Le comunità energetiche rinnovabili per la transizione ecologica

Le comunità energetiche rinnovabili per la transizione ecologica

Le comunità energetiche rinnovabili sono la soluzione da adottare per superare lo stallo della transizione ecologica

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La guerra in Ucraina ha portato il tema dell’energia prepotentemente alla ribalta in questi ultimo periodo. Il conflitto fra le forze armate della Russia e quelle Ucraine ha infatti avuto l’effetto di provocare un netto innalzamento dei prezzi del gas e di conseguenza anche dell’energia. D’altronde la Russia è il principale esportatore di metano nel mondo pertanto è inevitabile che il conflitto non abbia conseguenze in tal senso.

A pagare le conseguenze di tutta questa situazione, sono le persone normali come te, oppure le imprese. Sono in molti infatti a trovarsi in difficoltà a pagare le bollette dell’energia con gli aumenti che si sono verificati. Aumenti che in alcuni casi arrivano anche al 98%.

Ovviamente in questa situazione sono molti a cercare un modo per risparmiare sulle proprie spese energetiche. Un modo che esiste e che oltre all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili prevede anche l’entrata in vigore delle comunità energetiche rinnovabili. A dire il vero, il tema delle comunità energetiche rinnovabili, è stato introdotto nel 2019 grazie al pacchetto UE “Energia pulita per tutti gli europei”. Misure che sono state recepite, anche se in maniera sperimentale dal momento che è stata aperta la possibilità per i cittadini di associarsi per produrre energia da fonti rinnovabili.

Ma che cosa sono le comunità energetiche rinnovabili? Che ruolo possono avere nella transizione energetica? E a che punto siamo nella loro implementazione a circa due anni dall’introduzione?

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione sulle comunità energetiche rinnovabili con i nostri esperti cercando anche di spiegare perché sono fondamentali nel processo di transizione ecologica italiano.

Comunità energetiche rinnovabili: cosa sono?

Le comunità energetiche rinnovabili prevedono la possibilità, per i cittadini, di associarsi con l’obiettivo di produrre, consumare o cedere energia che loro stessi producono da fonti rinnovabili. Le fonti di produzione possono essere le più disparate come ad esempio il fotovoltaico, l’eolico o il micro-idroelettrico.

A dire il vero possiamo già affermare che le fonti di produzione dell’energia che si svilupperanno di più sono quelle legate al fotovoltaico. E’ infatti palese come i cittadini e le imprese cerchino di sfruttare il più possibile le superfici inutilizzate dei loro edifici come ad esempio i tetti, i tetti dei capannoni industriali, oppure le aree dismesse di loro proprietà.

Il concetto alla base delle comunità energetiche rinnovabili è un concetto che quindi si basa sul buon senso che però, prima del recepimento delle normative, almeno in Italia, era vietato. Nonostante questo alcune comunità, simili a quelle di cui parliamo in questo approfondimento, sono sempre esistite in Italia. Comunità che, come ad esempio quelle locate nelle zone dell’arco alpino, ritenute non profittevoli all’allaccio, hanno permesso di abbattere i costi anche del 40-50% delle bollette.

Queste comunità, dopo il grande interesse che si sta generando attorno alle rinnovabili, stanno tornando sempre più alla ribalta. Grazie alla nuova normativa si è infatti aperta una nuova fase che permette in maniera facile e piuttosto efficiente di realizzare nuove comunità energetiche in cui cittadini, amministrazioni e imprese possono consociarsi per produrre energia pulita. Uno studio di Enel-Ambrosetti prevede 35mila comunità energetiche nel nostro paese entro il 2030.

Dall’individuo alla collettività

Uno degli aspetti più innovativi delle comunità energetiche rinnovabili è il passaggio dall’individuo alla collettività e che si rifletterà per forza di cose anche sull’architettura delle reti.

Questo cambio di paradigma deve però essere supportato anche da un’adeguata comunicazione oltre che da azioni politiche congrue. Non è più l’individuo da solo a cambiare le cose ma l’insieme di individui che ha un potere maggiore di cambiare le cose. Quindi non basta più incentivare l’installazione di impianti a fonti rinnovabili sulle singole utenze domestiche, è necessario anche collegare fra di loro queste utenze e metterle in rete. L’autoconsumo di energia non deve più essere esclusivamente rivolto ai singoli, ma alle comunità, con evidenti vantaggi.

Così facendo, non solo i cittadini potrebbero trarne giovamento, ma si andrebbe incontro ad una vera e propria rivoluzione delle reti di distribuzione dell’energia. Non ci sarà più un unico distributore di energia verso molte utenze, ma ci saranno tante piccole reti all’interno delle quali i membri produrranno e condivideranno energia per il loro fabbisogno, senza quindi sfruttare la rete di distribuzione nazionale.

La sfida delle comunità energetiche rinnovabili è quindi quella, in un’epoca di di forte individualismo, di rimettere al centro la società come il vero motore della transizione ecologica. Certo le difficoltà non sono poche, eppure, se questa opportunità verrà sfruttata adeguatamente sono molti i vantaggi che se ne potrebbero ricavare.

Aspetti tecnici delle C.E.R.

Come funzionano le comunità energetiche rinnovabili nella pratica?

In questa sede non ci occuperemo di descrivere in maniera specifica i passaggi necessari alla creazione delle comunità energetiche rinnovabili. Se però se interessato a questo aspetto devi sapere che c’è un iter semplificato e poco costoso. Tuttavia, per percorrere questo iter senza intoppi è sempre bene affidarsi a dei professionisti come noi di Valore Comunity che organizzino il tutto.

La normativa che regola le Cer è ancora in fase sperimentale anche se questa fase dovrebbe chiudersi entro giugno 2022. Alcuni aspetti di questa normativa sono migliorabili anche se molto è già stato fatto dopo la ricezione del Decreto RED II (di cui parliamo qui). Possiamo comunque provare a fare un esempio per cercare di spiegare come funzionano le comunità energetiche rinnovabili in poche parole.

Alcuni soggetti, semplici cittadini, imprenditori o enti pubblici decidono di installare degli impianti fotovoltaici per la produzione, consumo e distribuzione di energia. La potenza di tutti questi impianti non deve però superare i 200 kw. Inoltre, questi soggetti devono trovarsi all’interno della stessa cabina di trasformazione di media/bassa tensione.

Durante il giorno, questi impianti, produrranno un quantitativo superiore di energia rispetto a quella effettivamente consumata dai membri della comunità. Energia che può essere immagazzinata all’interno di batterie di accumulo oppure immessa in rete tramite un meccanismo simile allo scambio sul posto. L’energia immagazzinata verrà redistribuita ai membri della comunità in un secondo momento. A questo punto è necessario distinguere in due tipologie i membri delle comunità energetiche rinnovabili: i soggetti produttori, coloro che possiedono un impianto, o i soggetti consumatori, coloro che invece consumano solamente energia.

Entrambi questi soggetti, a seconda della tipologia, possono godere di tariffe incentivanti sul consumo di energia, molto ridotte rispetto all’attuale costo dell’energia elettrica. Ecco perché far parte di una C.E.R. significa risparmiare in bolletta.

Qual’è il ruolo delle comunità energetiche nella transizione ecologica?

Le comunità energetiche rinnovabili sono un’alternativa ai grandi impianti industriali di energie rinnovabili? 

Quella che abbiamo di fronte è una sfida epocale: riuscire a ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in 7-8 anni. Non c’è quindi necessita di optare una scelta che esclude una delle due possibilità: la verità è che serve tutto. Servono le comunità energetiche rinnovabili, servono le pale eoliche, servono gli impianti fotovoltaici sui tetti delle proprie case ecc.

L’Italia è la seconda manifattura d’Europa e l’attività manifatturiera ha un bilancio energetico pesante. Non possiamo certo pensare di ridurre la nostra attività manifatturiera quanto piuttosto è necessaria una forte e convinta riconversione delle fonti di energia utilizzate fino a questo momento. Una transizione verso le energie rinnovabili che non può più aspettare anche a causa delle continue oscillazioni del prezzo dei combustibili fossili. Oscillazioni che non fanno altro che gravare sul nostro comparto produttivo già gravemente compromesso dalla pandemia.

In questo contesto, le comunità energetiche rinnovabili possono aiutare i cittadini a uscire da un ruolo passivo e diventare attori consapevoli, partecipi e entusiasti di questo enorme processo su scala globale.

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