La comunità energetica è la scelta migliore per un futuro sostenibile

La comunità energetica è la scelta migliore per un futuro sostenibile

La comunità energetica: ecco come fare parte del cambiamento per un futuro più sostenibile

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In questi ultimi anno l’argomento della generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili è sempre più di moda. Possiamo infatti affermare che il futuro delle energia sostenibile è mosso dal modello delle delle 3D: Decarbonizzazione: Digitalizzazione e Decentralizzazione. E’ perseguendo questi tre obiettivi che ognuno di noi potrà prendere parte al cambiamento attraverso la comunità energetica che porterà ad un autoconsumo dell’energia.

Questo perché la generazione dell’energia elettrica è senza dubbio una delle principali cause dell’inquinamento da CO2. Lo stesso inquinamento che è responsabile per la maggior parte dei cambiamenti climatici che stanno compromettendo il futuro del nostro pianeta.

Per fortuna oggi, le tecnologie digitali hanno democratizzato, rendendole accessibili a tutti, alcune risorse ed ambiti che fino ad alcuni anni fa erano sotto l’esclusivo controllo di organizzazioni centralizzati. E’ quindi anche attraverso la digitalizzazione che è possibile puntare ad un livello di penetrazione maggiore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

La sostenibilità per quanto riguarda la produzione dell’energia è anche sinonimo di concetti come quello de la comunità energetica che è fondamentale per favorire la decarbonizzazione. Solo tramite la digitalizzazione è possibile disintermediare il processo di produzione dell’energia. In altre parole, quello che stiamo cercando di dire è che la tecnologia degli smart contract diventerà fondamentale per governare le transazioni energetiche, come vedremo qui di seguito.

Abbiamo introdotto molti concetti nei precedenti paragrafi, pertanto capiamo che forse ti sentirai un po’ confuso. In ogni caso non preoccuparti, nei prossimi paragrafi cerchiamo di fare chiarezza in merito a questi concetti oltre ad approfondire la comunità energetica!

Il digitale è fondamentale per la disintermediazione

Senza la comunità energetica, come vedremo poi, per avere accesso all’energia elettrica è necessario rivolgersi a degli intermediari produttivi. In sostanza tra consumatori e produttori vi è un terzo soggetto che, oltre a lucrare sullo scambio tra produttori e consumatoti, non crea benefici ambientali di sorta.

Per questo è facilmente comprensibile la sempre più diffusa esigenza di diventare parte attiva del processo di produzione dell’energia. In questo modo si otterrebbero sia vantaggi economici che ambientali.

A questo punto però è necessario affrontare anche il tema della digitalizzazione. E’ infatti grazie ai processi di questo genere che siamo in grado di assumere un ruolo attivo, soprattutto in ambito economico. Insomma, è grazie alla digitalizzazione che oggi assumiamo un differente ruolo con una differente, anche se forse sarebbe meglio dire maggiore, responsabilità, mano a mano che il processo di decentralizzazione procede.

Lo stesso discorso può essere fatto anche per la comunità energetica. Non più grandi e pochi produttori di energia che si affidano ad intermediari per la distribuzione da “uno a molti” della stessa. Al contrario, sono sempre più i piccoli soggetti che producono da soli l’energia che consumano, soggetti che possono anche associarsi e dare vita a comunità energetiche.

La comunità energetica: una collaborazione sostenibile

Prima di comprendere appieno il nesso tra gli smart contract e l’energia elettrica è forse opportuno capire come la tecnologia permetta di avvicinare al consumatore la produzione di energia elettrica attraverso l’accesso alle fonti rinnovabili ed alla sua condivisione.

Quando si decide di installare un impianto generatore di energia elettrica da fonti rinnovabili allora implicitamente si sta decidendo di diventare autonomi energeticamente parlando. 

L’energia prodotta da questi impianti, prevalentemente fotovoltaici, può quindi essere utilizzata in due modi. Il primo, quello più ovvio, è utilizzarla per soddisfare il fabbisogno energetico dell’edificio in cui l’impianto è installato. Il secondo consiste invece nel vendere l’energia prodotta in eccesso ad altre reti elettriche, oppure di immettere tale energia nella rete elettrica nazionale o in altre reti. Ovviamente prima di intraprendere qualsiasi decisione è necessario analizzare bene quali sono le norme e la burocrazia da rispettare.

Abbiamo quindi specificato, che l’energia elettrica prodotta dagli impianti a fonti rinnovabili in eccesso può essere immessa in altre reti. E’ quindi immaginabile come più soggetti possano associarsi tra di loro e costituire così una rete elettrica alternativa nella quale far confluire l’energia che i loro impianti producono in eccesso. Energia che quindi verrebbe condivisa fra coloro che fanno parte di questa rete alternativa che a tutti gli effetti sarà la comunità energetica di cui questi soggetti faranno parte.

La differenza tra Micro grid e smart grid

La comunità energetica non è una sola, ma ne esistono diverse tipologie che si differenziano in base alle diverse reti elettriche. In particolare possiamo distinguerne due tiplogie: le micro grid e le smart grid.

Ma in cosa consiste la loro differenza?

Le micro grid sono sostanzialmente delle reti elettriche con copertura locale. L’elettricità generata in queste reti viene sostanzialmente utilizzata per soddisfare le esigenze delle utenze locali. In pratica, un parco residenziale in grado di generare elettricità localmente e distribuirla ai vari condomini è una micro grid.

Il salto di qualità che fa diventare un micro grid in una smart grid, è però l’inserimento in una micro grid in tecnologie digitali affinché esse possano essere controllate e gestite a distanza. Questo significa che le smart grido sono di fatto connesse ad internet e che sfruttano questa connessione per generare e trasmettere dati.  Tuttavia, l’aggettivo smart si riferisce soprattutto al fatto che queste reti sono in grado di veicolare il flusso energetico in base ai consumi. Solo così possono ottimizzare la distribuzione energetica prevedendo picchi di utilizzo o di distribuzione.

Ovviamente, quando i consumi della comunità non superano la capacità generativa dell’impianto, l’energia può essere venduta ad altre comunità o essere veicolata sulla rete nazionale se la regolamentazione lo permette.

La comunità energetica: quali sono i vantaggi del farne parte?

La comunità energetica è a tutti gli effetti, un soggetto giuridico. Ciò significa almeno uno dei suoi membri, per potervi accedere, dovrà installare dei generatori di energia elettrica da fonti rinnovabili. Ognuno di questi generatori però non deve avere una potenza superiore ai 200 kW. Inoltre, i membri di una C.E. dovranno essere connessi alla stessa cabina di trasformazione media/bassa tensione da cui la C.E. preleva l’energia quando questo impianto non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico dei suoi membri.

Oggi, dopo il decreto Red II, alcuni questi parametri sono cambiati. In particolare è stato innalzato ad 1 MW il limite dei 200 kW ed è possibile far parte di una C.E.R. per tutti coloro che sono collegati alla stessa cabina primaria, ampliando così significativamente il numero dei possibili membri.

Dopo averne elencato brevemente i requisiti possiamo passare in rassegna i vantaggi del far parte de la comunità energetica di Valore Comunity. Vantaggi che ovviamente non si limitano all’aspetto etico ed alla consapevolezza di essere parte attiva della transizione ecologica in atto, ma che sono anche economici. I membri de la comunità energetica infatti possono acquistare energia per il proprio fabbisogno ad un prezzo ridotto grazie alle tariffe incentivanti previste dal GSE. Tariffe incentivanti di cui parliamo qui e che sono diverse a seconda che il soggetto sia solamente consumatore oppure produttore e consumatore di energia.

Vi sono poi dei vantaggi ambientali dal momento che le C.E.R. contribuiscono in maniera sostanziale alla riduzione di emissioni di CO2. Vantaggi che si sposano bene con la visione di economia collaborativa in cui la condivisione si traduce in un vantaggio collettivo.

Smart contract per la condivisione energetica

Oggi si fa largo uso della parola blockchain, ovvero l’applicazione pratica della Distributed Ledger Technology (DLT). Un ingegnoso uso della crittografia, che attraverso indissolubili evidenze informatiche, assicura immutabilità, trasparenza, decentralizzazione e disintermediazione.

E’ proprio grazie al meccanismo della blockchain che oggi è possibile rendere fluidi e autonomi i processi di business attraverso gli smart contract. Questi non sono altro che dei frammenti di codici informatici che contengono precise regole ed istruzioni che si attivano solo durante sequenze prestabilite ed automatiche che si verificano a determinate condizioni.

In sostanza quindi gli smart contract non fanno altro che applicare regole contrattuali definite da quadro normativo in linea al sistema economico scelto. Praticamente è come se venisse creato un algoritmo di fatturazione ed inserito all’interno di un software distribuito a tutti i partecipanti alla comunità energetica mantenendo le regole di calcolo delle transazioni in entrata o in uscita dalla rete locale. Il tutto però in maniera decentralizzata e disintermediata e quindi senza necessità di interfacciarsi con un eventuale sistema centralizzato.

Da consumer a prosumer

La comunità energetica quindi contribuirà in maniera decisa al mutamento delle reti elettriche come le conosciamo oggi. In futuro infatti le reti elettriche non saranno più centralizzato ma saranno sempre più decentralizzate. Ma a ben vedere il cambiamento non sarà solo questo.

La digitalizzazione del processo infatti premetterà di affrontare un cambiamento epocale per i consumatori. Non si parlerà più di consumer, ma di prosumer ovvero di soggetto che consumano, ma al tempo stesso producono anche l’energia di cui hanno bisogno. Un cambiamento che è reso possibile anche grazie alle nuove tecnologie di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, specie quando associate ne la comunità energetica. La parola prosumer è infatti la fusione dei termini producer e consumer.

Per dare un’idea della grandezza del fenomeno possiamo tranquillamente rifarci alle previsioni dell’Unione Europea. Entro il 2050 si stima che saranno 264 milioni i cittadini dell’Unione Europea che approcceranno da prosumer il mercato dell’energia elettrica. Costoro potranno generare fino al 45% dell’elettricità rinnovabile complessiva del sistema.

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