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Agevolazioni fotovoltaico 2023 per privati ed imprese: quali saranno in vigore il prossimo anno?

Il fotovoltaico è la base delle comunità energetiche. Ma esistono delle agevolazioni fotovoltaico 2023 per privati ed imprese in grado di ridurne i costi?

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Le comunità energetiche rinnovabili si chiamano così perché si basano sulla disponibilità, per i loro membri, di energia elettrica ottenuta fonti rinnovabili. Il modo più semplice per ottenere questa energia è quello di produrla tramite degli impianti fotovoltaici. Questi impianti, in mano ad aziende, enti pubblici o semplici privati sono quindi il vero e proprio tassello fondamentale su cui si basano le comunità energetiche.

Quello che abbiamo cercato di spiegare fino ad ora è molto bello ed è facilmente intuibile. Peccato però che ci sia un problema non proprio semplice da sormontare. Il costo degli impianti fotovoltaici infatti, nonostante si sia ridotto negli anni, è pur sempre elevato. Non tutti quindi sono disponibili a sborsare le cifre richieste all’installazione di un impianto fotovoltaico anche se, potendo, lo farebbero senza problemi. D’altronde è oramai risaputo che ricorrere a questo sistema permette di ridurre i costi delle bollette oltre che salvaguardare l’ambiente.

Allargando un po’ lo sguardo, non possiamo non notare come il contesto politico internazionale, soprattutto quello europeo, spinga sempre di più al ricorso a questa tecnologia di produzione dell’energia. In particolare i nostri politici hanno sottoscritto importanti accordi a livello europeo per la riduzione dell’emissioni di anidride carbonica da parte del nostro paese. Inoltre, i nostri parlamentari e senatori non possono non tenere conto dei recenti aumenti del costo dell’energia, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Costi dell’energia che paghiamo a caro prezzo vista la nostra dipendenza energetica dal gas russo.

Dopo queste considerazioni, è quindi evidente che incentivare il ricorso all’energia solare è conveniente per tutti. Ed è proprio per questi motivi che analizziamo in questo approfondimento quali sono le agevolazioni fotovoltaico 2023 rivolte ai privati ed alle imprese. E’ infatti grazie a queste agevolazioni fotovoltaico 2023 che è possibile abbattere i costi di questi impianti ed incentivarne l’installazione su larga scala.

Tutte le agevolazioni fotovoltaico 2023 per persone fisiche

Le agevolazioni fotovoltaico 2023 rivolte alle persone fisiche che saranno sicuramente in vigore il prossimo anno, sono, al momento le medesime del 2022. A sua volta, le agevolazioni previste per il 2022 raccoglievano l’eredità di quelle previste, per le persone fisiche, negli anni precedenti che erano state modificate e prorogate  nel corso del tempo con l’ avvicinarsi della loro scadenza.

Fra le agevolazioni fotovoltaico 2023 per i privati cittadini vi sono quindi senza ombra di dubbio le seguenti: 

  • Superbonus 110% (o, come sembrerebbe, 90% dal 2023).
  • Ecobonus 50%;
  • Bonus Ristrutturazione.

A queste agevolazioni fotovoltaico 2023 si aggiungono poi le semplificazioni che il DL 17/2022 ha apportato in merito alla loro installazione in contesti residenziali. Con questo decreto infatti l’installazione di impianti solari, fotovoltaici e termici è rientra fra gli interventi di manutenzione ordinaria. Questo significa che un impianto di questo tipo non è più subordinato all’ acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso, ad eccezione degli immobili vincolati e di interesse pubblico. Fanno eccezione solamente gli interventi che vogliono usufruire del Superbonus 110% per i quali necessitano ancora diverse autorizzazioni.

Superbonus

Iniziamo la nostra lista agevolazioni fotovoltaico 2023 per contesti domestici con quella un po’ più complessa ma anche vantaggiosa, vista l’aliquota di detrazione, da ottenere: il Superbonus (ne parliamo anche qui).

Almeno fino ad adesso, per ottenere la detrazione, devi

  • essere un condominio. Il limite ultimo per usufruire delle agevolazioni per una casa singola è infatti il 31 dicembre 2022. Per i condomini invece la scadenza è al 2025 anche se nel 2024 e nel 2025 la detrazione sarà minore;
  • tenere conto che l’installazione di un impianto fotovoltaico è un “intervento trainato”. Questo significa che il condominio dovrà eseguire almeno un intervento “trainante” per poter avere diritto alla detrazione del 110%.
  • ottenere il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’abitazione rispetto all’APE di inizio lavori. In alternativa dovrai ottenere il raggiungimento della classe energetica massima;
  • gli impianti fotovoltaici devono essere collegati alla rete elettrica nazionale e stipulare un contratto con il GSE – Gestore dei Servizi Energetici.

Anche in questo caso sono previsti dalla normativa dei massimali di spesa. In particolare questi sono:

  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 2.400 euro per ogni kw di potenza per gli impianti fotovoltaici;
  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 1.000 euro per ogni kw di capacità di accumulo per le batterie di accumulo.

Tuttavia, il governo Meloni si sta apprestando ad introdurre modifiche in merito. Le principali sono le seguenti:

  • L‘aliquota di detrazione potrebbe scendere al 90% dal 2023;
  • Possono avere accesso alla detrazione solo gli interventi effettuati sulle prime case;
  • L’accesso sarà limitato in base al reddito ed al nucleo familiare.

Potranno invece fruire della detrazione del 110% tutti coloro che al 30 settembre 2022 hanno eseguito almeno il 30% dello stato di avanzamento dei lavori.

Le agevolazioni fotovoltaico 2023 al 50%

L’ecobonus 50% può essere erogato in caso di installazione di un nuovo impianto di fotovoltaico con oppure senza un concomitante sistema di accumulo dell’energia. Questa agevolazione fotovoltaico 2023 non è nient’altro che una detrazione IRPEF che ammonta al 50% della spesa totale che hai sostenuto per l’installazione (ne parliamo anche qui).

Per usufruire della detrazione puoi scegliere di:

  • detrarla in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi;
  • optare per lo sconto in fattura immediato cedendo il credito d’imposta cui avresti avuto diritto all’impresa che effettua i lavori.

Il massimale di spesa per questa agevolazione fotovoltaico 2023 è di 96.000€ per unità immobiliare. Ciò significa quindi che potrai detrarre un massimo di 48.000 € per ogni unità immobiliare che compone l’edificio. Inoltre, il termine ultimo per usufruire di questa possibilità è il 2024.

Agevolazione impianto fotovoltaico 2023 tramite bonus ristrutturazione

Fra le agevolazioni fotovoltaico 2023 ci rientra anche il cosiddetto Bonus Casa o Bonus Ristrutturazione. Quest’agevolazione è fruibile sia dagli inquilini o i comodatari e riguarda tutti gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria oppure di ristrutturazione degli edifici. L’installazione di un impianto fotovoltaico, dopo l’approvazione del Decreto bollette, rientra fra gli interventi di manutenzione ordinaria, pertanto può fruire di questo incentivo.

In particolare, possono fruire della detrazione tutte  tutte le spese necessarie a sostenere l’intervento di installazione dei pannelli solari. Questo significa che non è solo il costo dell’impianto a rientrarvi, ma anche le spese di installazione, manodopera, progettazione, perizie, sopralluoghi, iva e imposta di bollo.

Anche in questo è previsto un massimale di spesa per cui è possibile richiedere la detrazione che è di 96000 euro per unità immobiliare. Anche per il bonus Casa inoltre vale la possibilità di usufruire dello sconto in fattura anziché aspettare 10 anni per recuperare la cifra che hai investito.

Infine, la scadenza prevista per il bonus ristrutturazione è il 31 dicembre 2024 rendendolo di fatto una delle agevolazioni fotovoltaico 2023 che sarà sicuramente in essere il prossimo anno.

Tutte le agevolazioni fotovoltaico 2023 per le imprese

Non solo persone fisiche, ma anche imprese (PMI) possono fruire di alcuni incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici. D’altronde sono proprio le imprese a farsi carico della maggior parte dei consumi di elettricità e quindi dei maggiori costi delle bollette oltre che purtroppo, della maggior quantità di emissioni di CO2. Incentivare le imprese ad installare gli impianti fotovoltaici quindi è a dir poco strategico per lo stato italiano visto che, a bene vedere, ne trarrebbe vantaggio anche la loro competitività sui mercati internazionali.

In sostanza le principali agevolazioni fotovoltaico 2023 per le imprese sono le seguenti:

  • Nuova Sabatini;
  • Decreto FER 1;
  • Credito d’imposta al 6%.

Ricordiamo inoltre che il nuovo governo appena insediatosi potrebbe sempre proporre modifiche a queste agevolazioni o addirittura introdurne altre. Ma passiamo adesso ad esaminare queste agevolazioni fotovoltaico 2023 per le imprese.

1. Nuova Sabatini

Il provvedimento denominato “Nuova Sabatini”serve per garantire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. Il credito ottenuto tramite questa legge deve però deve essere utilizzato per scopi ben precisi come l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature.

Ci preme subito specificare che al momento non è prevista una proroga di questo incentivo fotovoltaico aziende 2023. Anzi al momento non c’è nessuna dichiarazioni di intenti del governo che lascia intendere che questa agevolazione fotovoltaico aziende rimanga in vigore anche nel 2023. Tuttavia puoi ancora usufruire di questa possibilità fino a fine anno. Perciò ne parliamo brevemente qui di seguito.

La Legge di Bilancio 2022 ha prorogato la scadenza di questa agevolazione al 31 dicembre 2022. La stessa Legge ha però stabilito che:

  • Il finanziamento per le PMI sarà sempre ripartito in sei quote
  • la possibilità di versamento dell’intera somma dei prestiti è estesa a qualsiasi cifra compresa tra i 20 mila e i 4 milioni di euro
  • Il finanziamento dovrà comunque avere una durata non superiore a 5 anni:
  • possono beneficiare di questa agevolazione tutti i settori produttivi tranne le attività finanziarie e assicurative o le attività connesse all’esportazione.

3. Incentivi fotovoltaico aziende 2023: Credito d’imposta al 6%

Questa agevolazione fotovoltaico 2023 rivolta alle aziende raccoglie l’eredità delle precedenti visto che è in vigore oramai da diverso tempo. E’ corretto affermare che raccoglie l’eredità delle precedenti in quanto viene puntualmente modificato e/o potenziato quando si avvicina alla sua scadenza. La Legge Bilancio del 2022 ha infatti ridotto il precedente credito d’imposta al 10% al 6% portando il suo massimale di spesa a 2 milioni di euro.

Il credito d’imposta così ottenuto sarà valido fino al 30/06/2023 a patto che al 31/12/2022 tu abbia versato un acconto di almeno il 20% della spesa totale da sostenere.

Potranno usufruire di questa opzione tutte le aziende con modalità diverse a seconda del fatturato della stessa azienda:

  • le aziende con un fatturato annuo superiore ai 5 milioni di euro, invece, riceveranno una compensazione ripartita in 3 quote annuali di pari importo, a partire dall’anno di entrata in funzione dell’impianto fotovoltaico.
  • aziende con un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro hanno diritto a un’unica quota annuale di compensazione;

Cosa c’entrano le agevolazioni fotovoltaico 2023 con le comunità energetiche?

Come abbiamo avuto modo di anticipare, una comunità energetica rinnovabile è sostanzialmente un’associazione di cui possono far parte sia cittadini privati, che imprese o attività commerciali, ma anche enti locali. Lo scopo di quest’associazione è quello di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e di condividere l’energia prodotta da questi impianti fra i membri dell’associazione.

La condivisione di questa energia ha lo scopo di far risparmiare coloro che partecipano a questa produzione e condivisione di energia. Le C.E.R. servono dunque a favorire la gestione congiunta dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Tuttavia, per poter condividere l’energia, è necessario produrla. E come si può produrre questa energia? Semplice: tramite gli impianti fotovoltaici. Ne consegue che di fatto, le agevolazioni fotovoltaico 2023 e le semplificazioni per la loro installazione, incentivano indirettamente anche la nascita delle comunità energetiche.

Ma non solo, devi sapere che i bonus fotovoltaico 2023 di cui abbiamo parlato fino a questo momento sono cumulabili con gli incentivi per le comunità energetiche. Questo significa che non solo potrai ottenere un forte sconto sul tuo nuovo impianto fotovoltaico ma potrai risparmiare, con la sua installazione, sulle bollette. Inoltre, entrare a far parte di una C.E.R. ti permetterà di accedere alla tariffa incentivante per il consumo di quella parte di energia che preleverai comunque dalla rete elettrica nazionale! Non è un vantaggio solo, ma bensì un triplo vantaggio.

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Se vuoi usufruire delle agevolazioni fotovoltaico 2023 il nostro consiglio è quello di affidarti a dei professionisti come noi per essere certo di ottenerlo. La nostra squadra di tecnici ed il nostro personale amministrativo, grazie all’esperienza ed al know-how accumulato in anni sul campo, sono diventati dei veri esperti in materia di detrazioni fiscali e credito d’imposta.

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Le comunità energetiche rinnovabili: cosa sono e come funzionano

Le comunità energetiche rinnovabili: cosa sono e come funzionano. Tutto quello che c’è da sapere fino ad oggi

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Le comunità energetiche rinnovabili sono un’idea che si sta affermando sempre di più, soprattutto adesso che le tecnologie si sono evolute in modo da renderle accessibili a molti. Al tempo della nascita dell’idea infatti la tecnologia non permetteva una diffusione dell’idea in modo efficiente.

Le comunità energetiche rinnovabili infatti presuppongono un modo innovativo di produrre l’energia: si basano infatti sulla condivisione di impianti fotovoltaici e dell’energia prodotta da questo tipo di impianti. Una condivisione che porta quindi ai partecipanti alla comunità dei benefici economici come la riduzione delle bollette ed ambientali con la riduzione delle emissioni di CO2.

Anche in Italia le comunità energetiche sono in piena fase di sviluppo. Sono previsti incentivi ed agevolazioni che ne incentivano la creazione e la partecipazione anche se ancora mancano alcuni decreti attuativi fondamentali (ne parliamo qui).

Abbiamo quindi cercato di approfondire l’argomento delle C.E.R. insieme ai nostri esperti qui di seguito.

Le comunità energetiche rinnovabili: tutto quello che c’è da sapere

Le comunità energetiche rinnovabili sono state introdotte solo recentemente in Italia da un punto di vista normativo, nonostante l’idea risalga agli anni 70. Il merito di questa introduzione normativa va al Decreto Milleproroghe 162/2019 in quanto è proprio questo decreto a definire i requisiti ed i limiti con cui è possibile farne parte. La definizione di C.E.R. indica in particolare un’associazione tra cittadini, pubbliche amministrazioni locali, attività commerciali o piccole e medie imprese che decidono di collaborare per condividere uno o più impianti e per produrre energia in modo sinergico, così da garantire l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.

Quella introdotta dal Decreto Milleproroghe è quindi a tutti gli effetti un importante passo in avanti verso una realtà che sia sempre più attenta ai consumi ed agli sprechi e quindi anche verso lo sviluppo di una comunità sostenibile. Con le comunità energetiche rinnovabili lo scenario energetico sarebbe ben diverso da quello attuale. Non più una generazione di energia e sua distribuzione “da uno a molti” ma “da molti a molti” visto che praticamente ognuno può installare e produrre energia elettrica tramite il proprio impianto fotovoltaico.

Il risultato quindi un’idea di consumo dell’energia, e della sua produzione, molto più attenta all’ambiente di quanto non lo sia adesso. Ma i vantaggi di queste “associazioni” non sono solo relativi alla sostenibilità ambientale. I vantaggi sono anche economici visto che potrebbero generare benefici importanti sia a livello individuale che collettivo.

Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili?

Le comunità energetiche rinnovabili fanno quindi riferimento alla produzione e distribuzione di questa energia a km 0 tramite reti intelligenti in grado di regolare i flussi di prelievo od immissione dell’energia all’interno della rete di distribuzione nazionale.

Da un punto di vista pratico, le comunità energetiche si costituiscono quando due o più enti, cittadini o imprese si associano per installare un impianto condiviso alimentato da fonti di energia rinnovabili (fotovoltaico) che possa fornire energia a diverse utenze. Il concetto quindi è abbastanza semplice.

Da un punto di vista legale, le comunità energetiche rinnovabili, sono un’associazione e quindi sono un soggetto giuridico particolare in quanto è caratterizzato dai seguenti elementi:

  • partecipazione aperta e volontaria: la decisione di entrare a far parte di una comunità è libera e volontaria. Per quanto riguarda le imprese private che partecipano a quest’associazione c’è il vincolo che essere non vi partecipino per svolgere attività commerciali o industriali principali;
  • ottenimento di benefici ambientali: il principale obiettivo delle comunità energetiche sostenibili deve essere sempre quello di ottenere degli evidenti benefici ambientali nel territorio in cui si opera. I profitti finanziari rappresentano una finalità solo secondaria;
  • membri della comunità: gli azionisti e membri possono essere solo piccole e medie imprese, persone fisiche, enti territoriali e autorità locali.

Quando queste tre caratteristiche sono presenti allora è possibile parlare di comunità energetiche rinnovabili e sostenibili.

Come funzionano le c.E.R.?

Per poter costituire una comunità energetica è necessario procedere per step precisi che sono indicati dalla Normativa. Altrimenti il rischio che si potrebbe correre è quello di incorrere in un illecito.

Quello che è certo è che il funzionamento di una comunità energetica sostenibile prevede il coinvolgimento sia di soggetti privati o pubblici. Questo perché alla base della C.E.R. ci sono impianti di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, come quelli fotovoltaici, che devono essere installati su di un’area specifica. E’ grazie a questo tipo di impianti quindi che è possibile produrre energia elettrica e distribuirla ai membri della comunità.

La distribuzione dell’energia fra i membri è un altro nodo da scogliere in quanto non è così immediata. Se i membri sono decine, in uno stesso momento, potrebbero essercene membri che prelevano energia dalla comunità nello stesso momento in cui altri ne prelevano dalla rete di distribuzione nazionale. In questo contesto, gestire i flussi dell’energia è davvero complicato. Per questo, gli impianti fotovoltaici di una comunità energetica possono essere dotati di una smart grid. Questa non è altro che un’infrastruttura intelligente che collega tutti i membri della comunità alla fonte energetica, così da poter usufruire dell’energia e da poter scambiare eventuali surplus energetici, evitando gli sprechi. Grazie alla smart grid quindi è possibile ottimizzare la gestione energetica rendendola più efficiente.

Abbiamo ricapitolato quali sono le fasi per la realizzazione di una comunità energetica sostenibile e rinnovabile qui di seguito:

  1. La realizzazione di un’entità legale tra i futuri membri della comunità è la prima cosa da fare. Secondo la legge, queste unioni non hanno scopi di profitto ma solo di sostenibilità ambientale. Intraprendere questa strada è senza dubbio la soluzione più pratica e conveniente;
  2. Individuare l’area in cui installare l’impianto. Questo perché i nuovi impianti fotovoltaici devono trovarsi nelle vicinanza dei consumatori. Ad esempio, un condominio dovrà installare
  3. l’impianto fotovoltaico sul tetto dell’edificio in modo che questo impianto sia in condivisione con tutti i condomini. Tra l’altro in questa maniera è anche agevolare trasportare l’energia in tutti gli appartamenti che fanno parte della comunità che in questo caso possono benissimo coincidere con quelli del condominio.
  4. La messa in funzione dell’impianto e richiesta dell’istanza. Dopo aver installato l’impianto fotovoltaico, la comunità può procedere depositando un’istanza in modo da poter usufruire delle agevolazioni e degli incentivi previsti dalla legge per l’energia condivisa.

Comunità energetiche: vantaggi

Ma perché dovrei entrare a far parte delle comunità energetiche rinnovabili? Di quali vantaggi potrei beneficiare?

Come abbiamo avuto modo di anticipare, le comunità energetiche rinnovabili sono sistemi nati principalmente con obiettivi di sostenibilità ambientale. In realtà però sono diversi i benefici che si possono trarre dalla creazione di queste associazioni come ad esempio quelli economici che non sono di certo indifferenti. Abbiamo quindi deciso di elencare i principali vantaggi di una comunità energetica qui di seguito:

  • benefici economici: quando si aderisce alle comunità si può usufruire di incentivi previsti dalla legge per promuovere la transizione energetica. In particolare, puoi usufruire di detrazioni fiscali per l’installazione di un impianto fotovoltaico (ne parliamo meglio qui) oltre che di incentivi economici sul prezzo dell’energia che preleveresti dalla rete di distribuzione nazionale (le cosiddette tariffe incentivanti);
  • benefici sociali: la riduzione di emissioni di gas inquinanti e clima alteranti ha un effetto positivo su tutta l’area in cui la comunità si trova. I vantaggi, quindi, non sono circoscritti a chi appartiene a questo gruppo ma si estendono a tutti coloro che si trovano nelle vicinanze della comunità;
  • benefici ambientali: Produrre energia elettrica da impianti fotovoltaici permette di evitare di utilizzare fonti fossili per produrre energia. Inoltre con sistemi avanzati come quello della smart grid a gestire la distribuzione dell’energia si riesce a minimizzare le perdite energetiche e quindi aumentando l’efficienza di questi impianti.

Autoconsumo collettivo e C.E.R.: quali sono le differenze?

I concetti di autoconsumo collettivo e di comunità energetica sembra quasi indicare la stessa cosa anche se in realtà si riferiscono a due situazioni ben diverse. L’obiettivo di queste due configurazioni è il medesimo, ma hanno comunque le loro differenze che riportiamo qui sotto:

  • le comunità energetiche rinnovabili sono un gruppo di privati, di enti, di Pmi o di persone fisiche che si costituiscono in forma giuridica, con il fine di produrre e condividere energia elettrica;
  • i gruppi di autoconsumo collettivo invece si riferiscono più a degli utenti che si trovano all’interno di un singolo edificio come ad esempio un condominio con una molteplicità di utenze. In questo caso i condomini potrebbero associarsi fra loro per passare dal semplice consumare energia allo stato di prosumer

La differenza tra comunità energetiche rinnovabili e gruppi di autoconsumo sta quindi nella modalità di costituzione delle due configurazioni. In particolare, i consumatori svolgono un ruolo diverso in base al sistema di condivisione dell’energia adottato.

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Superbonus e comunità energetiche: come funziona la maxi-detrazione?

Superbonus e comunità energetiche: l’art. 119 del Decreto Rilancio disciplina la possibilità di utilizzo della maxi-detrazione per l’installazione di impianti fino a 200 kW da parte di comunità energetiche rinnovabili e gruppo di autoconsumo collettivo

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In tempi di forti aumenti del costo dell’energia come quelli che stanno caratterizzando questi giorni è sempre più interessante entrare a far parte delle comunità energetiche. Una possibilità ancora più golosa se lo si fa disponendo di un proprio impianto fotovoltaico. In questo modo il soggetto che ne entrerà a far parte sarà a tutti gli effetti un “prosumer” di energia in quanto in grado di produrre e consumare energia con i conseguenti vantaggi economici che ne derivano.

Ma è possibile usufruire del Superbonus per installare gli impianti fotovoltaici ed entrare a far parte, proprio grazie a questi impianti, delle comunità energetiche o dei gruppi di autoconsumo?

Proprio per rispondere a questa domanda abbiamo scritto questo approfondimento che mira a chiarire una volta per tutte il rapporto tra superbonus e comunità energetiche rinnovabili. In particolare, chiariremo tutti quegli aspetti che riguardano l’utilizzo del superbonus per realizzare l’impianto fotovoltaico che costituirà il perno del gruppo di autoconsumo. Aspetti che sono stati messi a punto dal Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio).

Pronto a scoprire di più sul Superbonus e comunità energetiche? Allora continua a leggere!

Superbonus 110% e Comunità Energetiche Rinnovabili

L’art. 119 del Decreto Rilancio contiene due commi dedicati ai gruppi di autoconsumo ed alle comunità energetiche. Li abbiamo riassunti qui di seguito:

  • comma 16-bis. Questo comma dispone l’utilizzo della detrazione di cui all’art. 16-bis, comma 1, lettera h) del d.P.R. n. 917/1986 (TUIR) per gli impianti rinnovabili gestiti da soggetti che aderiscono alle configurazioni di cui all’art. 42-bis del Decreto-Legge n. 162/2019, fino alla soglia di 200 kW e per un ammontare complessivo di spesa non superiore a euro 96.000;
  • comma 16-ter. Questo comma invece prevede la possibilità di utilizzare il bonus 110% per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici, da applicare alla quota di spesa corrispondente alla potenza massima di 20 kW (mentre alla quota spesa che riguarda la potenza eccedente spetta sempre la detrazione di cui al citato art. 16-bis, comma 1, lettera h), del TUIR, nel limite massimo di spesa complessivo di euro 96.000 riferito all’intero impianto).

La normativa di riferimento

L’argomento del rapporto tra Superbonus e comunità energetiche è stato affrontato dall‘Agenzia delle Entrate all’interno della circolare n. 23/E del 23 giugno 2022. Nella Circolare infatti è presente in cui ha dedicato un intero paragrafo (il 1.6) alle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Il Fisco ricorda la disciplina transitoria contenuta nel predetto art. 42-bis del Decreto-Legge n. 162/2019 al quale è seguita la delibera ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020. E’ questa delibera ad aver disciplinato le modalità e la regolazione economica relative all’energia elettrica oggetto di condivisione. In particolare, tale condivisione può avvenire tra edifici o condomìni da parte di:

  • un gruppo di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente
  • oppure nell’ambito di comunità di energia rinnovabile

Inoltre ricordiamo che con il decreto del Ministero dello sviluppo economico 16 settembre 2020 è stata individuata la “tariffa incentivante” per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti in tali configurazioni sperimentali.

Ma perché questa delibera di ARERA è tanto importante?

La delibera ARERA è particolarmente importante perché fornisce le definizioni di gruppi di autoconsumo e comunità di energia rinnovabile. Spieghiamo brevemente in cosa consistono qui di seguito.

Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente

Gli “Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente” sono costituiti da:

  • un insieme di almeno due clienti finali, sia persone fisiche che giuridiche;
  • tali persone devono prelevare l’energia elettrica dalla rete, per la quota di proprio uso finale, al fine di alimentare le utenze sottese all’unità di consumo di cui ha la disponibilità;
  • I clienti finali devono anche possedere i relativi punti di prelievo dell’energia ubicati all’interno del medesimo edificio o condominio;

L’agire collettivo di questi soggetti deve essere testimoniato tramite la sottoscrizione di un accordo privato. Tale accordo deve avere il fine di permettere la produzione di energia elettrica per il proprio consumo ma non solo questo. Tale accordo deve anche permettere a tali soggetti di immagazzinare o vendere le eccedenze non consumate da impianti di produzione alimentati da fonti rinnovabili, ubicati nel medesimo edificio o condominio.

Vengono poi precisate le caratteristiche che devono possedere questi impianti:

  • devono avere singolarmente una potenza complessiva non superiore a 200 kW ;
  • gli impianti devono essere tutti entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 162 del 2019 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2018/2001.

I soggetti che intendono far parte del gruppo di autoconsumo sono clienti domestici. Ma anche aziende ed imprenditori possono far parte di questi gruppi a patto che le attività di produzione e scambio dell’energia elettrica non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale.

Infine, la delibera specifica che gli impianti di produzione possono essere di proprietà del cliente finale facente parte del gruppo, del Condominio o di un soggetto terzo. Inoltre tali impianti possono essere gestiti da un soggetto terzo (ad esempio, fornitore di energia o le Energy Service Company – ESCo) purché questo rimanga soggetto alle istruzioni dell’autoconsumatore di energia rinnovabile.

Comunità di energia rinnovabile

Secondo la delibera di ARERA, la “Comunità di energia rinnovabile” è un soggetto giuridico che si basa sulla partecipazione aperta e volontaria, autonomo ed effettivamente controllato da azionisti o membri che sono situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, detenuti dalla comunità.

La finalità della comunità è quella di fornire benefici ambientali, economici o sociali ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, invece che profitti finanziari.

I componenti della Comunità energetica possono essere:

  • persone fisiche,
  • piccole e medie imprese a condizione che la partecipazione alla Comunità di energia rinnovabile non costituisca l’attività commerciale e industriale principale,
  • enti territoriali,
  • autorità locali, comprese le amministrazioni comunali,

Anche in questo caso gli impianti fotovoltaici:

  • devono avere i singolarmente una potenza complessiva non superiore a 200 kW;
  • essere entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge n. 162 del 2019 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2018/2001;
  • devono essere di proprietà o detenuti dalla comunità di energia rinnovabile;
  • possono essere gestiti dalla comunità medesima, o da un suo membro, o da un produttore terzo.

I chiarimenti dell’agenzia delle entrate su Superbonus e Comunità Energetiche

Come abbiamo già anticipato, la circolare dell’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito a Superbonus e Comunità Energetiche. In particolare ha stabilito che:

  • per gli impianti a fonte rinnovabile gestiti da soggetti che aderiscono alle “configurazioni”, la detrazione del 110% si applica fino alla soglia di 200 kW e per un ammontare complessivo di spesa non superiore a euro 96.000;
  • per la quota di spesa corrispondente alla potenza massima di 20 kW per l’installazione di impianti fotovoltaici, si applica il Superbonus. L’importante é che l’energia non auto-consumata in sito ovvero non condivisa per l’autoconsumo sia ceduta in favore del Gestore dei servizi energetici (GSE),

La stessa circolare ha ricordato la risoluzione n. 18/E del 12 marzo 2021. E’ tale risoluzione ad aver fornito chiarimenti sul trattamento fiscale applicabile alle somme erogate dal GSE a condomìni, composti solo da persone fisiche. In particolare, il corrispettivo per la vendita dell’energia erogato dal GSE, nella misura in cui l’energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del referente della configurazione, con facoltà di cessione al GSE medesimo, è fiscalmente rilevante, configurando un reddito diverso.

Inoltre, il predetto corrispettivo viene erogato con riferimento sia alla energia auto-consumata collettivamente e sia all’energia in eccedenza in quanto non oggetto di autoconsumo collettivo. Pertanto, per quanto concerne i soggetti diversi da quelli che producono reddito d’impresa, quanto affermato nella citata risoluzione relativamente alla rilevanza fiscale del corrispettivo per la vendita di energia attiene necessariamente alla energia eccedente l’autoconsumo istantaneo.

L’energia elettrica condivisa secondo il GSE

Relativamente all‘energia elettrica condivisa (pari al minimo, su base oraria, tra l’energia elettrica immessa in rete dagli impianti di produzione e l’energia elettrica prelevata dai consumatori che rilevano per la configurazione), questa beneficia di un contributo economico riconosciuto dal GSE a seguito dell’accesso al servizio di valorizzazione e incentivazione.

Ai fini dell’accesso a tale servizio il GSE ha pubblicato le “Regole tecniche per l’accesso al servizio di valorizzazione e incentivazione dell’energia elettrica condivisa”. Ha inoltre chiarito le caratteristiche che devono possedere le due tipologie di configurazione ammesse al servizio:

Gruppo di autoconsumatori

Un Gruppo di autoconsumatori rappresenta un insieme di almeno due autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente in virtù di un accordo privato e che si trovano nello stesso condominio o edificio. Per autoconsumatore di energia rinnovabile si intende un cliente finale che, operando in propri siti ubicati entro confini definiti, produce energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e può immagazzinare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta purché, per un autoconsumatore di energia rinnovabile diverso dai nuclei familiari, tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale.

L’impianto di produzione dell’autoconsumatore di energia rinnovabile può essere di proprietà di un soggetto terzo e/o gestito da un soggetto terzo, purché il soggetto terzo resti soggetto alle istruzioni dell’autoconsumatore di energia rinnovabile. L’autoconsumatore di energia rinnovabile può realizzare, in autonomia o congiuntamente a un produttore terzo, una configurazione di SEU o ASAP ai sensi del TISSPC, nel rispetto delle relative definizioni.

Comunità di energia rinnovabile

Una Comunità di energia rinnovabile è un soggetto giuridico:

  1. che si basa sulla partecipazione aperta e volontaria (a condizione che, per le imprese private, la partecipazione alla comunità di energia rinnovabile non costituisca l’attività commerciale e/o industriale principale) ed è autonomo;
  2. i cui azionisti o membri che esercitano potere di controllo sono persone fisiche, piccole e medie imprese (PMI), enti territoriali o autorità locali, ivi incluse, ai sensi dell’art. 31, comma 1 lettera b) del D.Lgs. 199/21, le amministrazioni comunali, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, del terzo settore e di protezione ambientale nonché le amministrazioni locali contenute nell’elenco delle amministrazioni pubbliche divulgato dall’Istituto Nazionale di Statistica (di seguito anche: ISTAT) secondo quanto previsto all’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, situati nel territorio degli stessi Comuni in cui sono ubicati gli impianti di produzione detenuti dalla Comunità di energia rinnovabile;
  3. il cui obiettivo principale è fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari.

Conclusioni su superbonus e comunità energetiche

La detrazione del superbonus può quindi essere utilizzata per sostenere le spese degli impianti rinnovabili al centro delle comunità energetiche. Questo a prescindere di chi sia il soggetto beneficiario della detrazione e rispettando le caratteristiche sopra individuate.

In particolare ricordiamo che la potenza degli impianti:

  • per i gruppi di autoconsumo non può superare i 200 kWh
  • per le C.E.R. non puà superare i 20 kWh

Inoltre, per entrambe le configurazioni, il massimale di spesa detraibile è 96.000. 

A questo punto speriamo di aver chiarito in maniera definitiva il rapporto tra Superbonus e comunità energetiche.

Sei interessato a risparmiare sulla bolletta della luce grazie alle comunità energetiche rinnovabili? Compila il modulo qui sotto con i tuoi dati ed attendi la chiamata del nostro operatore per sapere tutto su Valore Comunity!

Tutti i bonus fotovoltaico 2023

Tutti i bonus fotovoltaico 2023: quali sono, come funzionano e come richiederli. Scoprilo in questo approfondimento

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Il tassello fondamentale per le comunità energetiche è la disponibilità di impianti di produzione dell’energia da fonti rinnovabili. Per questo possiamo affermare che sono proprio gli impianti fotovoltaici dei singoli proprietari, aziende, pmi o semplici privati, ad esserlo. Il perché è evidente: sono questi impianti ad essere la tecnologia più diffusa e più semplice da installare per ottenere energia elettrica da fonti rinnovabili.

Il problema è semmai un altro.

Installare questo tipo di impianti richiede un investimento non indifferente che non tutti possono permettersi. Anche per questo motivo, è da alcuni anni oramai che lo stato italiano cerca di promuovere il fotovoltaico e più in generale l’efficientamento energetico degli edifici attraverso incentivi fiscali. Incentivi fra cui rientrano anche i cosiddetti bonus fotovoltaico 2023.

Ma quali sono queste misure? Come funzionano?

Data la nostra pluriennale esperienza nel settore dell’efficienza energetica abbiamo deciso di fare il punto della situazione su tutti i bonus fotovoltaico 2023. D’altronde visti i tempi ed i continui rincari dell’energia, ricorrere al fotovoltaico domestico potrebbe essere l’unica soluzione per abbattere per sempre i costi delle bollette.

E allora cosa aspetti? Continua a leggere il nostro approfondimento per scoprire tutti i bonus fotovoltaico 2023.

Tutti i bonus fotovoltaico 2023

Come abbiamo già avuto modo di accennare i bonus fotovoltaico 2023 fanno in realtà parte di diverse agevolazioni fiscali introdotte dallo Stato Italiano in questi ultimi anni. Le principali sono le seguenti:

Abbiamo elencato queste agevolazioni all’interno dei bonus fotovoltaico 2023 anche se in realtà si tratta di incentivi di più ampio respiro visto che non scadono il prossimo anno e che è possibile usufruirne anche adesso. In particolare, l’ecobonus 50% ed il bonus ristrutturazione sono in scadenza nel 2024. Il discorso si fa un più complesso per il Superbonus visto che a seconda del tipo di edificio, condominio o unifamiliare, ha una scadenza diversa ed un’aliquota di detrazione diversa.

In ogni caso noi siamo ottimisti e crediamo che simili bonus possano essere prorogati anche dopo la naturale scadenza al 2024. Questo perché siamo ben consapevoli che il nostro paese ha sottoscritto accordi internazionali volti a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2030 che non possono essere così facilmente ignorati. Così come siamo ben consapevoli che per rispettare questi accordi è necessario ancora di più puntare sulle rinnovabili o sulle comunità energetiche. Inoltre, se i prezzi dell’energia continueranno a salire, e sono già insostenibili per molte imprese e famiglie italiane, non rimane altro che affidarci alle rinnovabili per evitare di rimanere a secco di energia.

Come funzionano i bonus fotovoltaico 2023

Una svolta sostanziale alla diffusione del fotovoltaico in Italia non è da ricercare solamente nei bonus fotovoltaico 2023 ma anche nella semplificazione della procedura per la loro installazione. In particolare, l’art. 9 del Decreto Bollette il DL 17/2022, convertito dalla legge 24/2022, ha stabilito che l’installazione di impianti solari, fotovoltaici e termici viene considerata manutenzione ordinaria (ne parliamo qui).

Con questa semplificazione, l’installazione di questi sistemi non è più subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso, ad eccezione degli immobili vincolati e di interesse pubblico.

Quanto appena espresso non è però universale. Gli impianti fotovoltaici installati grazie al Superbonus infatti non rientrano fra quelli che è possibile considerare come manutenzione ordinaria. Pertanto le autorizzazioni per questo tipo di impianti sono ancora necessarie.

In ogni caso, a prescindere da queste semplificazioni abbiamo riportato i dettagli delle principali agevolazioni per il fotovoltaico di cui potrai usufruire nel 2023.

Come ottenere l’eco-bonus fotovoltaico 2023 al 50%

L’ecobonus 50% scadrà nel 2024, pertanto rientra a pieno diritto fra i bonus fotovoltaico 2023. Avrai diritto a questa agevolazione in caso tu decida di installare un nuovo impianto di fotovoltaico con oppure senza un concomitante sistema di accumulo dell’energia.  Il bonus è una detrazione IRPEF che ammonta al 50% della spesa totale che hai sostenuto per l’installazione dell’impianto e dell’eventuale sistema di accumulo.

Il decreto Rilancio del 2020 ha introdotto la possibilità, poi riconfermata dalle varie leggi di Bilancio successive, di poter usufruire della detrazione tramite cessione del credito e sconto in fattura. In particolare, è proprio grazie a quest’ultima che oggi puoi ottenere questo bonus fotovoltaico 2023 subito. Se prima dovevi portare in detrazione il 50% della spesa per 10 anni dopo averla sostenuta, oggi potrai godere di uno sconto immediato in fattura del 50% della spesa totale per l’impianto e sistema di accumulo. Questo significa che installare un fotovoltaico ti costa solo la metà!

Ci sono però dei massimali di spesa da rispettare per poter usufruire della detrazione. In particolare, il limite di spesa è fissato a € 96.000 per unità immobiliare. Questo significa che se installerai un impianto fotovoltaico con batterie di accumulo del valore di 96.000 euro potrai detrarre al massimo 48.000 euro per ogni unità immobiliare che compone l’edificio.

Grazie a questo bonus fotovoltaico 2023 quindi potresti usufruire di un’occasione unica di risparmio. Risparmio che potrai sommare a quello che otterrai risparmiando sulle bollette che sarà ancora maggiore nel caso in cui tu entrassi a far parte di una comunità energetica!

Agevolazione impianto tramite bonus ristrutturazione

Fra i bonus fotovoltaico 2023 di cui è possibile usufruire c’è anche il cosiddetto Bonus Casa o Bonus Ristrutturazione. Precisiamo subito che anch’esso sarà valido fino al 31 dicembre 2024.

Non si tratta di un’agevolazione diretta e mirata per gli impianti a pannelli solari. A ben vedere, come si deduce anche dal nome, l’agevolazione riguarda più che altro degli interventi edili. In effetti si rivolge a coloro che necessitano di effettuare interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria oppure di ristrutturazione degli edifici.

Tuttavia, se l’intervento di ristrutturazione riguarda anche le coperture degli edifici (i tetti) è possibile anche farvi rientrare le spese necessarie a sostenere l’intervento di installazione dei pannelli solari. Non sarà solo il costo dell’impianto a rientrarvi, ma anche le spese di installazione, manodopera, progettazione, perizie, sopralluoghi, iva e imposta di bollo.

Anche in questo caso vi è un massimale di spesa: 96000 euro per unità immobiliare. La detrazione fiscale cui avresti diritto ammonta al 50% ed è recuperabile in 10 anni tramite dichiarazione dei redditi. Anche in questo caso, grazie allo sconto in fattura, potrai fruire del bonus subito senza dover aspettare 10 anni per portarlo in detrazione.

Superbonus 110%

Anche il Superbonus 110% prevede l’installazione di impianti fotovoltaici: grazie a questa misura è possibile ottenere il rimborso, tramite credito d’imposta, del 110% della spesa sostenuta.

Ottenere questo bonus fotovoltaico 2023 tramite il Superbonus però è forse un po’ più complicato: Per farlo devi sapere che:

  • nel 2023 solo i condomini potranno ottenere questa agevolazione per l’installazione di impianti fotovoltaici pari al 110%. La detrazione rimarrà valida fino al 2025 è vero, ma l’aliquota di detrazione sarà minore;
  • l’installazione di un impianto fotovoltaico è un “intervento trainato”. Questo significa che il condominio dovrà eseguire almeno un intervento “trainante” per poter avere diritto alla detrazione del 110%;
  • ad intervento completato dovrai ottenere il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’abitazione rispetto all’APE di inizio lavori. In alternativa dovrai ottenere il raggiungimento della classe energetica massima;
  • gli impianti fotovoltaici devono essere collegati alla rete elettrica nazionale e stipulare un contratto con il GSE – Gestore dei Servizi Energetici.

Anche in questo caso sono previsti dalla normativa dei massimali di spesa. In particolare questi sono:

  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 2.400 euro per ogni kw di potenza per gli impianti fotovoltaici;
  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 1.000 euro per ogni kw di capacità di accumulo per le batterie di accumulo.

Cosa c’entrano i bonus fotovoltaico 2023 con le comunità energetiche?

Come abbiamo avuto modo di anticipare, una comunità energetica rinnovabile è sostanzialmente un’associazione. Possono far parte di quest’associazione sia cittadini privati, che imprese o attività commerciali, ma anche enti locali. Lo scopo di quest’associazione è quello di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e di condividere l’energia prodotta da questi impianti fra i membri dell’associazione.

La condivisione di questa energia ha lo scopo di far risparmiare coloro che partecipano a questa produzione e condivisione di energia. Le C.E.R. servono dunque a favorire la gestione congiunta dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Tuttavia, per poter condividere l’energia, è necessario produrla. E come si può produrre questa energia? Semplice: tramite gli impianti fotovoltaici. Ne consegue che di fatto, i bonus fotovoltaico 2023 e le semplificazioni per la loro installazione, incentivano indirettamente anche la nascita delle comunità energetiche.

Ma non solo, devi sapere che i bonus fotovoltaico 2023 sono cumulabili con gli incentivi per le comunità energetiche. Questo significa che non solo potrai ottenere un forte sconto sul tuo nuovo impianto fotovoltaico e risparmiare, con la sua installazione, sulle bollette. Potrai entrare a far parte di una C.E.R. ed accedere alla tariffa incentivante per il consumo di quella parte di energia che preleverai comunque dalla rete elettrica nazionale! Non un vantaggio solo, ma bensì in triplo vantaggio (scopri di più qui).

Per questo possiamo affermare che è proprio il connubio di questi incentivi ad essere la base della strategia italiana della Transizione Energetica che ha come obiettivo una rapida ed efficace de-carbonizzazione.

Valore energia la scelta giusta quando si parla di riqualificazione energetica

Se vuoi usufruire dei bonus fotovoltaico 2023 il nostro consiglio è quello di affidarti a dei professionisti per essere certo di ottenerlo. I tecnici che collaborano con Valore Comunity hanno oramai diversi anni di esperienza alle loro spalle. Grazie al know-how accumulato dai tecnici e dal nostro personale amministrativo siamo diventati dei veri esperti in materia di detrazioni fiscali, credito d’imposta e sconto in fattura.

D’altronde perché aspettare 10 anni per recuperare i tuoi soldi quando puoi farlo subito tramite uno sconto della metà dell’intero importo dei lavori senza anticipare nulla?

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Ritiro Dedicato: cosa è e come funziona

Cos’è il ritiro dedicato? Come funziona? Quali differenze ci sono con lo scambio sul posto?

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Il settore degli impianti fotovoltaici sta conoscendo un vero e proprio boom. Complici i forti rincari dell’energia, soprattutto a seguito dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina seno sempre di più le persone che stanno ricorrendo a questo tipo di impianti.

Ricorrere all’energia solare per produrre elettricità da consumare per il proprio fabbisogno infatti è un ottimo modo per contrastare il caro bollette. L’autoconsumo fotovoltaico è infatti la chiave di volta per raggiungere l’indipendenza energetica e quindi staccarsi dalla rete elettrica nazionale. Una possibilità ancora più a portata di mano qualora decidessi di installare anche un sistema di accumulo dell’energia. Ma non solo, questo è infatti anche un ottimo modo per abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera.

In ogni caso, i vantaggi di un impianto fotovoltaico non finiscono di certo qui. Grazie ad esso infatti è possibile anche usufruire del Ritiro Dedicato ovvero di una remunerazione che deriva dalla commercializzazione dell’energia prodotta dall’impianto e non autoconsumata. Questa energia infatti viene di fatto immessa in rete dietro un corrispettivo economico.

Pronto a scoprire di più sul Ritiro Dedicato? Allora continua a leggere il nostro approfondimento!

Cosa è il Ritiro Dedicato?

Come certamente già saprai, avvalerti dell’autoconsumo sfruttando l’energia prodotta dal tuo impianto fotovoltaico può farti risparmiare sui costi energetici. Tuttavia non è l’unico vantaggio economico che può offrirti un impianto fotovoltaico visto che fra questi rientra anche il Ritiro Dedicato. Ma cos’è?

Secondo la definizione che è possibile trovare sul sito ufficiale del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici:

” Il Ritiro Dedicato è una modalità semplificata a disposizione dei produttori per la commercializzazione dell’energia elettrica prodotta e immessa in rete.”

Il Ritiro Dedicato consiste quindi nella cessione dell’energia prodotta dall’impianto e non autoconsumata al GSE che a sua volta la immetterà nella rete elettrica nazionale. Il GSE quindi si pone come intermediario fra il produttore di energia, al quale corrisponde un compenso determinato per ogni kWh immesso in rete, ed i consumatori ai capi della rete elettrica nazionale. Precisiamo che è possibile ricorrere a questa modalità fin dal 2008.

Ma perché devo cedere l’energia prodotta dal mio impianto al GSE? Quali sono i vantaggi di cui possono beneficiare?

I vantaggi sono sostanzialmente due:

  • semplificazione delle procedure;
  • redditività più sicura rispetto ai prezzi che caratterizzano il mercato libero sulla Borsa grazie ai prezzi minimi garantiti.

A sostegno di ciò dobbiamo precisare che un contratto di Ritiro Dedicato dura solitamente un anno solare ed è tacitamente rinnovabile. Inoltre i produttori di energia, ovvero i possessori degli impianti, possono recedere il contratto di Ritiro Dedicato in qualsiasi momento. Il recesso sarà valido dopo 60 giorni dalla comunicazione della disdetta tramite il portale dedicato.

Chi può accedere al Ritiro Dedicato?

Possono accedere ai contratti di Ritiro Dedicato tutti gli impianti con:

  • Potenza apparente nominale inferiore a 10 MW alimentati da fonti non rinnovabili, compresa la produzione non imputabile delle centrali ibride;
  • Potenza qualsiasi per impianti che producono energia elettrica dalle seguenti fonti rinnovabili: eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica (limitatamente agli impianti ad acqua fluente);
  • Potenza inferiore a 10 MW alimentati da fonti rinnovabili e non rinnovabili;
  • Potenza uguale o superiore a 10 MW, alimentati da fonti rinnovabili diverse dalle fonti rinnovabili citate in precedenza.

A questo punto però è anche necessario precisare quali sono gli impianti che non possono accedervi:

  • fotovoltaici incentivati dal D.M. 5 luglio 2012 (quinto Conto Energia) o D.M. 5 maggio 2011 (quarto Conto Energia per soli impianti con Tariffa Onnicomprensiva);
  • impianti alimentati a fonti rinnovabili (non fotovoltaici) incentivati dal D.M. 18 Dicembre 2008, dal D.M. 06 Luglio 2012 e dal D.M. 23 Giugno 2016.

Infine, il Ritiro Dedicato non è compatibile con il servizio di Scambio sul posto.

Come posso accedere al contratto di Ritiro Dedicato?

I produttori di energia o possessori di impianti fotovoltaici possono accedere al regime di Ritiro Dedicato secondo due modalità:

  • Modello Unico. In questo caso possono seguire l’iter semplificato per la realizzazione, la connessione e l’esercizio di nuovi impianti fotovoltaici che richiedono l’accesso al servizio di Ritiro Dedicato. Dopo aver ricevuto dal gestore di rete i dati presenti nel Modello Unico, il GSE, provvederà ad attivare il contratto. Sarà sempre il GSE a comunicare all’utente le informazioni per poterne visualizzare i dettagli tramite il portale Ritiro Dedicato – RID dell’Area Clienti GSE.
  • Modalità standard. Questa procedura ha sicuramente tempi più lunghi visto che prevede che l’invio dell’istanza per il RID, accessibile dall’Area Clienti GSE, avvenga entro 60 giorni dalla data di allaccio alla rete. All’interno della procedura dovranno inoltre essere indicati i dati tecnici e amministrativi.

Il prezzo zonale orario

Il prezzo per il ritiro dedicato dell’energia è definito dall’Autorità per l’Energia (ARERA) che stabilisce che sia pari al prezzo zonale orario. Ma cos’è quest’ultimo?

Il prezzo zonale orario è il prezzo sul mercato elettrico che varia in base all’ora nella quale l’energia viene immessa in rete e alla zona di mercato in cui si trova l’impianto. In questo caso il gestore di rete trasmette le misure al GSE, che poi paga il corrispettivo di vendita in base al prezzo zonale orario. Questa definizione è importante dal momento che lo stesso prezzo viene applicato anche per calcolare le tariffe incentivanti delle comunità energetiche per i produttori di energia come puoi leggere qui.

Tuttavia c’è la possibilità di richiedere dei prezzi minimi garantiti per il Ritiro Dedicato che Arera solitamente stabilisce ogni anno. Tali prezzi riguardano tutti quegli impianti che:

  • producono energia da fonti rinnovabili, non sono non incentivati con altri meccanismi di remunerazione, ed hanno una potenza fino a 1 MW;
  • sono fotovoltaici, sono già incentivati con altri meccanismi di remunerazione la cui potenza è fino a 100 kW;
  • idroelettrici, incentivati, di potenza efficiente fino a 500 kW.

In questi casi Arera stabilisce un prezzo minimo che si basa sulla fonte rinnovabile che utilizzano gli impianti che vogliono accedere al Ritiro Dedicato. Su tale prezzo influisce anche la quantità di energia ritirata su base annua. Si tratta di un’opzione particolarmente conveniente come dimostra il fatto che viene scelta dalla maggior parte dei possessori degli impianti fotovoltaici che aderisce al ritiro dedicato.

Ma a quanto ammonta questo prezzo? A titolo esemplificativo, nel 2022, il prezzo minimo è di 40,7 €/MWh. Pertanto coloro che aderiscono al Ritiro Dedicato quest’anno riceveranno circa 0,04 €/kWh di energia immessa in rete come prezzo minimo garantito.

Non preoccuparti se ti sembra poco. Come abbiamo accennato poco fa, questo incentivo è inglobato all’interno di quelli previsti dalle tariffe incentivanti delle comunità energetiche. Entrandone a far parte, potrai contare su di uno sconto sull’energia prelevata dalla rete elettrica nazionale che può arrivare anche a 0,17 €/kWh! 

Quali sono le differenze tra Ritiro Dedicato e Scambio sul Posto?

Ritiro Dedicato e Scambio sul posto non sono affatto la stessa cosa. Chiariamo subito le differenze con queste semplici precisazioni:

  • Lo Scambio sul posto è un meccanismo di compensazione tra immissioni e prelievi,
  • Il Ritiro Dedicato è, invece, un meccanismo di vendita dell’energia.

In ogni caso abbiamo cercato di fornire ulteriori precisazioni qui di seguito.

Lo Scambio sul posto in pillole

Affinché un impianto usufruisca dello scambio sul posto è necessario che gli impianti per la produzione di energia siano connessi a un unico punto di connessione con la rete pubblica. Possono fruire di questo regime gli impianti che non abbiano una potenza superiore ai 200 kW che siano alimentati a fonti rinnovabili e per la Cogenerazione ad Alto Rendimento. Inoltre la potenza degli impianti di produzione complessivamente installata nel sito non deve essere superiore a 500 kW.

Lo scambio sul posto rimane comunque un meccanismo di compensazione tra immissioni e prelievi di energia. Questo significa che è in primo luogo necessario conteggiare tutta l’energia immessa in rete per poi compensarla con quella prelevata dalla rete e quindi pagata in bolletta. Quando si parla di Scambio sul Posto non si commette un errore a definirlo rimborso. Questo perché a tutti gli effetti si tratta di un rimborso dell’energia prodotta in eccesso dal proprio impianto fotovoltaico ed immessa in rete. Rimborso che di fatto è il GSE a riconoscere per compensare l’energia immessa in rete, se quest’ultima eccede quella prelevata.

Tutta l’energia immessa in rete dall’impianto fotovoltaico e ri-prelevata viene pagata dal GSE con una tariffa variabile, ma mediamente di circa 0,15 € a kWh.

Tuttavia, entro metà del 2023 lo scambio sul posto non sarà più un’opzione accessibile ai nuovi impianti rinnovabili. E’ però prevista un’eccezione per gli impianti fotovoltaici che già ne usufruiscono visto che questi impianti potranno usufruirne fino al 2024 per quelli che già fanno parte dello scambio sul posto. Al loro posto ci saranno i già accennati incentivi per le comunità energetiche.

Conviene di più il Ritiro Dedicato o lo Scambio sul posto?

Per rispondere a questa domanda è necessario tenere conto di come e quanto viene utilizzata l’energia prodotta, quali sono le abitudini di consumo del produttore e da molto altro ancora.

Tuttavia possiamo anche fare una valutazione a spanne per avere un quadro generico della situazione. In linea di massima, possiamo affermare che lo Scambio sul posto conviene di più quando i kWh prelevati dalla rete sono più o meno lo stesso quantitativo di quelli immessi. Pertanto questa soluzione è particolarmente adatta ai contesti residenziali.

Il Ritiro Dedicato, invece, conviene di più quando si è in possesso di grandi impianti fotovoltaici (oltre i 200 kW di potenza) che non sono asserviti a nessuna utenza. In questo caso, infatti, i vantaggi dello Scambio sul posto sarebbero superflui in quanto l’energia scambiata con la rete sarebbe praticamente nulla. Questa soluzione è quindi più adatta ai contesti aziendali dove è più facile che vengano installati impianti fotovoltaici di grosse taglie.

Pronto ad iniziare il tuo percorso verso l’indipendenza energetica avvalendoti del ritiro dedicato o dello scambio sul posto? Allora compila il modulo qui sotto con i tuoi dati ed aspetta la chiamata di un nostro operatore per ricevere tutti i dettagli!

Autoconsumo impianto fotovoltaico: tutto quello che devi sapere

Cosa è e cosa si intende per autoconsumo impianto fotovoltaico?

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Installare un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione o su quello della propria attività produttiva o commerciale è una scelta che stanno compiendo sempre più persone. D’altronde utilizzare l’energia solare per produrre energia elettrica in modo da soddisfare i bisogni energetici della propria attività o impresa è vantaggioso sotto molti punti di vista. Soprattutto da quello economico visto che il prezzo dell’energia è salito molto a causa del conflitto tra Russia e Ucraina. Dato che quindi le bollette stanno colpendo duramente le nostre tasche ed il nostro portafoglio, è lecito trovare soluzioni alternative per risparmiare ed il fotovoltaico è una di queste.

Ma perché?

Ricorrendo all’energia solare potresti contare sull’autoconsumo fotovoltaico e quindi abbattere i tuoi consumi di elettricità e di conseguenza anche le bollette. L’autoconsumo impianto fotovoltaico si riferisce appunto alla possibilità di consumare direttamente l’energia elettrica che produce il tuo impianto a pannelli solari per alimentare i tuoi elettrodomestici o macchinari. In questo modo non avrai bisogno di prelevare energia dalla rete elettrica nazionale a pagamento. Ma non solo. Potresti soddisfare i tuoi bisogni energetici senza produrre emissioni di CO2 e quindi in maniera sostenibile!

Inoltre, il tuo impianto fotovoltaico può essere ancora più efficiente avvalendosi delle batterie di accumulo. In questo modo potresti stoccare l’energia prodotta dall’impianto che non riesci subito ad autoconsumare in modo da riutilizzarla in un secondo momento come ad esempio la notte. Agendo così la tua quota di autoconsumo fotovoltaico aumenterebbe a e potresti arrivare ad abbattere i costi delle bellette di oltre l’80%!

Scegliere di installare un impianto fotovoltaico oggi è la scelta giusta per risparmiare sulle bollette ma anche per salvaguardare l’ambiente che ci circonda. Se non lo hai ancora capito, prosegui nella lettura di questo approfondimento in cui elenchiamo tutti i vantaggi dell’autoconsumo fotovoltaico!

Autoconsumo impianto fotovoltaico: cos’è

L’autoconsumo è il fattore di maggiore risparmio per chi, privato o azienda, è in possesso di un impianto fotovoltaico. Il termine autoconsumo fotovoltaico si riferisce proprio alla possibilità di consumare l’energia che i moduli solari dell’impianto producono, nel momento stesso in cui la producono. In questo modo, l’energia elettrica prodotta dall’impianto può alimentare i tuoi elettrodomestici o macchinari della tua impresa senza che tu debba prelevare energia dalla rete elettrica nazionale. Ma non solo. Il tutto avverrebbe infatti senza emissioni di CO2 o di altri gas serra dannosi per l’ambiente.

Autoconsumando l’energia che produce il tuo impianto fotovoltaico avrai sicuramente meno necessità di ricorrere all’energia a pagamento. La logica conseguenza di tutto ciò è gli importi delle bollette della luce che riceverai saranno molto più bassi rispetto a prima permettendoti di risparmiare notevolmente. L’autoconsumo fotovoltaico quindi fa bene al tuo portafoglio o ai bilanci della tua impresa visto che è sinonimo di indipendenza energetica e dal continuo sali scendi dei prezzi dell’energia.

Precisiamo però che  l’energia prodotta dal tuo impianto fotovoltaico può essere:

  • Immessa in rete elettrica nazionale e quindi gestita dal distributore locale tramite lo Scambio sul posto o Ritiro Dedicato;
  • Autoconsumata in loco istantaneamente;
  • Immagazzinata nei sistemi di accumulo per poter essere consumata in un secondo momento
  • Condivisa con i membri di una Comunità Energetica.

Quali sono i vantaggi dell’autoconsumo?

Sfruttare l’autoconsumo fotovoltaico ti permetterà di prendere parte alla lotta ai cambiamenti climatici contribuendo ad abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera. Ma i benefici non sono solo legati all’ambiente che ci circonda. Abbiamo riassunto i principali qui di seguito:

  • Risparmio economico: installare un impianto fotovoltaico significa avere la possibilità di rendersi sempre più indipendente dal gestore dei servizi energetici. Producendo da solo l’energia necessaria al funzionamento dei tuoi elettrodomestici o macchinari della tua impresa avrai sempre meno necessità di ricorrere alla rete elettrica nazionale per alimentare le tue utenze. Questo è il vero motivo dietro all’ abbattimento dei costi in bolletta;
  • Possibilità di ricorrere agli incentivi fiscali disponibili: lo Stato ha previsto una serie di incentivi per sostenere l’installazione degli impianti fotovoltaici sia per i privati che per le imprese. Questi incentivi sono particolarmente convenienti perché permettono di ridurre la spesa di acquisto di un impianto fotovoltaico e al tempo stesso di ridurre i tempi di rientro dell’investimento (scopri tutti i bonus fotovoltaico 2023 qui).
  • Comunità energetiche: Con un impianto fotovoltaico potresti entrare a far parte delle nuove configurazioni per il consumo di energia chiamate Comunità Energetiche o C.E.R.. Entrandone a farne parte potrai usufruire di agevolazioni prevedono delle tariffe incentivanti per il consumo di energia (12 c€ / kWh). Tali tariffe, se unite all’energia autoprodotta dal fotovoltaico ti consentiranno di risparmiare ancora di più. Inoltre, l’energia non auto-consumata dalla comunità viene reimmessa in rete e viene pagata al produttore a un prezzo unitario fisso. Tale prezzo è lo stesso che viene riconosciuto dal RID (il Ritiro Dedicato equivale storicamente a circa 5 c€ / kWh). In sostanza è possibile ottenere un guadagno di circa 17 c€ / kWh sull’energia prodotta e consumata all’interno della comunità. Inoltre queste tariffe incentivanti sono cumulabili in ogni caso con quelle per l’installazione degli impianti fotovoltaici.

Come sfruttare al massimo il tuo autoconsumo

Scegliere oggi di passare al fotovoltaico per garantire l’autoconsumo è una scelta che può fare la differenza domani. Soprattutto in un contesto in cui è dominato da una crisi energetica che sta attraversando l’intera Europa che potrebbe essere solo la prima di una lunga serie. In questo momento, chi investe sull’energia infatti ha dei ritorni sull’investimento ancora più rapidi che gli permettono di guadagnare ancora di più. Per questo sono sempre di più i privati e le imprese che hanno deciso di investire per raggiungere o quanto meno aumentare la loro indipendenza energetica traendone grandi benefici.

Con un corretto dimensionamento dell’impianto e, possibilmente un’adeguata superficie a disposizione, potrai puntare tutto sul tuo autoconsumo fotovoltaico per il tuo fabbisogno energetico. Ma come sfruttare al massimo questa possibilità di autoconsumo fotovoltaico?

Senza dubbio dovrai essere bravo a fare in modo di organizzare i tuoi consumi nei momenti in cui l’impianto fotovoltaico è in produzione. Ad esempio potresti mettere in moto la tua lavatrice o la tua lavastoviglie durante il giorno in modo da consumare il più possibile l’energia prodotta dal tuo impianto fotovoltaico senza ricorrere alla rete elettrica nazionale. Qualora ciò non fosse possibile, o comunque avessi necessità di coprire il fabbisogno energetico anche di notte, allora potresti comunque ricorrere alle batterie di accumulo. Grazie a questi dispositivi infatti potresti immagazzinare l’energia non auto-consumata di giorno e sfruttarla la notte.

Ma non solo. Entrando a far parte di una comunità energetica come Valore Comunity potresti sfruttare anche l’energia di altri impianti fotovoltaici qualora quella che produce il tuo non fosse sufficiente. In questo modo non solo sfrutteresti al massimo il tuo autoconsumo fotovoltaico, ma anche quello di tutti i membri della comunità energetica.

Come si calcola l’autoconsumo impianto fotovoltaico?

Arrivato a questo punto forse ti starai chiedendo: ma come faccio a capire quanta energia produce il mio impianto e quanta ne consumo? Quant’è la mia quota di autoconsumo impianto fotovoltaico?

In realtà, a patto che tu abbia a disposizione due dati essenziali, non è niente di complicato. I dati sono i seguenti:

  • Energia totale prodotta dal tuo impianto: questo dato puoi trovarlo sul display dell’inverter dell’impianto fotovoltaico;
  • Energia immessa in rete: che puoi conoscere grazie al contatore bi-direzionale che verrà installato durante la fase di allacciamento alla rete dell’impianto.

A questo punto potrai ottenere il dato tramite una semplice sottrazione:

Energia totale prodotta – Energia immessa in rete = Energia autoconsumata

Questo significa che se in un anno il primo contatore ha rilevato 3.900 kWh prodotti dal tuo impianto e il secondo contatore ha rilevato in totale 2.000 kWh di energia immessa in rete, sottraendo l’energia immessa in rete all’energia complessivamente prodotta si ottiene l’energia autoconsumata: ovvero 1.900 kWh.

In questo caso, l’energia auto consumata si aggira attorno al 50% di quella prodotta, ma siamo sicuri che con i giusti accorgimenti potrai anche fare di meglio. Ricordati sempre che più aumenterai la quota di energia autoconsumata, più l’investimento sarà remunerativo!

Pronto ad iniziare il tuo percorso verso l’indipendenza energetica della tua azienda contando sempre di più sull’autoconsumo fotovoltaico? Allora compila il modulo che trovi in questa pagina con i tuoi dati ed aspetta la chiamata di un nostro operatore per ricevere tutti i dettagli!

Incentivi Rinnovabili: autoconsumo collettivo e comunità energetiche

Tutti gli incentivi sulle rinnovabili che riguardano le comunità energetiche: tariffe scontate, cumulo con i bonus e gli investimenti nel PNRR

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Tra gli incentivi sulle energie rinnovabili attualmente in vigore figurano quelli per le comunità energetiche. Queste configurazioni sono particolarmente importanti visto che permettono di consumare l’energia che producono gli impianti a fonti rinnovabili come quelli fotovoltaici ai propri membri. Di fatto quindi, le comunità energetiche permettono la condivisione dell’energia consentendo un risparmio sulle bollette ai soggetti che ne fanno parte.

I vantaggi economici delle comunità energetiche sono evidenti. Ma lo sono ancora di più per merito delle incentivi per le rinnovabili che le riguardano. Queste agevolazioni infatti permettono a tutti i membri di godere delle tariffe incentivanti e quindi di risparmiare su quella parte di energia elettrica che comunque preleverebbero dalla rete elettrica nazionale. Tali tariffe sono a sua volta cumulabili con altri incentivi per le rinnovabili come ad esempio quelli per l’installazione degli impianti fotovoltaici o per gli interventi di ristrutturazione delle abitazioni: bonus ristrutturazione, ecobonus e Superbonus 110%.

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione qui di seguito.

Autoconsumo collettivo: cos’è

Con il termine autoconsumo collettivo ci si riferisce in generale alla possibilità concessa per legge di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili tramite un impianto di generazione locale. Ma non solo. Il termine indica anche la possibilità di consumarla nell’ambito della propria collettività soprattutto se questa è intesa come l‘insieme degli abitanti di uno stesso edificio.

I soggetti che fanno parte di una comunità energetica per autoconsumo collettivo possono essere sia i condòmini, che persone fisiche ma anche enti pubblici.

Per quanto riguarda l’ottenimento degli incentivi per le rinnovabili però forse è meglio fare riferimento alla definizione di ENEA di autoconsumo. La riportiamo qui di seguito:

L’autoconsumo di energia è una coalizione di utenti che, tramite la volontaria adesione ad un soggetto giuridico, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno più impianti energetici locali.

Per rientrare negli incentivi rinnovabili quindi, l’autoconsumo di energia può essere di 3 livelli:

  • individuale,
  • collettivo,
  • di comunità.

Specifichiamo inoltre che in Italia, sia autoconsumo collettivo che comunità energetiche (gli ultimi 2 livelli) sono legali almeno dal 2020 (scopri di più qui). Questi soggetti hanno solitamente un unico obiettivo: autoprodurre e fornire energia rinnovabile a prezzi competitivi.

Differenza tra gruppi di autoconsumo e comunità energetica

Sia autoconsumo che comunità energetica danno quindi diritto all’accesso a particolari incentivi per le rinnovabili. Ma qual è la differenza tra queste due configurazioni? Ne parliamo qui di seguito:

  • Si parla di autoconsumo collettivo quando ci si riferisce ad un gruppo di utenti che con le loro diverse utenze è locato su un singolo edificio (un condominio, un centro commerciale, ecc.). Gli impianti possono essere di proprietà di soggetti terzi e usufruire di detrazioni fiscali o incentivi per le rinnovabili. Il classico esempio è il condominio con pannelli solari sul tetto che forniscono elettricità alle utenze condominiali ed alle unità abitative del palazzo.
  • Si parla di comunità energetica quando i membri che la compongono (tramite contratto) sono un gruppo di privati, enti, PMI che si costituiscono in forma giuridica per produrre e condividere energia. In questo caso i soggetti che partecipano devono necessariamente produrre energia green e condividerla tramite reti di distribuzione esistenti e o con autoconsumo virtuale. I soggetti che ne fanno parte quindi difficilmente risiedono all’interno dello stesso edificio.

Ma le precisazioni non finiscono di certo qui. Possono infatti esistere due diverse tipologie di comunità energetiche, le seguenti:

  • Comunità Energetica Rinnovabile: con autonomia tra i membri (posti in prossimità degli impianti di generazione) e possibilità di gestire l’energia in diverse forme (elettricità, calore, gas) purché generate da fonte rinnovabile.
  • Comunità Energetica di Cittadini: non sono previsti i principi di autonomia e di prossimità dei membri e può gestire soltanto la generazione di elettricità.

Normativa di riferimento di C.E.R. e gruppi di autoconsumo

La normativa italiana regolamenta dunque sia l’autoconsumo collettivo tra famiglie condomini sia le comunità energetiche rinnovabili. Possono far parte di entrambe le configurazioni i seguenti soggetti:

  • persone fisiche
  • PMI
  • enti locali ubicati in un perimetro condiviso.

In entrambi i casi, lo scopo di CER e gruppi di autoconsumo deve essere quello di ottenere o far ottenere forti risparmi in bolletta per le utenze domestiche, condominiali, delle PMI o dei distretti artigiani. Se questo scopo non è verificato allora cadono anche i presupposti di una C.E.R. oltre che quelli per accedere agli incentivi per le rinnovabili.

A stabilire tutto ciò è il DL162/19 (articolo 42bis) e i relativi provvedimenti attuativi:

  • la delibera ARERA 318/2020/R/eel;
  • Decreto MiSE del 16 settembre 2020.

In concomitanza con queste normative dobbiamo precisare che lo stato italiano, oltre ad introdurre incentivi alle rinnovabili, mira ad accelerare sulla transizione energetica ed ecologica del sistema elettrico in Italia. L’obiettivo è quello di creare un sistema decentrato, quindi con architettura “many to many”, alimentato con energie pulite. Un obiettivo ambizioso che è particolarmente evidente anche dagli obiettivi individuati e perseguiti dal PNRR:

Come funziona l’autoconsumo collettivo?

L’autoconsumo di energia è il fine per cui sono stati introdotti gli incentivi per le rinnovabili riguardanti le comunità energetiche. Questo concetto infatti si riferisce al fatto che i membri di una stessa collettività o edificio utilizzano l’energia prodotta dal proprio impianto F.E.R. per soddisfare le proprie esigenze energetiche. Con l’autoconsumo collettivo, secondo lo stesso principio, tutti i soggetti che appartengono alla medesima collettività utilizzano l’energia autoprodotta condividendola attraverso la rete di distribuzione esistente.

Ma come funziona tutto ciò?

La realtà in questo caso è più semplice di quanto ti possa immaginare. Ogni utente infatti disporrà di un contatore che calcola l’energia consumata ed uno che invece calcola quella immessa in rete. In questo modo sarà semplice risalire ai consumi ed alla produzione di ogni utenza remunerandola e quantificandone la spesa in maniera esatta.

Un esempio pratico di autoconsumo collettivo in condominio

Per capire come funzionano nella pratica gli incentivi per le rinnovabili che permettono l’autoconsumo collettivo condominiale, è necessario procedere prima con un esempio pratico.

Immaginiamo di installare sul tetto di un condominio un impianto fotovoltaico di dimensioni adeguate. Grazie ad esso, la palazzina potrebbe produrre abbastanza energia per alimentare le utenze delle parti comuni dell’edificio oltre a coprire una parte del fabbisogno energetico dei singoli appartamenti. La quota di autoconsumo potrebbe aggirarsi attorno al 50% dell’energia prodotta con il restante 50% che andrebbe immesso nella rete elettrica nazionale.

C’è anche da considerare il fatto che, l’impianto che il condominio andrà a realizzare potrà usufruire delle detrazioni fiscali del caso. Queste, giusto per affrontare brevemente l’argomento, possono prevedere uno sconto in fattura anche del 50% contribuendo ad abbattere enormemente il costo dell’investimento. Inoltre, grazie all’accesso alle tariffe incentivanti della durata di 20 anni, ed i risparmi energetici connessi alla realizzazione dell’impianto, le famiglie del condominio potrebbero risparmiare migliaia di euro.

Entrambi i fattori, incentivi rinnovabili e tariffe incentivanti, se sommati insieme, permettono di coprire l’investimento in pochi anni rendendolo davvero conveniente!

Incentivi per le rinovabili riguardanti del comunità energetiche

L’11 aprile 2022, il GSE ha aggiornato le regole per costituirsi in Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), ossia in associazioni di autoproduzione locale. A tale scopo è possibile inoltrare le domande per gli incentivi per le rinnovabili sotto forma di contributi ad esse riservati.

In particolare, sul sito del GSE sono indicati:

  • i requisiti,
  • le modalità di accesso,
  • lo schema di contratto
  • le tempistiche di erogazione degli incentivi.

D’altronde questo particolare incentivo per le rinnovabili è regolato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ed è riconosciuto per un periodo di 20 anni.

Fino alla pubblicazione dei Decreti Attuativi dei provvedimenti che recepiscono la direttiva europea RED II (previsti dal Dlgs 199/2021 di recepimento della direttiva 2018/2001/Ue) rimane in vigore la disciplina del decreto Milleproroghe 2020. E’ tale disciplina a definire regole e gli incentivi per le rinnovabili dedicate alla comunità energetiche.

In particolare, le tariffe incentivanti per l’energia auto-consumata sono pari rispettivamente a:

  • 100 €/MWh per le configurazioni di autoconsumo collettivo;
  • 110 €/MWh per le comunità energetiche rinnovabili.

Il ruolo dell’Autoconsumo nel PNRR

Le comunità energetiche, lo ricordiamo, giocano un ruolo importante nella transizione green prevista dal PNRR che prevede investimenti mirati in tal senso. Tra questi investimenti rientrano infatti quelli per lo sviluppo delle comunità energetiche e dei sistemi di generazione distribuita con impianti di piccola taglia.

Lo stesso PNRR prevede inoltre, incentivi per le  Rinnovabili e per l’autoconsumo che ammontano a 2,2 miliardi di euro. Tali incentivi serviranno per il sostegno alle comunità energetiche e delle strutture collettive di autoproduzione, anche nei piccoli Comuni, sostenendo l’economia di aree a rischio di spopolamento.

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E’ tutto bloccato per le comunità energetiche rinnovabili e autoconsumo oppure no?

Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo: è tutto bloccato oppure no? Ecco il punto della situazione

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Il 15 dicembre 2021 è entrato in vigore il Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 (Gazzetta Ufficiale 30 novembre 2021, n. 285 – S.O. n. 42/L) sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. E’ proprio questo decreto ad aver definito una nuova regolamentazione degli incentivi per la condivisione dell’energia per le configurazioni di comunità energetiche rinnovabili e autoconsumo collettivo.

La normativa in questione però non è definitiva. Manca ancora un Decreto Attuativo che entri nel merito dei meccanismi di incentivazione per gli impianti a fonti rinnovabili di potenza non superiore a 1 MW nelle configurazioni che abbiamo appena menzionato.

Ma quindi per Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo è tutto bloccato oppure no?

Abbiamo cercato di fare chiarezza in merito qui di seguito.

Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo: tutto bloccato?

Per Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo sembrerebbe quindi che sia necessario attendere questo decreto attuativo.

La realtà dei fatti è però un’altra. La mancanza di questo decreto attuativo infatti non significa che per Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo è tutto bloccato. La legge infatti prevede un regime transitorio in attesa dell’approvazione di questo decreto che è quindi quello valido in questo momento.

Tuttavia, come stabilito dall’art. 8, comma 1 del D.Lgs. n. 199/2021 il nuovo decreto attuativi dovrà:

  • stabilire le modalità di transizione e raccordo fra il vecchio e il nuovo regime, al fine di garantire la tutela degli investimenti avviati;
  • aggiornare i meccanismi di incentivazione per gli impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo collettivo o in comunità energetiche rinnovabili di potenza non superiore a 1 MW, sulla base dei seguenti criteri direttivi:
  • permettere l’accesso all’incentivo agli impianti con una potenza non superiore a 1 MW e che entrano in esercizio in data successiva a quella di entrata in vigore del presente articolo 8 comma 1 del D.Lgs. n. 199/2021;
  • stabilire le modalità di erogazione dell’incentivo solo in riferimento alla quota di energia condivisa da impianti e utenze di consumo connesse sotto la stessa cabina primaria;
  • erogare l’incentivo per Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo in forma di tariffa incentivante attribuita alla sola quota di energia prodotta dall’impianto e condivisa all’interno della configurazione;

Il regime transitorio attualmente in vigore

A prescindere da quello che dovrà o non dovrà normare il nuovo decreto attuativo in merito a Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo in questo momento è necessario applicare le norme del regime transitorio.

Tale regime è individuato dall’articolo 42-bis, comma 9, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8. Inoltre dobbiamo precisare che è stata anche individuata una tariffa incentivante da applicare alle configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo. I riferimenti a tali incentivi sono contenuti nella risoluzione 12 marzo 2021, n. 18/E, dell’Agenzia delle Entrate.

In attuazione di tali disposizioni dobbiamo fare inoltre riferimento alla delibera ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020. All’interno di tale delibera vengono infatti disciplinate le modalità e la regolazione economica relative all’energia elettrica oggetto di condivisione in edifici o condomìni da parte di un gruppo di autoconsumatori di energia rinnovabile. Tali soggetti possono agire collettivamente oppure nell’ambito di comunità di energia rinnovabile.

Inoltre, con il decreto del Ministero dello sviluppo economico 16 settembre 2020 è stata individuata la citata “tariffa incentivante” per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti in tali configurazioni sperimentali.

Ma cosa stabilisce la delibera ARERA di preciso in merito a Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo?

La delibera ARERA

La delibera ARERA ha un ruolo fondamentale nel regime transitorio in merito alle Configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo. Questo perché definisce in maniera univoca sia gli Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente sia le comunità di energia rinnovabile.

Riportiamo qui di seguito queste definizioni.

Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente

Gli “Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente” sono un insieme di almeno due clienti finali i cui punti di prelievo dell’energia sono ubicati all’interno del medesimo edificio o condominio e che agiscono collettivamente.
L’agire collettivo è determinato da di un accordo privato. All’interno di questo accordo si stabilisce che entrambi i soggetti, possano produrre energia elettrica per il proprio consumo. I soggetti hanno inoltre la facoltà di immagazzinare o vendere le eccedenze non consumate da impianti di produzione alimentati da fonti rinnovabili, ubicati nel medesimo edificio o condominio.
L’importante è che questi impianti non devono avere singolarmente una potenza complessiva non superiore a 200 kW. Inoltre devono essere tutti entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 162 del 2019 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2018/2001.
I soggetti che intendono far parte del gruppo sono clienti domestici o altri soggetti. L’importante è che le attività di produzione e scambio dell’energia elettrica non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale dei medesimi soggetti.
Infine, gli impianti di produzione possono essere di proprietà del cliente finale facente parte del gruppo, del Condominio o di un soggetto terzo. Gli impianti inoltre possono anche essere gestiti da un soggetto terzo (ad esempio, fornitore di energia o le Energy Service Company – ESCo) purché questo rimanga soggetto alle istruzioni dell’auto consumatore di energia rinnovabile.

Comunità di energia rinnovabile

Secondo la delibera ARERA le “Comunità di energia rinnovabile”, sono un soggetto giuridico che si basa sulla partecipazione aperta e volontaria. Il soggetto giuridico è autonomo ed è effettivamente controllato da azionisti o membri situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili detenuti dalla comunità.

La finalità principale del soggetto deve essere quella di fornire benefici ambientali, economici o sociali ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera. Le comunità energetiche quindi non nascono per fornire profitti finanziari ai propri membri.

Possono far parte di una Comunità energetica:

  • persone fisiche,
  • piccole e medie imprese a patto che la partecipazione alla Comunità di energia rinnovabile non costituisca la loro attività commerciale e industriale principale,
  • enti territoriali,
  • autorità locali, comprese le amministrazioni comunali.

Anche in questo caso gli impianti di produzione devono avere singolarmente una potenza complessiva non superiore a 200 kW. Inoltre devono essere tutti entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge n. 162 del 2019 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2018/2001. Infine, tali impianti devono essere di proprietà o detenuti dalla comunità di energia rinnovabile e possono essere gestiti dalla comunità medesima o da un suo membro o da un produttore terzo.

Ulteriori precisazioni su Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo:

Ma il già citato articolo 42-bis, comma 9, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 non si ferma qui. Al suo interno sono infatti contenute ulteriori precisazioni che riguardano i seguenti aspetti:

  • I “clienti finali” associati in una delle predette configurazioni mantengono i loro diritti di cliente finale. Pertanto hanno comunque diritto di scegliere il proprio venditore e possono recedere in ogni momento dalla configurazione di autoconsumo.
  • Il contratto di diritto privato che regola i rapporti tra i partecipanti alle configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo inoltre permette di individuare un delegato responsabile al riparto dell’energia condivisa. Tale soggetto può, inoltre, essere delegato anche alla gestione delle partite di pagamento e di incasso verso i venditori e il GSE
  • Sull’energia prelevata dalla rete pubblica dai clienti finali devono essere applicati gli oneri generali di sistema ai sensi dell’articolo 6, comma 9, secondo periodo, del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244;
  • Gli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle predette configurazioni accedono al meccanismo tariffario di incentivazione previsto con il citato decreto MISE.

Comunità energetiche rinnovabili e Autoconsumo quali norme applicare in questo momento?

Al momento è quindi possibile valutare l’incentivazione di comunità energetiche ed eventualmente di autoconsumatori per impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW. Come abbiamo infatti riportato all’interno di questo articolo infatti, in questi casi, è certamente possibile utilizzare le norme già in vigore.

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I nuovi incentivi per le comunità energetiche rinnovabili

Facciamo chiarezza sui nuovi incentivi per le comunità energetiche

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E’ da diverso tempo oramai che stiamo parlando sempre più spesso di comunità energetiche rinnovabili. Questo perché il governo Italiano sta facendo di tutto per accelerare la transizione ecologica e quindi ciclicamente il dibattito intorno alle C.E.R. torna ad infiammarsi. Specie adesso che il caro bollette dovute al conflitto tra Russia e Ucraina impone di trovare nuove soluzioni al nostro fabbisogno energetico.

Anche noi abbiamo affrontato questi argomenti diverse volte all’interno delle pagine di questo blog spiegando dettagliatamente in cosa consistono le comunità energetiche, quali sono i vantaggi, gli incentivi dedicate ad esse e la normativa che le regola. Proprio sulle normative però sono emersi alcuni problemi visto che ancora mancano i decreti attuativi (scopri di più qui) che definiscono diversi importanti aspetti.

Ed è proprio in vista di questi decreti attuativi che molto probabilmente saranno previsti i nuovi incentivi per le comunità energetiche. Puoi scoprire di più in merito a quelli già in vigore cliccando qui.

Tra le novità più importanti di questi nuovi incentivi per le comunità energetiche c’è senza dubbio il fatto che prima riguardavano solo gli impianti fino a 200 kW, mentre adesso il raggio si amplia a quelli fino a 1000 kW. Qui di seguito abbiamo spiegato come dovrebbero funzionare questi nuovi incentivi e cosa cambia rispetto a quelli precedenti.

I bandi per le comunità energetiche rinnovabili

Le caratteristiche dei nuovi incentivi per le comunità energetiche sono ancora in fase di definizione. Il Ministero della Transizione Ecologica ha infatti fatto sapere che in questi giorni sono in corso le consultazioni tecniche per definirli meglio. Tuttavia una cosa è certa: questi incentivi si applicheranno agli impianti di comunità energetiche con potenza fino a 1000 kW.

Il nuovo decreto del Mite avrà quindi l’effetto di potenziare il campo di applicazione degli incentivi rispetto a quanto previsto. In questo momento infatti solo le comunità energetiche più piccole potevano usufruirne ovvero quelle fino a 200 kW di potenza.

Nuovi incentivi alle comunità energetiche rinnovabili, facciamo il punto

Iniziamo subito con una buona notizia. Cittadini, autorità locali e PMI possono già realizzare comunità energetiche accedendo agli incentivi dedicati. Per il momento però questi incentivi si applicano solo agli impianti fino a 200 kW che sono realizzati nell’ambito di comunità energetiche o configurazioni di autoconsumo collettivo.

Le norme di riferimento

Prima di parlare dei nuovi incentivi per le comunità energetiche rinnovabili dobbiamo avere bene a mente quelli che sono i provvedimenti attualmente in vigore in Italia. Tali provvedimenti sono due:

  • decreto Milleproroghe che, nel 2019, che di fatto ha anticipato quanto previsto dalla direttiva europea sulle energia rinnovabili
  • recepimento di tale direttiva europea, la Red II, applicata in Italia con decreto 199/2021. In particolare, la trasposizione della direttiva europea sulla promozione delle energie rinnovabili ha definito una nuova regolamentazione degli incentivi per la condivisione dell’energia.

La direttiva Europea è stata recepita, però manca ancora il provvedimento attuativo delle misure previste dal decreto 199/2021. E’ proprio tale decreto attuativo ad avere il compito di definire i nuovi incentivi per le comunità energetiche o per gli impianti inseriti in configurazioni di autoconsumo collettivo di potenza superiore a 1 MW. Peccato però che i termini entro cui sarebbe dovuto essere adottato siano già scaduti.

Nel frattempo però è prevista l’applicazione del regime transitorio, quindi le regole stabilite a fine 2019 dal decreto Milleproroghe. Regole che sono state a sua volta dettagliate dal decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 16 settembre 2020.

I nuovi incentivi per le comunità energetiche quindi non sono al momento disponibili, anche se rimane comunque possibile accedere a quelli per li impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW.

Gli incentivi per le c.E.R. più piccole

In attesa dei nuovi incentivi per le comunità energetiche, ricapitoliamo brevemente qui di seguito quelli attualmente in vigore. In particolare, l’energia condivisa dagli impianti più piccoli, che non superano la soglia dei 200 kW, ha diritto ad un incentivo diviso in due componenti:

  • 100 €/MWh per le configurazioni di autoconsumo collettivo;
  • 110 €/MWh per le comunità energetiche rinnovabili.

A questi incentivi deve però essere aggiunta una tariffa di restituzione di circa 9 €/MWh sull’energia condivisa per valorizzare i benefici apportati al sistema. Tale importo rimarrà fisso per i 20 anni successivi.

Inoltre, all’incentivo sull’energia condivisa deve anche essere aggiunto e il prezzo medio dell’energia ceduta in rete tramite il ritiro dedicato o la vendita al mercato dell’energia. Pertanto sia con i vecchi che con i nuovi incentivi per le comunità energetiche potresti ottenere dei notevoli risparmi in bolletta.

I nuovi incentivi per le comunità energetiche più grandi ovvero quelle fino ad 1 MW

Il recepimento nella normativa italiana della direttiva Europea Red II sulle rinnovabili ha imposto di alzare l’asticella con dei nuovi incentivi per le comunità energetiche. Tali incentivi dovranno essere rivolti alle C.E.R. più grandi i cui impianti avranno una potenza che potrà arrivare anche fino a 1 MW.

Secondo la nota del Ministero della Transizione Ecologica dello scorso 11 ottobre, il decreto attuativo, dovrebbe arrivare prossimamente. Nella nota possiamo infatti leggere che:

“Sono in corso le consultazioni tecniche per definire gli incentivi per gli impianti di comunità energetiche con potenza fino a 1000 kW. Il nuovo decreto amplierà il campo di applicazione di quanto già previsto per le comunità più piccole”,

Per rimanere aggiornato o per richiedere ulteriori informazioni compila il form che trovi in questa pagina ed aspetta di essere ricontattato da un nostro operatore!

Le comunità energetiche contro il caro energia

Le comunità energetiche: condivisione dell’energia rinnovabile per migliorare l’impatto ambientale, accedere agli incentivi e contrastare il caro energia

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Sono in molti a cercare una valida soluzione per far fronte all’attuale crisi energetica visti i recenti rincari delle bollette di gas e luce. Per ovviare alla situazione potrebbe diventare opportuno ricorrere direttamente all‘autoproduzione di energia ed all’autoconsumo della stessa. In questo caso, condomini, associazioni, imprese, amministrazioni pubbliche e privati cittadini potrebbero riuscire a diventare indipendenti da un punto di vista energetico. Le comunità energetiche rinnovabili o C.E.R. descrivono alla perfezione questa situazione e per fortuna, sembra stiano decollando in tutta Europa.

In Italia, la legge sulle comunità è energetiche è stata promossa con il decreto Milleproroghe 162/2019, il quale a sua volta ha recepito la Direttiva europea RED II 2001/2018. E’ grazie a tale direttiva che oggi la legge riconosce valenza giuridica alle associazioni tramite cui è possibile costituire le comunità energetiche.

Inoltre, tale legge introduce la figura del produttore/consumatore di energia: da consumatori passivi, legati a un solo fornitore di energia, a consumatori attivi e produttori; questo è il passaggio che le Comunità vogliono promuovere. Le Comunità energetiche prevedono il coinvolgimento di una serie di soggetti privati e/o pubblici. Costoro costituiscono un ente legale, e scelgono di produrre energia elettrica pulita, autoprodotta e condivisa attraverso fonti rinnovabili come gli impianti fotovoltaici, a prezzi accessibili ai propri membri.

Per questo, in un periodo in cui pesa molto la nostra dipendenza energetica dall’estero come questo, le comunità energetiche rinnovabili rappresentano una soluzione golosa per quanti anelano a ridurre i propri i costi energetici e accedere agli incentivi per l’energia condivisa. Ma non solo. Le comunità energetiche sono anche un’opportunità che permette di migliorare l’impatto ambientale dei singoli e della collettività oltre a contribuire allo sviluppo di reti energetiche sostenibili.

Abbiamo deciso di fare il punto della situazione insieme ai nostri esperti qui di seguito.

Le Comunità energetiche: cosa sono

La comunità energetica è un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese. L’obiettivo di questa unione è quello di dotarsi di impianti per la produzione, l’autoconsumo e la condivisione di energia prodotta da fonti rinnovabili.

In parole più semplici, una comunità energetica esiste quando due o più soggetti si mettono insieme al fine di produrre energia che può essere auto-consumata, scambiata e, in casi di surplus, ceduta alla rete. Il fatto di produrre energia elettrica permette di ottenere degli incentivi economici. La cessione dell’energia viene ripagata ai prezzi di mercato. Tutto ciò grazie all’entrata in vigore del decreto-legge 162/19 (articolo 42 bis) e della delibera 318/2020/R/eel dell’ARERA e il DM 16 settembre 2020 del MiSE.

In sostanza far parte di una comunità energetica ti permette anche di accedere a delle tariffe incentivanti per il consumo di energia, per quella quota che preleveresti dalla rete elettrica nazionale. Puoi approfondire l’argomento qui.

I soggetti partecipanti

Possono entrare a far parte delle Comunità energetiche:

  • persone fisiche,
  • piccole e medie imprese (PMI),
  • enti territoriali,
  • autorità locali,
  • amministrazioni comunali,
  • enti di ricerca e formazione,
  • enti religiosi,
  • enti del terzo settore,
  • associazioni.

Ciascun partecipante è membro o azionista, è un cliente finale intestatario di un’utenza, di una bolletta energetica e di un codice POD. L’unico requisito che devono rispettare per far parte della C.E.R. è che devono essere collegati a punti di connessione ubicati su reti elettriche sottese alla stessa cabina primaria.

Inoltre è necessaria un ulteriore precisazione: le comunità energetiche non possono annoverare fra i loro membri imprese la cui attività commerciale e/o industriale principale sia quella relativa alla C.E.R. di cui fanno parte.

Le comunità energetiche: scopo e obiettivi

Tutte le comunità energetiche hanno un obiettivo ed uno scopo ben preciso. In particolare, lo scopo è quello di ottimizzare la gestione energetica e renderla più efficiente. L’obiettivo invece è quello di arrivare ad autoprodurre, auto-consumare e condividere (ad esempio nei condomini e nelle aziende) l’energia.

Le Comunità energetiche possono quindi far ottenere i seguenti vantaggi ai propri membri:

  • ambientali. L’energia delle C.E.R. è prodotta da impianti ad energia rinnovabile, in genere fotovoltaica, e ad emissioni zero;
  • sociali. Il concetto stesso di comunità energetica si basa sulla condivisione di risorse volte a combattere quella che oggi viene chiamata povertà energetica;
  • economici. Producendo da soli l’energia che consumano, i membri di una comunità potranno beneficiare di una sostanziale riduzione delle bollette.

Caratteristiche degli impianti fotovoltaici che ne fanno parte

La comunità energetica produce energia ed alimenta le utenze dei suoi partecipanti attraverso uno o più impianti di produzione energetica rinnovabile come quelli fotovoltaici. Tali impianti ovviamente devono essere installati in prossimità delle stesse utenze che dipendono dal suo/loro funzionamento.

Tali impianti possono essere:

  • nuovi o già esistenti;
  • potenziati o adeguati;
  • di proprietà di uno o più membri della comunità energetica o di enti terzi.

Possono essere inclusi gli impianti rinnovabili costituiti prima del 15 dicembre 2021 (in misura non superiore al 30% della potenza complessiva della comunità energetica). Rimangono invece esclusi gli impianti ibridi.

In merito agli impianti che compongono le comunità energetiche dobbiamo segnalare alcune novità normative. In particolare, l’impianto che beneficia delle agevolazioni per le comunità energetiche deve:

  • essere di nuova costruzione,
  • non superare 1 Mw di potenza complessiva (in precedenza era di 200 Kw),
  • essere connesso alla rete elettrica attraverso la stessa cabina primaria (corrispondente territorialmente a circa tre o quattro comuni oppure due o tre quartieri di una grande città) sulla quale insistono anche tutti gli iscritti alla comunità energetica. In questo modo è possibile utilizzare la stessa cabina di trasformazione per il prelievo e la cessione dell’energia elettrica con la rete.

Come si formano le comunità energetiche

Abbiamo deciso di riassumere in questi semplici punti i passaggi per creare le comunità energetiche

  1. creazione di un soggetto giuridico (un’associazione, una cooperativa, ecc.) che rappresenti i futuri soci della comunità (persone fisiche, piccole o medie imprese, enti territoriali, amministrazioni pubbliche locali);
  2. individuazione dell’area in cui installare l’impianto (o gli impianti) di produzione, che si deve trovare in prossimità dei consumatori stessi. Non è necessario che l’impianto sia di proprietà della comunità. Esso infatti può essere messo a disposizione da uno solo dei membri partecipanti o più di uno, se non addirittura da un soggetto terzo;
  3. installazione da parte di ogni membro della comunità di uno smart meter. Questo non è altro che un contatore intelligente che riesce a rilevare in tempo reale le informazioni sulla produzione, l’autoconsumo, la cessione e il prelievo dalla rete dell’energia.

Le comunità energetiche: i vantaggi

Se hai letto fino a questo punto ti saranno particolarmente evidenti alcuni dei vantaggi delle comunità energetiche. Ricordiamo ad esempio che oltre a non dover pagare l’energia prodotta dai propri impianti, le comunità energetiche ricevono un incentivo statale per ogni kilowattora prodotto (condiviso tra i membri della comunità). Inoltre le comunità energetiche contribuiscono alla riduzione di emissioni inquinanti.

In ogni caso abbiamo esaminato questi vantaggi più in dettaglio qui di seguito:

  • bollette più basse. E’ evidente: più energia riuscirai ad auto-consumare, minori saranno i tuoi prelievi dalla rete elettrica nazionale, minori saranno i costi delle bollette. A questo proposito precisiamo che ogni membro della comunità mantiene il contratto con il proprio fornitore di energia elettrica, al quale paga la tradizionale bolletta. Tuttavia costui riceverà anche un compenso periodico dalla propria comunità un importo per la condivisione dei benefici a favore della stessa. Non essendo tassato, tale compenso si trasforma in una riduzione di bolletta;
  • costi più bassi e incentivi più alti. Aderendo a una CER si ha la possibilità di ottenere le detrazioni fiscali sugli impianti fotovoltaici per privati ed imprese. Inoltre, il GSE applica tariffe speciali per 20 anni sull’energia condivisa, le cosiddette tariffe incentivanti;
  • benefici ambientali. Utilizzando l’energia rinnovabile prodotta dai fotovoltaici si evita di produrre energia da fonti fossili e si riduce l’utilizzo di inquinanti e climalteranti.
  • consapevolezza sociale. Consolida il concetto di condivisione e di responsabilità sociale.

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