini di aumento di quota di produzione da fonti rinnovabili, esse rappresentano infatti un modello di produzione diffusa e partecipata di energia. Questo perché i cittadini non sono più solamente dei semplici consumatori di energia soggetti alla variazione dei prezzi delle bollette. I cittadini prendono parte al processo di produzione dell’energia attivamente e diventano così dei prosumer. In questo modo godono di un doppio beneficio (leggi anche questo articolo):

  • il risparmio economico dovuto al minor costo dell’energia prodotta dalla comunità rispetto a quella della rete elettrica nazionale;
  • parte dei benefici economici riservati ai produttori di energia.

Le comunità energetiche inoltre, premiando la coincidenza geografica tra produzione e consumo e la quota di energia prodotta autoconsumata, avranno un ruolo decisivo per risolvere il problema della trasmissione nelle reti elettriche del futuro in cui il traffico aumenterà significativamente.

I decreti attuativi delle comunità energetiche non sono quindi solo uno strumento volto a permettere la loro diffusione. Sono anche un strumento di cittadinanza attiva fondamentale per ridare forza alla società civile.

Conclusioni

Il parlamento italiano, sebbene non abbia ancora promulgato i decreti attuativi per le comunità energetiche, si è comunque mosso. A testimonianza di ciò è il recepimento della Direttiva Europea sulle comunità energetica che ne amplia significativamente le possibilità di azione. Inoltre si è mosso anche in termini di semplificazioni burocratiche che potrebbero facilitare la nascita delle C.E.R. una volta pronti i decreti attuativi.

Insomma è tutto pronto. Mancano solo questi benedetti decreti attuativi sulle comunità energetiche oltre ai i bandi del PNRR riservati ai piccoli comuni. Possiamo infatti affermare che tali strumenti sono fondamentali per fornire a tanti operatori, cittadini, imprese e comunità, i mezzi ed i giusti riferimenti normativi per la loro realizzazione.

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