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RECON, il portale di ENEA per supportare le comunità energetiche

Recon è il portale ENEA che aiuta a valutare se ed a quali condizioni è possibile costituire una comunità energetica rinnovabili con pochi semplici passaggi

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Quello che sta per arrivare si preannuncia un inverno particolarmente difficile per famiglie ed imprese italiane a causa anche della crisi energetica. La Russia, dopo aver a lungo minacciato il taglio delle forniture ha deciso di attuare queste minacce, mettendo a serio rischio la nostra possibilità di riscaldarci.

Il nostro paese, dal canto suo, ha poche opzioni per riuscire a passare indenne questa crisi energetica. Una di queste opzioni è senza dubbio quella delle comunità energetiche.

Precisiamo subito che nonostante questa sia una possibilità concreta, da un punto di vista politico le cose sono abbastanza complicate. Dopo la conversione in legge del decreto Milleproroghe 162/2019 che recepisce la direttiva europea RED II, si attende ancora il decreto attuativo da parte del ministero della Transizione Ecologica. Nonostante tutto, le lentezze legislative non hanno fermato l’entusiasmo dei cittadini che hanno inoltrato molte richieste per la realizzazione delle comunità energetiche. Per approfondire l’argomento puoi leggere la nostra guida su come creare le comunità energetiche cliccando qui.

Un fermento che ENEA ha saputo cogliere ed alimentare visto che nel maggio 2021 ha lanciato RECON, il simulatore online che aiuta a capire se e a quali condizioni è possibile creare una nuova CER. RECON quindi non è altro che un portale web che tramite alcune indicazioni fornite dall’utente è in grado di valutare da solo possibili rischi e valide opportunità.

Abbiamo cercato di spiegare approfonditamente gli obiettivi di questo portale qui di seguito analizzando anche alcuni dei numeri da esso derivati per sottolineare come le C.E.R. siano attese da molti.

I numeri di RECON dal suo avvio fino a oggi

Come abbiamo avuto modo di spiegare precedentemente, RECON è lo strumento sviluppato da ENEA per la valutazione economica delle comunità di energia rinnovabile e degli autoconsumatori collettivi.

Questo strumento è stato rilasciato online a maggio 2021 ed è stato utilizzato da più di 1650 utenti che hanno inserito 2330 progetti di cui circa 1700 sono stati simulati (statistiche al 12 luglio 2022).

Ogni giorno si registrano su RECON tra i 120 ed i 150 utenti tra enti pubblici, operatori del settore energetico, progettisti, installatori e manutentori ecc con una percentuale significativa di privati cittadini.

RECON inoltre è utilizzato da diversi enti locali e aziende che stanno progettando comunità energetiche e che hanno sottoscritto accordi di collaborazione con ENEA.

Possiamo quindi affermare che benché ancora si attendano gli sviluppi legislativi in merito alle comunità energetiche c’è molto interesse attorno ad esse. I numeri parlano chiaro.

Le regioni più avanti con le comunità enegetiche

La regione per la quale sono state fatte maggiori simulazioni tramite RECON è la Lombardia, seguita dal Lazio e dall’Emilia Romagna.

Tuttavia c’è un altro dato significativo da prendere in considerazione. Gli utenti che hanno simulato le comunità energetiche non sono localizzati solo in alcune regioni d’Italia ma in tutte. Almeno in questo caso quindi non c’è disparità tra Nord e Mezzogiorno.

I dati sull’autoconsumo collettivo

Circa metà delle simulazioni su RECON riguardano progetti di autoconsumo collettivo. Questa configurazione è particolarmente interessante, soprattutto nei contesti cittadini. Inoltre ha anche un elevato potenziale di replicabilità.

Infine, la configurazione dell’autoconsumo collettivo non è in contrasto con le disposizioni transitorie dell’art. 42 bis della legge n.8/2020, anzi ci si adatta a pennello.

NOrmativa di riferimento per recon

RECON è basato sull’art. 42 bis del decreto 192/2019 convertito in legge n. 8/2020 e sui relativi provvedimenti attutativi. In particolare questi sono i seguenti:

  • delibera ARERA n. 318/2020 per le caratteristiche delle CER e la restituzione delle componenti tariffare legate agli oneri di rete evitati,
  • DM MISE 16 settembre 2020 per l’incentivo sull’energia condivisa,
  • regole tecniche del GSE,
  • artt. 119 e 121 del decreto legge n. 34/2020 convertito in legge n. 77/2020 per quanto riguarda l’applicazione del Superbonus alle CER e agli autoconsumatori collettivi.

Ovviamente, RECON dovrà essere aggiornato qualora dovesse essere approvato il nuovo decreto attuativo sulle comunità energetiche. Un aggiornamento che però non sarà sostanziale ma che servirà ad apportare piccole correzioni.

La ueser experience di RECON è pensata per tutti, non solo per i “tecnici”

Quando ENEA ha progettato RECON ha posto particolare attenzione alla semplicità di utilizzo e al tipo e al numero di dati di input. Solo cosi il portale può essere uno strumento davvero utile ma soprattutto utilizzabile da tutti i normali cittadini che non hanno competenze tecniche specifiche. Ad esempio, i dati sui consumi elettrici sono facilmente ricavabili dalle bollette e sono richiesti con la stessa terminologia.

Possiamo quindi affermare che oltre alla funzione di simulatore, RECON svolge anche una funzione informativa. Grazie a questo portale infatti i cittadini possono accrescere la loro conoscenza nei confronti dell’uso consapevole e razionale dell’energia. Così facendo si favorisce il loro coinvolgimento attivo nella transizione energetica di cui le comunità energetiche rappresentano una delle applicazioni più interessanti.

Per rimanere aggiornato o per richiedere ulteriori informazioni compila il form che trovi in questa pagina ed aspetta di essere ricontattato da un nostro operatore!

Una nuova energia è possibile grazie alle comunità energetiche

Cosa sono le comunità energetiche, il ruolo della rete e il loro apporto nel processo di transizione energetica verso una nuova energia

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Le comunità energetiche sono i nuovi player che si stanno affacciando nel processo di transizione energetica ovvero un innovativo modo di produrre nuova energia. E solo tramite la produzione di questa nuova energia che è possibile raggiungere uno degli obiettivi più importanti del secolo: la decarbonizzazione ovvero una drastica riduzione delle emissioni di CO2.

Questa appena menzionata è una sfida importantissima da affrontare: per vincerla sarà fondamentale il ruolo della rete di distribuzione della stessa. D’altronde il contesto in cui ci troviamo evolve, lo fa velocemente e la rete è chiamata a trasformarsi di conseguenza, anzi in anticipo. Solo così la rete può supportare ogni forma di collaborazione e anche di sviluppo del mercato. L’infrastruttura non sarà più quella che conosciamo ovvero quella “uno a molti”. Il futuro sarà una rete di distribuzione molti a molti che farà della flessibilità, della robustezza, dell’efficienza del servizio i suoi punti di forza. In questo modo è possibile “parlare” con soggetti diversi, garantendo allo stesso tempo un equilibrio necessario al funzionamento dell’intero sistema.

Quali sono i protagonisti della produzione e distribuzione di questa nuova energia? Quali sono in sostanza i nuovi attori della rete di energia? Il ruolo delle comunità energetiche sta diventando sempre più fondamentale tanto che secondo uno studio del Politecnico di Milano, entro 5 anni saranno circa 40 mila, coinvolgendo oltre un milione di famiglie e diecimila piccole e medie imprese.

Anche il PNRR sembra consegnare loro un ruolo fondamentale nella transizione energetica avendo stanziato oltre 2 miliardi di euro. All’interno di esso possiamo infatti rintracciare delle misure specifiche volte a favorire la diffusione delle modalità di autoproduzione e autoconsumo collettivo. Tale budget servirebbe ad installare circa 2.000 MW di nuova capacità di generazione elettrica che, ipotizzando una produzione annua da fotovoltaico di 1.250 kWh per ogni kW, andrebbe a produrre circa 2.500 GWh annui, potenza in grado di evitare l’emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Che cosa sono le comunità energetiche

Che cosa sono le energy community? Sono entità composte da un insieme di soggetti definiti “prosumer”, cioè produttori e consumatori (di energia) al tempo stesso. Le CER (Comunità Energetiche rinnovabili) possono comprendere un insieme di persone fisiche, ma anche PMI ed enti territoriali come le amministrazioni comunali.

Tali soggetti collaborano con l’obiettivo di produrre nuova energia e consumarla attraverso uno o più impianti locali da fonti rinnovabili all’interno di un’area circoscritta. L’obiettivo del far parte di una CER è quello dell’autoconsumo. Attenzione però: autoconsumo non significa profitto. Il concetto di autoconsumo è volto più all’ottenimento di un beneficio a livello economico, sociale e, soprattutto ambientale per i membri della comunità della zona in cui opera.

Un’altra particolarità delle comunità energetiche è la modalità di condivisione dell’energia all’interno della stessa comunità. Da un lato avviene utilizzando la rete pubblica seppur solamente quella nelle immediate vicinanze degli impianti. Dall’altro invece le C.E.R. permettono di valorizzare e quantificare l’autoconsumo garantendo allo stesso tempo a ogni soggetto di modificare le proprie scelte in modo trasparente e flessibile.

Altra particolarità è data dalla modalità di condivisione dell’energia all’interno della stessa comunità, che, da un lato, avviene utilizzando la rete pubblica, ma dall’altro consente di valorizzare e quantificare l’autoconsumo, garantendo allo stesso tempo a ogni soggetto di modificare le proprie scelte, in modo trasparente e flessibile.

Il quadro normativo delle comunità energetiche per una nuova energia

Il quadro economico e geopolitico che stiamo vivendo è sempre più complesso. Per questo diventa sempre più importante accelerare verso politiche green che porteranno alla produzione di nuova energia da fonti rinnovabili. Una direzione verso la quale i governi mondiali sono trainati dall’innovazione continua e non solo dall’emergenza climatica.

L’Unione Europea in particolare, è da qualche anno fra i principali propulsori di queste iniziative. Nel 2008 approvava il primo pacchetto Clima Energia. Inoltre, grazie alla direttiva RED (Direttiva 2009/28/CE), aveva posto le basi per le prime azioni di sostegno agli investimenti in tecnologie di generazione di energia da fonti rinnovabili. Parallelamente aveva introdotto anche una serie di obiettivi che possiamo riassumere così:

  • riduzione delle emissioni del 20 per cento rispetto ai livelli del 1990,
  • penetrazione delle rinnovabili sui consumi finali lordi pari al 20 per cento entro il 2020.

La stessa Unione Europea ha poi approvato ulteriori misure in tal senso. In particolare, tra il 2018 e il 2019, con il Clean Energy Package, ha approvato un insieme di direttive che hanno l’obiettivo di

  • ridurre, entro il 2030, le emissioni a livello comunitario del 40 per cento;
  • portare la percentuale di penetrazione delle rinnovabili sui consumi finali lordi al 32 per cento.

Alla base delle Energy Community e della produzione di questa nuove energia ci sono quindi indirizzi politici a livello europeo. A questo proposito non possiamo non citare la cosiddetta RED II, direttiva UE 2018/2001, che, nell’ambito dell’obiettivo che si era posta, disciplinare la promozione delle fonti rinnovabili in direzione dello sforzo di decarbonizzazione in vista del 2030, ha previsto le cosiddette REC (Renewable Energy Community).

In Italia, per avere qualcosa di definito da un punto di vista legislativo si è dovuto attendere il 2021 con l’adozione del decreto legislativo n.199/2021. Il decreto stabilisce che nel corso del 2022 l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) dovrà adottare i provvedimenti per l’attuazione del Decreto di recepimento della Direttiva RED II. In ogni caso, grazie al DL 162/2019 “Milleproroghe” poi convertito in Legge n. 8/2020, il nostro paese aveva già adottato una norma transitoria per sperimentare le REC. Insomma, l’Italia è attenta e vigile sulla tematica delle nuove comunità energetiche.

Le comunità energetiche: la tecnologia

Se oggi è possibile parlare di nuova energia e di comunità energetiche è anche grazie agli sviluppi tecnologici che si sono susseguiti. Sviluppi ed innovazione che hanno riguardato non solo la generazione di energia rinnovabile, ma anche per il suo accumulo e per il monitoraggio dei consumi ai fini dell’efficienza energetica. A questo proposito, fondamentali sono i sistemi che consentono di immagazzinare quantità di energia elettrica per poi restituirla nei momenti in cui serve.

L’importanza dei sistemi di accumulo deriva da un semplice fattore. Le risorse rinnovabili usate per la produzione di energia sono per la loro stessa natura (come nel fotovoltaico) fonti “non programmabili”. Ciò significa che sono intermittenti, ovvero che non possono essere previste con certezza in anticipo. Di conseguenza gli impianti di produzione devono dotarsi di tali dispositivi per la gestione e lo stoccaggio in modo da poter garantire la fornitura di energia anche in condizioni non ottimali. L’efficienza energetica dei più moderni accumulatori è circa pari al 95%, mentre il ciclo di vita può arrivare a superare le 10.000 cariche.

L’innovazione va anche nella direzione del monitoraggio. In questo ambito, fondamentali sono i dispositivi di smart metering, e di scambio dati con la rete. E’ solo così che è possibile distribuire fra i membri della comunità e verso la rete elettrica nazionale la nuova energia prodotta dalla comunità energetiche. Anzi, il monitoraggio diventa fondamentale anche per la redistribuzione dei guadagni. a

La transizione energetica: le REC e la rete

Con l’avvento dei prosumer e delle comunità energetiche è evidente come si stia passando da un modello energetico che non è più lineare, ma bidirezionale. La nuova energia scorrerà non più attraverso un sistema centralizzato e non sarà più prodotta da fonti fossili. Il nuovo sistema sarà decentralizzato (many to many) oltre a puntare su energia prodotta da fonti rinnovabili come quelle fotovoltaica. La rete, con il suo nuovo ruolo e la sua nuova energia, diventerà abilitatrice di processi rendendo il consumo di elettricità più distribuito, ma al tempo stesso responsabile e condiviso.

A rendere possibile tutto ciò sono, in maniera particolare, le nuove soluzioni smart che rendono possibile la digitalizzazione della rete. In questo modo, la smart grid, riesce ad assolvere anche compiti di monitoraggio e distribuzione tenendo traccia di tutto. Ecco la rete del futuro, resiliente, dinamica e capace di cambiare così come cambiano le condizioni, il contesto esterno, le esigenze ed i comportamenti dei clienti. D’altronde se il mondo cambia, devono anche cambiare le infrastrutture che fino a poco prima ne garantivano il funzionamento. Tutto questo per affermare ancora una volta come, la smart grid e le comunità energetiche siano centrali e strategiche per la sfida del prossimo decennio: la transizione energetica.

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Risparmiare sulle luce? Con le comunità energetiche si può!

I prezzi dell’energia sono saliti alle stelle? Scopri come risparmiare sulla luce grazie alla grande opportunità delle comunità energetiche!

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La crisi energetica che stiamo vivendo sta colpendo duramente le tasche di imprenditori e famiglie. Ciò è evidente soprattutto per quanto riguarda il tema dell’energia: le bollette di luce e gas sono aumentate anche più del doppio!

In questa situazione sempre più famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese e sostenere i costi energetici, ma non sono solo loro a pagare pegno. La situazione infatti è ben più grave se prendiamo in esame la situazione per quanto riguarda le imprese. Sono infatti molte le imprese ad essere costrette a trovare qualsiasi metodo per risparmiare sulla luce o sul gas per non dover chiudere. Anzi, in molte oramai sono prossime alla chiusura.

La crisi energetica che stiamo vivendo però ci impone di ripensare un po’ a tutto il sistema. E’ necessario infatti intraprendere una transizione energetica e costruire un nuovo o modello di organizzazione sociale basato sulla produzione e sul consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Solo così sarà possibile tutelare l’ambiente in cui viviamo limitando le emissioni di gas serra ma anche le tasche di cittadini ed imprenditori.

Ed è in questo contesto che si inseriscono le comunità energetiche che, grazie all’art.42bis del decreto Milleproroghe 163/2019, potranno diventare un vero e proprio modello da seguire e svilupparsi sempre di più. Abbiamo cercato di fare il punto della situazione cercando di spiegare anche come le comunità energetiche possono far risparmiare sulla luce e, in alcuni casi, generare guadagni.

Che cos’è una comunità energetica

Una comunità energetica è nient’altro che un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese che decidono di unire le proprie forze. Perché questi soggetti dovrebbero unire le proprie forze? Per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

I valori alla base delle comunità energetiche sono la lotta alla spreco energetico e la condivisione di un bene fondamentale: l’energia elettrica. Condivisione che deve avvenire ad un prezzo concorrenziale e vantaggioso per i membri della comunità. Obiettivo delle comunità energetiche è produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e collaborazione tra le varie realtà coinvolte.

E’ evidente quindi come l’innovazione delle comunità energetiche stia rivoluzionando il mercato dell’energia, sia da un punto di vista strutturale, sia da un punto di vista dei costi. Come avremo modo di approfondire più avanti infatti (o come puoi leggere qui), con le comunità energetiche è possibile risparmiare sulla luce.

In cosa consiste l’autoconsumo

Per autoconsumo si intende la possibilità di consumare in loco l’energia elettrica prodotta da un impianto di generazione locale. Questo impianto deve però produrre energia utilizzando fonti rinnovabili come impianti eolici o, sempre più spesso, fotovoltaici, per far fronte ai propri fabbisogni energetici.

Risparmiare sulla luce con le comunità energetiche quindi significa rivoluzionare anche il concetto di distribuzione dell’energia elettrica. Sono gli stessi membri della comunità energetica che di fatto diventano dei veri e propri prosumer perché sono a tutti gli effetti dei protagonisti attivi nella gestione dei flussi energetici. Ciò significa che un membro della comunità può al tempo stesso essere sia consumatore che produttore di energia, con i conseguenti vantaggi economici che ne derivano. Infatti, chi possiede un impianto di produzione energetica, consuma ciò di cui ha bisogno e immette nella rete locale l’energia in esubero in modo da scambiarla con altri membri della rete o immagazzinarla grazie a impianti di accumulo e restituirla solo nel momento del bisogno. Ecco spiegato perché, in poche parole, è possibile risparmiare sulla luce.

Come creare una comunità energetica per risparmiare sulla luce

I livelli di autoconsumo di energia che si possono realizzare sono essenzialmente tre: individuale, collettivo e di comunità. L’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche sono riconosciute in Italia a livello legislativo dal 2020. Proviamo a spiegarli meglio qui di seguito:

  • Individuale: in questo caso il cittadino possiede un impianto di produzione di energia rinnovabile e consuma quella che produce.
  • Collettivo: l’autoconsumo collettivo è caratterizzato da una pluralità di consumatori che risiedono all’interno di uno stesso edificio in cui sono presenti uno o più impianti alimentati in maniera esclusiva da fonti rinnovabili. Gli impianti possono essere anche di soggetti terzi e beneficiano di alcuni benefici come ad esempio le detrazioni fiscali.
  • Comunità: i soggetti che partecipano alla comunità devono produrre energia destinata al proprio consumo grazie all’utilizzo di impianti che sfruttano le energie rinnovabili. Gli utenti, per condividere l’energia prodotta, possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti o servirsi di forme di autoconsumo virtuale.

I cittadini diventano autoproduttori di energia rinnovabile

L’autoconsumo collettivo è una nuova opportunità che la legge italiana, recependo la normativa europea, mette a disposizione dei cittadini per diventare autoproduttori di energia. Ma fare parte di sistemi di autoconsumo collettivi significa anche ottenere significativi incentivi economici e quindi arrivare a risparmiare sulla luce. Per poter accedere a questa configurazione è pero necessario rispettare alcune condizioni:

  • presenti all’interno di uno stesso condominio e la realizzazione di uno o più nuovi impianti di produzione di energia rinnovabile,
  • Questi impianti devono avere una potenza massima di 200 kWp.

Si tratta di un modello innovativo di approvvigionamento, distribuzione e consumo che vuole favorire la produzione e lo scambio di energia da fonti rinnovabile.

Benefici economici e ambientali per le famiglie

Un condominio, in questo modo, potrebbe attingere all’energia prodotta a zero emissioni da un impianto centralizzato che beneficia delle detrazioni fiscali del 50% sul suo costo. Far parte di una comunità energetica infatti non significa dover rinunciare agli altri incentivi o sostegni in vigore per la realizzazione di impianti F.E.R. In questo modo, oltre a risparmiare sulla luce è anche possibile abbattere il costo iniziale dell’investimento riuscendo a ridurre sensibilmente i tempi di rientro,

Inoltre sono comunque previste degli incentivi, gestiti dal GSE e dalla durata di 20 anni, per coloro che fanno parte di una comunità energetica. Ricapitoliamoli brevemente qui di seguito:

  • 100 euro/MWh ,per i gruppi di auto consumatori;
  • 110 euro/MWh per le comunità energetiche.

La norma prevede anche la restituzione di alcune voci in bolletta a fronte dell’evitata trasmissione dell’energia in rete che questi impianti permettono.

Ciò comporta un ulteriore sgravio che Arera quantifica in:

  • 10 €/MWh per l’Autoconsumo Collettivo;
  • 8 €/MWh per le CER sull’energia condivisa.

C’è anche da considerare la remunerazione dell’energia immessa in rete a Prezzo Zonale Orario (pari a circa 50 €/MWh).

Infine, ricordiamo che produrre energia con un impianto fotovoltaico può rappresentare una fonte di guadagno grazie ad altri meccanismi incentivanti. Ricordiamo a questo proposito lo Scambio sul Posto, il Ritiro Dedicato e il Decreto Ministeriale Isole Minori.

Risparmiare sulla luce con le comunità energetiche: quanto all’anno?

Arrivato a questo punto forse ti starai chiedendo: “Quanto risparmio sulla luce con le comunità energetiche? E’ possibile avere una cifra indicativa annuale?”.

Premettiamo subito che non è possibile dare una cifra precisa, dal momento che ci sono troppe variabili da tenere in considerazione andrebbe valutato caso per caso. Questa risposta infatti dipende da fattori come i consumi annuali, il prezzo attuale dell’energia concordato con i fornitori, le fasce orarie di consumo ecc.

Tuttavia possiamo fare un esempio. una famiglia tipo che consuma circa 2700 kWh di energia elettrica all’anno, può arrivare, secondo alcune stime, a risparmiare sulla luce circa 500€ l’anno. Una cifra ancora maggiore se si considera che il prezzo dell’energia non accenna a calare per i motivi di cui parlavamo in precedenza. Un risparmio che sarà di molto maggiore nel caso di tutte quelle attività o imprese che hanno consumi davvero alti.

A questi benefici economici si sommano poi tutte le tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera e quindi a tutti i vantaggi ambientali che ne derivano. Considerando sempre la stessa famiglia è possibile  ridurre le emissioni di circa 950 kg CO2 /anno o replicare la stessa attività di assorbimento di 95 alberi con un conseguente notevole risparmio sulla bolletta della luce.

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Risparmio in bolletta grazie alle comunità energetiche rinnovabili

Risparmio in bolletta grazie alle comunità energetiche rinnovabili? E’ possibile! Scopri come

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Le comunità energetiche rinnovabili o C.E.R. sono la soluzione perfetta che può permettere a molte persone o imprese di ottenere notevoli risparmi in bolletta.

Sicuramente anche tu ti sarai interrogato più di una volta su come fare per tagliare le spese dei costi energetici, o meglio ancora su come ottenere l’indipendenza energetica. In un periodo come questo soprattutto. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha infatti avuto l’effetto di aumentare il costo delle materie prime per la produzione di energia, con conseguenti aumenti sul costo della stessa. Incrementi che si vanno ad aggiungere a quelli verificatisi con la fine delle misure di lockdown dovute alla pandemia.

Il risparmio in bolletta è quindi diventato una priorità per famiglie ed imprenditori italiani e non. Se da un lato esistono degli escamotage da adottare per ridurre sensibilmente i consumi di gas e luce, dall’altro però non è possibile più di tanto abbattere questi consumi. E’ possibile ad esempio utilizzare gli elettrodomestici nelle fasce orarie in cui l’energia costa di meno ed ottimizzare il loro utilizzo, ma non è possibile smettere di utilizzarli del tutto.

Ecco che quindi entrano in gioco le comunità energetiche rinnovabili. Esse sono infatti un modo tramite cui famiglie ed imprese possono risparmiare sulla bolletta della luce con certezza. Ma non solo, grazie ad esse è anche possibile ridurre in maniera significativa le emissioni di CO2 e gravare meno sull’ambiente. La Comunità energetica rinnovabile (CER) è stata introdotta dal Decreto Milleproroghe 162/2019. Questo ha permesso che anche in Italia fossero introdotte tali comunità che erano già state previste a livello europeo dalla Direttiva Europea Red II.

Abbiamo cercato di fare il punto sulle C.E.R. qui di seguito cercando anche di calcolare a quanto potrebbe ammontare il risparmio in bolletta se si è un membro di queste comunità.

Cosa sono le comunità energetiche e come si creano

Le Comunità Energetiche Rinnovabili non sono altro che delle associazioni cui possono prendere parte sia privati cittadini che attività commerciali o produttive ma anche amministrazioni locali e piccole e medie imprese. I membri di una comunità mettono a disposizione della stessa, condividendoli fra loro, impianti energetici a fonti rinnovabili. L’esempio più classico è quindi quello degli impianti fotovoltaici. La produzione di questi impianti è destinata all’autoconsumo degli aderenti alla comunità.

L’energia prodotta dagli impianti dei membri della comunità è quindi energia green ed a chilometri zero. Se, come spesso accade, gli impianti di una comunità producono più energia di quanta i membri ne possano consumare istantaneamente allora essa o viene stoccata in apposite batterie di accumulo, o viene ceduta alla rete elettrica nazionale dietro un corrispettivo.

Lo scopo delle C.E.R. non è però quello di produrre utili, ma di far ottenere un risparmio sulle bollette a suoi membri. Ecco perché si utilizza la forma dell’associazione non riconosciuta o di una cooperativa per realizzare una CER. In questo modo si divide fra i membri la corrente prodotta così come si dividono gli utili della vendita dell’energia.

Gli impianti fotovoltaici che fanno parte di una C.E.R. non possono però essere ubicati troppo distanti fra di loro per motivi logistici. L’esempio classico è quello di un condominio che crea una CER e decide di installare un impianto fotovoltaico sul tetto dell’edificio.

Precisiamo inoltre che non è necessario che l’impianto sia di proprietà della comunità che lo fa realizzare. Può anche essere messo a disposizione di uno o più membri del gruppo o addirittura appartenere a soggetti esterni. Soluzione, quest’ultima che è facilmente adottabile da Comuni o altri entri pubblici.

Come funzionano? Quali sono gli incentivi previsti?

Una volta costituita la CER e messo in funzionamento l’impianto, il gruppo può presentare un’istanza al proprio Gestore dei servizi energetici (Gse) al fine di ricevere gli incentivi che la Legge riserva alle comunità. Gli incentivi cui facciamo riferimento sono relativi all’energia consumata dai membri della comunità nel momento in cui la prelevano dalla stessa. E sono proprio queste tariffe incentivanti a permettere di ottenere un risparmio in bolletta ai membri della comunità.

Le comunità energetiche in Italia possono ottenere un beneficio tariffario per 20 anni gestito dal GSE che consiste in un corrispettivo unitario e delle tariffe premio (incentivanti) che sono pari a:

  • 100 euro/MWh ,per i gruppi di auto consumatori;
  • 110 euro/MWh per le comunità energetiche.

In più, produrre energia con un impianto fotovoltaico può rappresentare una fonte di guadagno grazie ad altri meccanismi incentivanti. Ricordiamo a questo proposito lo Scambio sul Posto, il Ritiro Dedicato e il Decreto Ministeriale Isole Minori.

La norma prevede anche la restituzione di alcune voci in bolletta a fronte dell’evitata trasmissione dell’energia in rete che questi impianti permettono. Ciò comporta un ulteriore sgravio che ARERA quantifica in:

  • 10 €/MWh per l’Autoconsumo Collettivo;
  • 8 €/MWh per le CER sull’energia condivisa.

Inoltre c’è da considerare anche quella che viene definita come la remunerazione dell’energia immessa in rete a Prezzo Zonale Orario (pari a circa 50 €/MWh).

Quindi la somma di tutti i benefici ammonterebbe a circa 150-160 €/MWh.

Inoltre è bene precisare che gli incentivi per le comunità energetiche sono quindi cumulabili con altre agevolazioni fiscali. Ad esempio è possibile sfruttare gli Ecobonus 50% per l’installazione di un impianto ftv ed ottenere poi le agevolazioni per le C.E.R. Stesso discorso per quanto riguarda il Superbonus 110% o il Bonus Casa.

Quanto risparmio in bolletta?

Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda anche qui, ma è sempre bene ricapitolarne brevemente il funzionamento.

Le comunità energetiche rinnovabili, hanno anche l’innegabile pregio di ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 e di altri gas inquinanti. Ad esempio, se consideriamo che in Italia una famiglia tipo consuma circa 2700 kWh di energia elettrica all’anno, questa famiglia potrebbe ridurre le emissioni di circa 950 kg CO2 /anno. In altre parole, questa famiglia potrebbe replicare la stessa attività di assorbimento di 95 alberi con un conseguente notevole risparmio sulla bolletta della luce.

In termini economici tutto ciò, secondo alcuni studi, si traduce in un risparmio in bolletta annuale di circa 500€. Una cifra che può essere rivista verso l’altro senza problemi se si considera che il prezzo dell’energia non accenna a calare per i motivi di cui parlavamo in precedenza.

I vantaggi delle comunità energetiche

Non solo risparmio in bolletta della luce. Le comunità energetiche ti permettono di ottenere anche i seguenti tre tipi di vantaggi. Li abbiamo raccolti qui di seguito.

Risparmio in bolletta con le comunità energetiche rinnovabili

Il primo beneficio a cui si pensa e che spinge a far parte di una CER, è quello economico visto il risparmio in bolletta che è possibile ottenere. Consumare l’energia da fonti rinnovabili prodotta da un impianto in prossimità della propria abitazione fa risparmiare visto che si abbattono diverse voci di costo che compongono la bolletta, come gli oneri di energia, la quota dell’energia stessa e le tasse relativa a tali voci.

Oltre a questo tipo di guadagno c’è anche quello legato agli incentivi previsti sulla parte di energia prodotta e quello legato alle agevolazioni fiscali concesse dallo Stato per la realizzazione degli impianti.

Minor inquinamento

L’ambiente ringrazia coloro che decidono di creare una CER perché utilizzano fonti rinnovabili per produrre energia. Ciò contribuisce a ridurre significativamente le emissioni di Co2 e quindi è più sostenibile per l’ambiente in cui viviamo, già messo a dura prova. Oggigiorno, i principali impianti utilizzati nelle comunità italiane, sono quelli fotovoltaici che, notoriamente giocano un ruolo importante nella riduzione di Co2 e gas inquinanti di altra natura.

Contrasto alla povertà energetica

La povertà energetica è la difficoltà, a volte l’incapacità, di far fronte ai costi delle utenze. Oggi, quasi il 15% delle famiglie italiane non può permettersi di riscaldare casa adeguatamente, almeno secondo l’ Osservatorio della Commissione Europea. Ciò fa dell’Italia uno dei paesi europei i cui cittadini fanno più fatica a pagare le bollette di gas e luce.

Ottenendo un significativo risparmio in bolletta della luce grazie alle comunità energetiche si potrebbe quantomeno risolvere questo problema. Ricordiamo inoltre che non è necessario possedere un impianto fotovoltaico, e quindi sostenere un investimento, per far parte di una C.E.R.. In sostanza quindi, chiunque, anche chi non ha molta disponibilità economica, può farne parte.

Creare le Comunità energetiche rinnovabili quindi permette alle famiglie di tenere sotto controllo e ottimizzare i consumi, riducendo la spesa legate alle utenze.

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Decreto Aiuti: nuove semplificazioni per le rinnovabili in arrivo

Decreto Aiuti nuove semplificazioni in arrivo per puntare sempre di più sulle rinnovabili

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Il caro bollette è oramai, purtroppo, sotto gli occhi di tutti e sta gravando pesantemente sulle tasche degli italiani. In questo contesto, complicato dal conflitto tra Russia e Ucraina, l’Italia, come gli altri paesi europei sta quindi puntando in maniera importante sulle rinnovabili. Oltre a prevedere dei sostanziosi incentivi fiscali, i vari governi stanno adottando tattiche volte a semplificare l’iter procedurale. In particolare, il DL Energia (Dl 17 del 2022) ha approvato un numero consistente di misure a favore delle Fer. In particolare, possiamo dare il merito a questa misura di aver fatto ricadere il fotovoltaico ed il solare termico nel novero della manutenzione ordinaria a prescindere dalle modalità di installazione sui tetti.

Sulla stessa scia di semplificazioni, c’è anche il nuovo Decreto Aiuti Dl 50 del 2022 in corso di approvazione alla camera proprio in questi giorni. Alcune novità in arrivo con questo decreto riguardano i seguenti punti:

  • proroga dell’efficacia del permesso di costruire per gli impianti soggetti ad autorizzazione unica;
  • ampliamento delle aree idonee ope legis;
  • facilitazioni per l’installazione di impianti per strutture turistiche e termali;
  • introduzione di deroghe per la creazione di comunità energetiche rinnovabili anche in aree del Demanio militare.

In vista dell’approvazione del DL Aiuti quindi, proviamo ad analizzare, quali sono queste semplificazioni in arrivo.

Decreto Aiuti: proroga dell’efficacia del permesso di costruire per gli impianti soggetti ad autorizzazione unica

Il Testo unico dell’Edilizia è stato modificato al fine di prolungare fino a tre anni dal rilascio del permesso di costruire il termine entro cui devono essere iniziati i lavori per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Ovviamente questa tipologia di impianti deve comunque essere autorizzata con il procedimento relativo all’autorizzazione unica.

Criteri uniformi per la valutazione dei progetti

La Direzione generale del ministero della Cultura avrà, dopo l’approvazione del Decreto Aiuti, il compito di stabilire criteri uniformi per la valutazione dei progetti di impianti alimentati da fonti rinnovabili. L’obiettivo è stabilire dei principi omogenei volti a facilitare la conclusione dei procedimenti. Un passaggio ritenuto fondamentale per assicurare che eventuali valutazioni negative siano realmente basate sulla sussistenza di stringenti, comprovate e puntuali esigenze di tutela degli interessi culturali o paesaggistici.

Ampliato il perimetro delle aree idonee e dunque delle procedure accelerate

Il Decreto Aiuti di fatto amplia l’elenco delle aree considerate idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili intervenendo sul Dlgs 199 del 2021 (di recepimento della cosiddetta Red II). In particolare è previsto l’allargamento delle aree idonee ope legis e dunque il raggio d’azione delle procedure accelerate specifiche per le aree idonee. Vediamo come qui di seguito:

  • Saranno aree idonee ope legis le aree che non ricadono nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e paesaggistici. Stesso discorso per quelli che rientrano nella fascia di rispetto dei beni sottoposti a tutela ai sensi della Parte II (Beni culturali). La fascia di rispetto sarà determinata tramite una distanza dal perimetro di beni sottoposti a tutela di sette chilometri per gli impianti eolici e di un chilometro per gli impianti fotovoltaici. Sarà comunque necessario ottenere l’autorizzazione unica per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili.
  • I siti degli impianti fotovoltaici già esistenti in cui sono eseguiti interventi di modifica sostanziale saranno aree idonee ope legis. Tra questi interventi rientrano anche quelli che prevedono l’aggiunta di sistemi di accumulo di capacità non superiore a 3 MWh per ogni MW di potenza dell’impianto fotovoltaico. La modifica riguarda proprio la capacità dei sistemi di accumulo che viene portata a 8 MWh per ogni MW di potenza dell’impianto.
  • Il riconoscimento di un’area come idonea rende applicabili le procedure autorizzative semplificate (Dlgs 199 del 2021). In sostanza quindi, dopo l’approvazione del DL Aiuti, per ottenere i procedimenti di autorizzazione (inclusa la Via), l’autorità competente in materia paesaggistica dovrà esprimersi con parere obbligatorio non vincolante.  Inoltre, i termini delle procedure autorizzative vengono velocizzati dal momento che saranno ridotti di un terzo.
  • Tale disciplina varrà anche per le infrastrutture elettriche di connessione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Stesso discorso per le infrastrutture necessarie per lo sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale, qualora strettamente funzionale all’incremento dell’energia producibile da fonti rinnovabili.
  • Sono aree idonee ex lege anche le cave e le miniere cessate, non recuperate o abbandonate o in condizioni di degrado ambientale. Col Dl Aiuti si specifica che sono considerate aree idonee anche le porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento.

Cosa sono le aree idonee

Un decreto interministeriale si occuperà dell’individuazione dei princìpi e dei criteri per l’individuazione delle superfici e delle aree idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili. L’obiettivo di questa misura è quello di soddisfare la potenza individuata dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili.

In particolare, l’Italia intende perseguire un obiettivo di copertura, nel 2030, del 30% del consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili. Per il 2030 quindi, il consumo finale lordo di energia dovrebbe ammontare a 111 Mtep, di cui circa 33 Mtep da fonti rinnovabili. Questi decreti interministeriali hanno anche il compito di stabilire la ripartizione, tra le Regioni e le Provincie autonome, della potenza da installare. Nel frattempo il Dlgs 199 del 2021 ha individuato un elenco di aree idonee, che dunque sono aree idonee OPE LEGIS.

Decreto Aiuti: ecco le facilitazioni per impianti di strutture turistiche e termali

Il Decreto Aiuti introdurrà una facilitazione, seppure temporanea, per le strutture turistiche e termali che realizzano progetti di nuovi impianti fotovoltaici. I moduli in questione sono collocati a terra e non avranno potenza superiore a 1.000 kWp. Tali progetti, per un periodo di 24 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del Dl Aiuti, sono realizzabili con il regime amministrativo della Dila (Dichiarazione inizio lavori asseverata).

L’importante è che questi impianti siano finalizzati all’utilizzo dell’energia autoprodotta per i fabbisogni delle strutture. Inoltre, tali impianti dovranno essere collocati fuori dei centri storici e non essere soggetti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Regime Pas per impianti flottanti

Vengono sottoposti al regime della Procedura amministrativa semplificata (Pas) gli impianti solari fotovoltaici di potenza sino a 10 MW collocati in modalità flottante sullo specchio d’acqua di invasi e di bacini idrici. Fra questi sono compresi anche gli invasi idrici delle cave dismesse oppure quelli installati a copertura dei canali di irrigazione.

Cos’è la Pas (art. 6 Dlgs n. 28/2011)

La Pas o Procedura Autorizzazioni Semplificata consiste sostanzialmente in uno snellimento delle procedure per ottenere le autorizzazioni necessarie ad installare impianti F.E.R.. Il Decreto Aiuti vorrebbe estendere l’applicazione di questa procedura a più casistiche. 

Ad esempio, il proprietario dell’immobile potrà presentare al Comune una dichiarazione accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali. Tale dichiarazione dovrà:

  • essere presentata mediante mezzo cartaceo o in via telematica,
  • presentata almeno 30 giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori;
  • attestare la compatibilità del progetto con gli strumenti urbanistici approvati e i regolamenti edilizi vigenti;
  • verificare il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.

Per la Pas vale il meccanismo del silenzio assenso: trascorso il termine di 30 giorni dalla presentazione della Pas. Senza riscontri o notifiche da parte del Comune, è possibile iniziare i lavori.

Decreto Aiuti: previsto un incremento delle rinnovabili per il settore agricolo

Il Decreto aiuti introduce nuovi sostegni in favore delle imprese del settore agricolo, zootecnico e agroindustriale che installano impianti da rinnovabili sulle coperture delle proprie strutture produttive. Tali impianti dovranno però avere una potenza eccedente il consumo medio annuo di energia elettrica, compreso quello familiare. A tali soggetti è inoltre consentita la vendita in rete dell’energia elettrica prodotta.

Decreto Aiuti e comunità energetiche: come si legano?

Come abbiamo visto qui, le comunità energetiche prevedono la possibilità di associarsi per produrre, distribuire e consumare energia. Lo scopo è quello di far ottenere dei prezzi vantaggiosi di consumo ai vari membri della comunità in modo da poter generare un risparmio diffuso in bolletta. Far parte di una comunità energetica non pregiudica l’accesso ad altre detrazioni fiscali, o altre iniziative volte alla promozione degli impianti rinnovabili.

Ecco quindi che le misure contenute nel Decreto Aiuti potranno indubbiamente favorire anche la nascita e la diffusione delle comunità energetiche. Se è più facile installare impianti fotovoltaici, sia per privati che per imprese, allora sarà anche più facile dar vita alle C.E.R con tutti i vantaggi, economici ed ambientali che ne conseguono.

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Perché è possibile risparmiare sulla bolletta della luce con le comunità energetiche?

Cerchi un modo per risparmiare sulle bollette della luce? Le comunità energetiche sono quello che fa per te. Scopriamo perché

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Partecipare ad una comunità energetica significa partecipare ad un’associazione che ti permette al tempo stesso di produrre e condividere l’energia. Questa energia elettrica, prodotta tramite impianti fotovoltaici, potrà quindi essere utilizzata dai membri della Comunità Energetica (C.E.R.) per il proprio fabbisogno. Utilizzando questa energia che i membri della Comunità condividono fra loro, costoro possono risparmiare sulla bolletta della luce in maniera considerevole. Un’esigenza, quella di risparmiare sulla bolletta della luce, che è sempre più sentita, visti i recenti rincari del prezzo dell’energia dovuti anche al conflitto tra Russia e Ucraina che ancora sembra essere lontano dalla fine.

Al tempo stesso inoltre, quello della comunità energetica è un meccanismo che permette ai loro membri di rispettare l’ambiente: l’energia che produce la comunità si avvale infatti di fonti rinnovabili. In questo senso, le comunità energetiche rinnovabili, hanno anche l’innegabile pregio di ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 e di altri gas inquinanti. Ad esempio, se consideriamo che in Italia una famiglia tipo consuma circa 2700 kWh di energia elettrica all’anno, questa famiglia potrebbe ridurre le emissioni di circa 950 kg CO2 /anno. In altre parole, questa famiglia potrebbe replicare la stessa attività di assorbimento di 95 alberi con un conseguente notevole risparmio sulla bolletta della luce.

Ma cosa sono le comunità energetiche? Perché e quanto è possibile risparmiare sulle bollette facendo parte di una C.E.R.? Abbiamo cercato di fare il punto della situazione qui di seguito.

Cosa sono le comunità energetiche

Una comunità energetica rinnovabile è un insieme di cittadini che collaborano fra di loro, associandosi. L’obiettivo di questa associazione è quello di produrre, consumare e gestire l’energia tramite uno più impianti energetici locali come ad esempio quelli fotovoltaici. Tutte hanno lo stesso obiettivo: autoprodurre energia rinnovabile a prezzi accessibili per i propri membri, anche se ovviamente ognuna ha le proprie caratteristiche.

I principi fondanti di una comunità energetica sono il decentramento e la localizzazione della produzione di energia. Cittadini, attività commerciali, imprese e altre realtà del territorio possono fare comunità per produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e collaborazione. In questo modo si va verso un vero e proprio cambio di paradigma per quanto riguarda la distribuzione di energia. Da una rete “uno a molti” si passerebbe ad una rete “molti a molti” bypassando di fatto e quindi riducendo di molto quelli che sono i costi di distribuzione della stessa.

Ma non solo, producendo da soli l’energia di cui necessitano, i membri di una CER non hanno bisogno di prelevarla dalla rete: ecco perché, in soldoni, è possibile risparmiare sulla bolletta della luce.

Come funziona una comunità energetica: spieghiamo perché è possibile risparmiare sulla boleltta della luce

Una comunità energetica possiede un proprio impianto di produzione di energia e consuma ciò di cui ha bisogno. Di una comunità energetica possono quindi far parte due tipi di soggetti:

  • produttori: ovvero coloro che possiedono un impianto fotovoltaico e che decidono di mettere in comune con gli altri membri della comunità l’energia che l’impianto produce in eccesso;
  • consumatori: ovvero coloro che non possiedono un impianto FTV ma che decidono di entrare a far parte di una C.E.R.

I membri di una comunità devono produrre energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili. Potrebbe quindi essere prodotta da una una centrale fotovoltaica o eolica a disposizione della collettività, oppure da una serie di impianti individuali collegati fra loro. In quest’ultimo caso rientrano ad esempio un sistema fotovoltaico installato sul tetto di una casa, di un’azienda, di una sede di un’amministrazione pubblica o di un condominio.

L’energia che gli impianti di una CER producono in eccesso, ovvero quella che i proprietari degli impianti non riescono ad auto-consumare, viene immessa nella rete locale. Ed è proprio tramite questa rete che tale energia viene gestita accumulandola e restituendola agli utenti nel momento del bisogno facendo in modo che sia possibile risparmiare sulle bollette.

Tipologie di comunità energetiche

.Le comunità energetiche possono essere di due tipi:

  • Comunità Energetica Rinnovabile: sfrutta il principio di autonomia tra i membri e sulla necessità che si trovino in prossimità degli impianti di generazione. Questa comunità può gestire l’energia in diverse forme (elettricità, calore, gas) a patto che siano generate da una fonte rinnovabile.
  • Comunità Energetica di Cittadini: non prevede i principi di autonomia e prossimità e può gestire solo l’elettricità.

I partecipanti ad una C.E.R. sono considerati alla stregua di normali consumatori e di conseguenza mantengono i loro diritti come clienti finali. Fra questi diritti sono compresi quelli di scegliere il proprio fornitore ed uscire dalla comunità quando lo desiderano. Ne consegue pertanto che la partecipazione alla comunità è aperta e basata su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori.

Qual è la normativa

Le direttive UE, stabilite nel pacchetto legislativo “Energia pulita per tutti gli europei” (CEP – Clean Energy Package), cercano di mettere in atto quadri giuridici adeguati a consentire la transizione energetica e dare un ruolo di primo piano ai cittadini nel settore dell’energia. E’ all’interno di questo pacchetto legislativo che possiamo rintracciare la seguente definizione di C.E.R.:

“un soggetto giuridico” fondato sulla partecipazione aperta e volontaria, il cui scopo prioritario non è la generazione di profitti finanziari, ma il raggiungimento di benefici ambientali, economici e sociali per i suoi membri o soci o al territorio in cui opera. Per garantire il carattere no profit delle comunità energetiche, non è ammessa la partecipazione, in qualità di membri della comunità, di aziende del settore energetico (fornitori e ESCO) che possono, invece, prestare servizi di fornitura e di infrastruttura.”

In Italia, a normare le C.E.R, è l’articolo 42-bis del Decreto Milleproroghe. E’ proprio questo articolo a definire i concetti di autoconsumo collettivo e comunità energetica. Ma non solo questo dal momento che l’articolo prevede l’introduzione di una tariffa di incentivo, per remunerare l’energia autoconsumata istantaneamente. In questo modo il legislatore ha cercato di promuovere l’utilizzo di sistemi di accumulo e la coincidenza fra produzione e consumo.

Ovviamente esistono delle norme che regolano l’accesso a questi incentivi. In particolare, l’impianto deve essere nuovo, ossia, installato dopo il 1º marzo 2020. La tariffa di incentivo sarà cumulabile con le detrazioni fiscali e dipenderà dal tipo di energia (autoconsumata oppure non consumata ed emessa in rete).

Altre condizioni che devono verificarsi per ottenere l’accesso alla comunità sono le seguenti:

  • La comunità energetica rinnovabile deve essere formata dai consumatori ubicati nelle prossimità dell’impianto di generazione;
  • Gli impianti fotovoltaici devono avere potenza complessiva non superiore a 200 kW.

Perché è possibile risparmiare sulla bolletta della luce? Quanto si risparmia?

Gli incentivi per le comunità energetiche sono quindi cumulabili con altre agevolazioni fiscali. Ad esempio è possibile sfruttare gli Ecobonus 50% per l’installazione di un impianto ftv ed ottenere poi le agevolazioni per le C.E.R. Stesso discorso per quanto riguarda il Superbonus 110% o il Bonus Casa.

In questo modo imprese, enti locali e cittadini possono ottenere un risparmio economico elevato grazie alla riduzione dei costi. L’energia elettrica viene infatti autoprodotta e non prelevata dalla rete elettrica nazionale consentendo di risparmiare sulla bolletta della luce. Il risparmio è particolarmente evidente sulla quota di energia prelevata dalla comunità da parte dell’utente visto che le componenti variabili della bolletta (quota energia, oneri di rete e imposte come accise e IVA) sono ridotte di molto.

Riprendendo il nostro esempio di prima, una famiglia tipo che consuma circa 2700 kWh di energia elettrica all’anno, può arrivare, secondo alcune stime, a risparmiare sulla bolletta della luce circa 500€ l’anno. Una cifra ancora maggiore se si considera che il prezzo dell’energia non accenna a calare per i motivi di cui parlavamo in precedenza.

Risparmiare sulla bolletta della luce con le comunità energetiche ma non solo… é possibile anche guadagnare!

Far parte di una comunità energetica non permette solo di risparmiare sulla bolletta della luce, ma anche di guadagnare!

Le comunità energetiche in Italia possono ottenere un beneficio tariffario per 20 anni gestito dal GSE (Gestore Servizi Energetici). Il beneficio consiste in un corrispettivo unitario e delle tariffe premio (incentivanti) che sono pari a:

  • 100 euro/MWh ,per i gruppi di auto consumatori;
  • 110 euro/MWh per le comunità energetiche.

In più, produrre energia con un impianto fotovoltaico può rappresentare una fonte di guadagno grazie ad altri meccanismi incentivanti. Ricordiamo a questo proposito lo Scambio sul Posto, il Ritiro Dedicato e il Decreto Ministeriale Isole Minori.

La norma prevede anche la restituzione di alcune voci in bolletta a fronte dell’evitata trasmissione dell’energia in rete che questi impianti permettono. Ciò comporta un ulteriore sgravio che Arera quantifica in:

  • 10 €/MWh per l’Autoconsumo Collettivo;
  • 8 €/MWh per le CER sull’energia condivisa.

Inoltre c’è da considerare anche quella che viene definita come la remunerazione dell’energia immessa in rete a Prezzo Zonale Orario (pari a circa 50 €/MWh).

Quindi la somma di tutti i benefici ammonterebbe a circa 150-160 €/MWh.

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Piano REPower EU: cosa c’è da sapere?

Cos’è il Piano REPower EU? In cosa consiste? Perché se ne sta parlando insistentemente in questi giorni?

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La crisi climatica, e soprattutto quella energetica, stanno avanzando indisturbate ed imperterrite. A fare i conti con l’avanzata di queste catastrofi sono soprattutto i paesi ed i cittadini dell’Unione Europea, viste anche le conseguenze del conflitto tra Russia ed Ucraina. Il risultato di tutto ciò è infatti una crescita esponenziale del prezzo dell’energia che è aumentato del 131% per quanto riguarda l’elettricità e del 95% per quanto riguarda il gas.

Non è affatto un caso quindi che gli sforzi congiunti della commissione europea e di tutti gli stati membri dell’organizzazione sovranazionale siano orientati in una direzione più green e sostenibile. Sono molte infatti le manovre in corso di approvazione, o gli stanziamenti dei fondi, volti a guidare le nazioni europee verso una transizione ecologica e quindi verso l’impiego di fonti di energia rinnovabili. L’obiettivo finale infatti è quello di portare l’Europa ad un livello maggiore di rispetto per l’ambiente abbattendo drasticamente le emissioni di CO2 e perseguendo il distaccamento dalla Russia da un punto di vista di dipendenza energetica.

Questi obiettivi sono in realtà stati previsti per la prima volta dalla Agenda 2030 e stipulati durante il patto di Parigi e prevedono la riduzione 1,5 gradi centigradi il riscaldamento globale riuscendo al contempo a diffondere il più possibile ogni tipo di fonte di energia rinnovabile. Un obiettivo ambizioso quest’ultimo visto che si riferisce sia all’ambito civile, che quello industriale.

Proprio per perseguire questi obiettivi, lo scorso 18 Maggio 2022, l’Unione Europea ha approvato il piano REPower EU.

Abbiamo cercato di esaminare gli aspetti principali del piano REPower EU in questo approfondimento insieme ai nostri esperti.

Cos’è il piano REPowerEU

Il Piano REPower EU dovrà servire all’Unione Europea per emanciparsi dalle fonti di combustibile fossile vendute alla Russia. Il tempo massimo per riuscire in questo intento è di 5 anni. Per riuscire a raggiungere questo obiettivo sono stati stanziati circa 300 miliardi di Euro tra sovvenzioni e finanziamenti e prestiti. Le condizioni sembrano quindi essere abbastanza vantaggiose.

Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha riassunto il piano Repower EU in 3 azioni principali:

  • Cambio dei fornitori attuali di luce, gas e ogni altra fonte energetica russa con lo scopo di inasprire le sanzioni verso questo Stato;
  • Dare una spinta netta e decisa per fare crescere le energie rinnovabili. L’utilizzo di queste fonti dovrebbe aumentare del 45% in più rispetto alla quota attuale. Il tutto entro il 2030;
  • Permettere la concretizzazione del risparmio energetico europeo riprendendo così una tematica che, causa pandemia, si era in un certo senso bloccata dopo anni e anni di dialogo. Punto chiave è quello della strategia solare, che ha lo scopo di amplificare lo sfruttamento dell’energia solare. Tuttavia, a preoccupare, in questo caso, sono i tempi.

Come funziona il piano PERowerEU

Il piano REPower EU prevede la distribuzione ai vari Stati Membri di fondi o erogazione di prestiti. Essi però verranno erogati in base ai progetti che vogliono porre in essere. I progetti dovranno quindi essere volti da un lato all’azzeramento della dipendenza energetica dalla Russia prima del 2027, dall’altro a finanziare almeno il 95% della transizione energetica.

In tal senso, sono state previste anche ulteriori raccomandazioni anche al consumo dei singoli cittadini. Tra queste raccomandazioni vi sono anche le seguenti:

  • diminuire la velocità in autostrada,
  • fare buon uso degli impianti di riscaldamento e raffrescamento,
  • ricorrere alla mobilità sostenibile rappresentata sia dai mezzi pubblici che da vetture a emissioni zero.

Un’altra misura prevista è anche la realizzazione della EU Energy Platform, ovvero una piattaforma che metterà in comunicazione domanda e offerta di gas. Il fine è facilitare gli acquisti di gas e metterli in comune all’interno dell’Unione, anche tramite la realizzazione di infrastrutture adeguate sia per lo stoccaggio che per il trasporto.

In sostanza, la piattaforma dovrebbe essere un meccanismo in grado di mettere in comunicazione domanda e offerta, al fine di facilitare gli acquisti di gas e metterli in comune all’interno dell’Unione, avendo inoltre cura di costruire infrastrutture specifiche sia per lo stoccaggio che per il trasporto. A questo scopo sono previsti 10 miliardi di investimenti per l’adeguamento di queste infrastrutture, potenziando in particolare il corridoio sud del gas e la costruzione di un gasdotto TANAP.

Solar Strategy EU, il futuro del fotovoltaico

Il piano REPower dell’Unione Europea si concentra anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili grazie alla strategia chiamata EU Solar Strategy,

Come è facilmente intuibile dal nome, la strategia si basa sullo sfruttamento dei tetti fotovoltaici introducendo l’obbligo di installazione per questi impianti sui tetti dei nuovi edifici commerciali e pubblici con area superiore ai 250 mq. Inoltre, entro il 2029, tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione dovranno disporre di tetti solari.

Lo scopo energetico da raggiungere con questa iniziativa come dichiarato dall’Unione Europea è quello di raggiungere i 25 TWh di energia entro il 2025. Di fatto quindi di fatto quindi ci sarà un raddoppio della capacità fotovoltaica di tutta l’Unione, installando fino a 600 nuovi GW prima o entro il 2030.

Comunità energetiche e Solar Strategy EU

Quella dell’obbligo degli impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici è una mossa che è pienamente coerente con il piano di transizione ecologica predisposto dall’Unione Europea. Ma non solo.

Si tratta di una mossa che apre senza dubbio la strada alla realizzazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili che si basano appunto sugli impianti fotovoltaici. Tra l’altro, almeno in Italia, queste configurazioni possono anche fruire di incentivi come questi qui.

La volontà della Commissione Europea è attestata anche dalla velocizzazione del rilascio di autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici, altro punto a favore delle comunità energetiche. E’ infatti stato dichiarato che l’installazione di nuove strutture per aumentare l’efficienza energetica rinnovabile dell’Unione Europea è un interesse pubblico che prevale su tutti gli altri.

Per tutte le altre informazioni necessarie, consultabili anche in lingua italiana, è possibile cliccare qui.

Per rimanere aggiornato o per richiedere ulteriori informazioni compila il form che trovi in questa pagina ed aspetta di essere ricontattato da un nostro operatore!

Quali sono i vantaggi delle comunità energetiche?

Alla scoperta di tutti i vantaggi delle comunità energetiche che si possono ottenere dal farne parte. Scopri come risparmiare sulle bollette!!!

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Dopo il recepimento delle normative europee RED II anche in Italia è possibile costituire le cosiddette comunità energetiche rinnovabili.

Ma in cosa consistono questi nuovi soggetti? Ma soprattutto, quali sono i vantaggi delle comunità energetiche? Perché farne parte?

Cominciamo subito col precisare che le comunità energetiche rinnovabili non sono altro che un insieme di soggetti che possono essere sia privati, sia imprese che enti pubblici che gestiscono la produzione ed il prelievo di uno o più impianti ad energia rinnovabile. Sostanzialmente quindi, soggetti in possesso di impianti F.E.R. si associano fra di loro, anche con soggetti che non ne possiedono, condividendo l’energia. In questo modo si cerca di realizzare il concetto di autoconsumo di energia che a ben vedere comprende anche quello di indipendenza energetica.

Producendo di fatto l’energia di cui hanno bisogno, i soggetti di una comunità energetica rinnovabile, non devono prelevarla dalla rete elettrica nazionale. Non prelevandola, o quanto meno prelevandone in minima parte, i membri di una comunità energetica hanno notevoli vantaggi economici!

Ovviamente i vantaggi delle comunità energetiche non sono solo economici ma sono molteplici. In questo approfondimento abbiamo cercato di esaminarne in maniera approfondita i principali.

Comunità energetiche come funzionano

Prima di esaminare i vantaggi delle comunità energetiche abbiamo ritenuto opportuno spiegarne brevemente il funzionamento. Solo in questo modo potrai farti un’idea più precisa dei loro plus.

Le comunità energetiche sono un gruppo di soggetti (comuni, condomini, famiglie o cooperative) capaci di produrre, consumare e condividere energia nel rispetto del principio di autoconsumo energetico e autosufficienza, utilizzando impianti che producono energia pulita rinnovabile come appunto quelli fotovoltaici. Questi soggetti infatti possono essere suddivisi a loro volta in produttori di energia, coloro che effettivamente possiedono un impianto F.E.R. (come quello fotovoltaico) o consumatori, coloro che non ne possiedono uno.

La novità delle C.E. non è però tanto la possibilità di produrre energia da impianti fotovoltaici, quanto la possibilità di scambiare e accumulare energia tra i cittadini. In questo modo quindi tutti, famiglie, condomini, stabilimenti produttivi, cooperative, possono produrre e consumare l’energia che producono essendo di fatto indipendenti dalla rete elettrica nazionale.

E’ evidente quindi che il far parte di una comunità energetica comporti dei notevoli vantaggi economici. Vantaggi economici ampliati dalla possibilità di usufruire di tariffe incentivanti per il consumo di energia elettrica. Ma non solo. Producendo da fonti rinnovabili l’energia per soddisfare il proprio fabbisogno, si abbattono di fatto i consumi di energia prodotta da combustibili fossili. In questo modo non è solo il portafoglio a trarne vantaggio ma anche l’ambiente.

I vantaggi delle comunità energetiche

Nel paragrafo precedente abbiamo accennato ad alcuni, i principali, vantaggi delle comunità energetiche. In questo però approfondiamo l’argomento ancora di più. I vantaggi delle comunità energetiche sono i seguenti.

I vantaggi ambientali delle comunità energetiche

Senza dubbio, un dei principali vantaggi delle comunità energetiche è l’abbattimento delle emissioni di CO2. I soggetti che ne fanno parte infatti si producono da soli l’energia che consumano. Per produrre questa energia vengono utilizzati impianti a fonti rinnovabili come quelli fotovoltaici.

E’ quindi evidente che non gravando sui consumi elettrici dei grandi distributori hanno bisogno di meno energia. Energia che questi grandi distributori producono tramite combustibili fossili quindi immettendo in atmosfera grandi quantità di CO2. Non consumando questa energia oltre che producendo energia da fonti rinnovabili quindi, i soggetti che fanno parte delle C.E.R. hanno l’innegabile vantaggio di salvaguardare l’ambiente che li circonda abbattendo le emissioni di gas serra.

Vantaggi sociali

Alla base del concetto di comunità energetica c’è appunto il concetto di comunità, il cui significato è da rintracciare nella pratica del mettere in comune o condividere. In questo caso si condivide fra i membri l’energia che gli stessi membri producono mettendola in comune.

Questo concetto ha una forza spaventosa anche dal punto di vista culturale. In un epoca in cui l’individualismo la fa da padrone, con il conseguente impoverimento delle dinamiche sociali fra le persone, puntare tutto su di un concetto che si basa sullo spirito comunitario è a dir poco rivoluzionario. Una rivoluzione necessaria sia per ragioni economiche, viste le continue oscillazioni dei prezzi dell’energia, complice anche la guerra tra Russia e Ucraina, ma anche per ragioni ambientali, in quanto il punto di non ritorno per la salvaguardia del nostro pianeta è sempre più vicino.

Vantaggi economici

I vantaggi delle comunità energetiche sono senza dubbio anche economici, non solo da un punto di vista individuale ma anche della collettività. Una ricerca del Politecnico di Milano che quantifica il giro di affari legato alle comunità energetiche in 29 miliardi di euro. Un giro di affari che potrebbe valere ben 2 punti del PIL nazionale e che contribuisce in maniera significativa all’indipendenza energetica del paese.

Le comunità energetiche sono quindi un asset economico strategico per lo stato italiano, soprattutto in questo periodo in cui il costo dell’energia sta salendo alle stelle.

Vantaggi delle comunità energetiche: risparmio in bolletta

Grazie alla distribuzione dell’energia autoprodotta fra i membri della comunità energetica quest’ultima potrà essere alleggerita dei costi di distribuzione dell’energia e degli altri oneri tipici dei fornitori di energia. Se uniamo questo fattore all’evidenza che l’energia che i membri della comunità producono viene utilizzata per il loro fabbisogno è evidente che i costi delle bollette saranno notevolmente ridotti!

Inoltre, per i membri delle comunità energetica sono previste anche delle tariffe incentivanti nel caso in cui essi dovessero consumare energia prelevandola dalla rete elettrica nazionale. Tariffe incentivanti di cui parliamo qui di seguito.

I vantaggi delle comunità energetiche: le tariffe incentivanti

Fra i vantaggi del far parte di una Comunità Energetica come Valore Comunity c’è anche quello di poter godere di particolari tariffe incentivanti sul consumo di energia. Queste tariffe sono diverse in base alla tipologia di iscrizione alla Comunità Energetica. E’ infatti possibile iscriversi ad una C.E. come:

  • Soggetto produttore;
  • Soggetti consumatori.

I vantaggi per i soggetti produttori

Coloro che entrano a far parte della comunità come soggetti produttori possono godere di più comunità energetiche vantaggi. Il primo di questi vantaggi è quello di poter accedere alla tariffa incentivante riportata qui di seguito:

  1. 100 €/MWh se l’impianto di produzione fa parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;
  2. 110 €/MWh se l’impianto fa parte di una comunità energetica rinnovabile.

Sarà inoltre possibile remunerare l’energia immessa nella C.E. ottenendo il Prezzo Zonale Orario, pertanto la somma dei benefici varia ammonta a circa 0,16 cent di Euro per kWh.

I benefici per i consumatori

Ci sono vantaggi economici anche per coloro che invece partecipano alla Comunità Energetica come consumatori ovvero per coloro che non possiedono un impianto fotovoltaicoARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha infatti definito la restituzione in bolletta di alcuni importi a fronte dell’evitata trasmissione dell’energia nella rete nazionale. Questi importi ammontano ad una cifra compresa tra gli 8 ed i 10 Cent di Euro per ogni kWh.

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Le comunità energetiche rinnovabili per la transizione ecologica

Le comunità energetiche rinnovabili sono la soluzione da adottare per superare lo stallo della transizione ecologica

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La guerra in Ucraina ha portato il tema dell’energia prepotentemente alla ribalta in questi ultimo periodo. Il conflitto fra le forze armate della Russia e quelle Ucraine ha infatti avuto l’effetto di provocare un netto innalzamento dei prezzi del gas e di conseguenza anche dell’energia. D’altronde la Russia è il principale esportatore di metano nel mondo pertanto è inevitabile che il conflitto non abbia conseguenze in tal senso.

A pagare le conseguenze di tutta questa situazione, sono le persone normali come te, oppure le imprese. Sono in molti infatti a trovarsi in difficoltà a pagare le bollette dell’energia con gli aumenti che si sono verificati. Aumenti che in alcuni casi arrivano anche al 98%.

Ovviamente in questa situazione sono molti a cercare un modo per risparmiare sulle proprie spese energetiche. Un modo che esiste e che oltre all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili prevede anche l’entrata in vigore delle comunità energetiche rinnovabili. A dire il vero, il tema delle comunità energetiche rinnovabili, è stato introdotto nel 2019 grazie al pacchetto UE “Energia pulita per tutti gli europei”. Misure che sono state recepite, anche se in maniera sperimentale dal momento che è stata aperta la possibilità per i cittadini di associarsi per produrre energia da fonti rinnovabili.

Ma che cosa sono le comunità energetiche rinnovabili? Che ruolo possono avere nella transizione energetica? E a che punto siamo nella loro implementazione a circa due anni dall’introduzione?

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione sulle comunità energetiche rinnovabili con i nostri esperti cercando anche di spiegare perché sono fondamentali nel processo di transizione ecologica italiano.

Comunità energetiche rinnovabili: cosa sono?

Le comunità energetiche rinnovabili prevedono la possibilità, per i cittadini, di associarsi con l’obiettivo di produrre, consumare o cedere energia che loro stessi producono da fonti rinnovabili. Le fonti di produzione possono essere le più disparate come ad esempio il fotovoltaico, l’eolico o il micro-idroelettrico.

A dire il vero possiamo già affermare che le fonti di produzione dell’energia che si svilupperanno di più sono quelle legate al fotovoltaico. E’ infatti palese come i cittadini e le imprese cerchino di sfruttare il più possibile le superfici inutilizzate dei loro edifici come ad esempio i tetti, i tetti dei capannoni industriali, oppure le aree dismesse di loro proprietà.

Il concetto alla base delle comunità energetiche rinnovabili è un concetto che quindi si basa sul buon senso che però, prima del recepimento delle normative, almeno in Italia, era vietato. Nonostante questo alcune comunità, simili a quelle di cui parliamo in questo approfondimento, sono sempre esistite in Italia. Comunità che, come ad esempio quelle locate nelle zone dell’arco alpino, ritenute non profittevoli all’allaccio, hanno permesso di abbattere i costi anche del 40-50% delle bollette.

Queste comunità, dopo il grande interesse che si sta generando attorno alle rinnovabili, stanno tornando sempre più alla ribalta. Grazie alla nuova normativa si è infatti aperta una nuova fase che permette in maniera facile e piuttosto efficiente di realizzare nuove comunità energetiche in cui cittadini, amministrazioni e imprese possono consociarsi per produrre energia pulita. Uno studio di Enel-Ambrosetti prevede 35mila comunità energetiche nel nostro paese entro il 2030.

Dall’individuo alla collettività

Uno degli aspetti più innovativi delle comunità energetiche rinnovabili è il passaggio dall’individuo alla collettività e che si rifletterà per forza di cose anche sull’architettura delle reti.

Questo cambio di paradigma deve però essere supportato anche da un’adeguata comunicazione oltre che da azioni politiche congrue. Non è più l’individuo da solo a cambiare le cose ma l’insieme di individui che ha un potere maggiore di cambiare le cose. Quindi non basta più incentivare l’installazione di impianti a fonti rinnovabili sulle singole utenze domestiche, è necessario anche collegare fra di loro queste utenze e metterle in rete. L’autoconsumo di energia non deve più essere esclusivamente rivolto ai singoli, ma alle comunità, con evidenti vantaggi.

Così facendo, non solo i cittadini potrebbero trarne giovamento, ma si andrebbe incontro ad una vera e propria rivoluzione delle reti di distribuzione dell’energia. Non ci sarà più un unico distributore di energia verso molte utenze, ma ci saranno tante piccole reti all’interno delle quali i membri produrranno e condivideranno energia per il loro fabbisogno, senza quindi sfruttare la rete di distribuzione nazionale.

La sfida delle comunità energetiche rinnovabili è quindi quella, in un’epoca di di forte individualismo, di rimettere al centro la società come il vero motore della transizione ecologica. Certo le difficoltà non sono poche, eppure, se questa opportunità verrà sfruttata adeguatamente sono molti i vantaggi che se ne potrebbero ricavare.

Aspetti tecnici delle C.E.R.

Come funzionano le comunità energetiche rinnovabili nella pratica?

In questa sede non ci occuperemo di descrivere in maniera specifica i passaggi necessari alla creazione delle comunità energetiche rinnovabili. Se però se interessato a questo aspetto devi sapere che c’è un iter semplificato e poco costoso. Tuttavia, per percorrere questo iter senza intoppi è sempre bene affidarsi a dei professionisti come noi di Valore Comunity che organizzino il tutto.

La normativa che regola le Cer è ancora in fase sperimentale anche se questa fase dovrebbe chiudersi entro giugno 2022. Alcuni aspetti di questa normativa sono migliorabili anche se molto è già stato fatto dopo la ricezione del Decreto RED II (di cui parliamo qui). Possiamo comunque provare a fare un esempio per cercare di spiegare come funzionano le comunità energetiche rinnovabili in poche parole.

Alcuni soggetti, semplici cittadini, imprenditori o enti pubblici decidono di installare degli impianti fotovoltaici per la produzione, consumo e distribuzione di energia. La potenza di tutti questi impianti non deve però superare i 200 kw. Inoltre, questi soggetti devono trovarsi all’interno della stessa cabina di trasformazione di media/bassa tensione.

Durante il giorno, questi impianti, produrranno un quantitativo superiore di energia rispetto a quella effettivamente consumata dai membri della comunità. Energia che può essere immagazzinata all’interno di batterie di accumulo oppure immessa in rete tramite un meccanismo simile allo scambio sul posto. L’energia immagazzinata verrà redistribuita ai membri della comunità in un secondo momento. A questo punto è necessario distinguere in due tipologie i membri delle comunità energetiche rinnovabili: i soggetti produttori, coloro che possiedono un impianto, o i soggetti consumatori, coloro che invece consumano solamente energia.

Entrambi questi soggetti, a seconda della tipologia, possono godere di tariffe incentivanti sul consumo di energia, molto ridotte rispetto all’attuale costo dell’energia elettrica. Ecco perché far parte di una C.E.R. significa risparmiare in bolletta.

Qual’è il ruolo delle comunità energetiche nella transizione ecologica?

Le comunità energetiche rinnovabili sono un’alternativa ai grandi impianti industriali di energie rinnovabili? 

Quella che abbiamo di fronte è una sfida epocale: riuscire a ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in 7-8 anni. Non c’è quindi necessita di optare una scelta che esclude una delle due possibilità: la verità è che serve tutto. Servono le comunità energetiche rinnovabili, servono le pale eoliche, servono gli impianti fotovoltaici sui tetti delle proprie case ecc.

L’Italia è la seconda manifattura d’Europa e l’attività manifatturiera ha un bilancio energetico pesante. Non possiamo certo pensare di ridurre la nostra attività manifatturiera quanto piuttosto è necessaria una forte e convinta riconversione delle fonti di energia utilizzate fino a questo momento. Una transizione verso le energie rinnovabili che non può più aspettare anche a causa delle continue oscillazioni del prezzo dei combustibili fossili. Oscillazioni che non fanno altro che gravare sul nostro comparto produttivo già gravemente compromesso dalla pandemia.

In questo contesto, le comunità energetiche rinnovabili possono aiutare i cittadini a uscire da un ruolo passivo e diventare attori consapevoli, partecipi e entusiasti di questo enorme processo su scala globale.

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I prosumer di energia al centro della transizione ecologica

Le comunità energetiche ed i prosumer di energia al centro della transizione ecologica

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Le comunità energetiche, come abbiamo avuto modo di affrontare fra queste pagine, sono di fatto una nuova modalità democratica di partecipazione al mercato dell’energia. Obiettivo di questa nuova modalità è quello di ridurre i consumi e quindi in ultima analisi, i costi dell’energia. Costi che, dato il recente contesto geo-politico non fanno altro che aumentare a vista d’occhio.

Al centro di questa nuova configurazione fa la comparsa un nuovo soggetto: il prosumer di energia (ne parliamo anche qui). Le comunità energetiche infatti si basano sulla produzione e l’auto-consumo di energia da parte con soggetti che si associano fra di loro. Questi soggetti possono essere dei semplici consumatori oppure anche dei prosumer di energia ovvero al tempo stesso produttori e consumatori. L’energia prodotta dagli impianti viene infatti condivisa fra i membri della comunità.

Le comunità energetiche, come approfondiremo tra poco, possono anche comprendere la gestione di parte del sistema energetico, godere di incentivi, sconti in bolletta e contributi del Pnrr per realizzare gli impianti.

Continua a leggere per scoprire di più sulle comunità energetiche e sui prosumer di energia.

Cosa sono le comunità energetiche?

Proviamo a spiegare il concetto di comunità energetica tramite un semplice esempio.

Immaginiamo che alcune famiglie di un piccolo Comune si associno con alcune attività imprenditoriali del territorio e con parte della pubblica amministrazione. L’obiettivo dell’associazione in questione è quello di installare degli impianti fotovoltaici sui tetti dei loro edifici. Trovandosi all’interno dello stesso comune, questi soggetti si troverebbero a condividere la stessa cabina primaria, utilizzando di fatto la stessa porzione di rete “locale” di distribuzione dell’energia. Associandosi fra di loro, questi soggetti, di fatto danno vita ad una comunità energetica. All’interno della comunità è possibile scambiarsi fra di loro l’energia che producono gli impianti fotovoltaici dei soggetti prosumer di energia. In questo modo, i membri della comunità riescono ad ottenere un risparmio non indifferente.

Condividendo l’energia dei prosumer di energia fra tutti i membri della comunità, si attua quello che viene definito come autoconsumo di energia. Ed è evidente come sia possibile auto-consumare questa energia tutte le volte che gli impianti che fanno parte della comunità ne producono abbastanza. Auto-consumare l’energia significa non dover ricorrere a quella distribuita dalla rete elettrica nazionale. Inoltre, questa energia viene distribuita tramite la rete locale, pertanto non sarà caricata degli oneri di distribuzione.

Consumatori e prosumer di energia: tutti i vantaggi delle comunità energetiche

Abbiamo appena accennato ad alcuni vantaggi di cui potrebbero usufruire i membri della comunità, sia per quanto riguarda i soggetti consumatori, sia per quanto riguarda i prosumer di energia. In particolare. i benefici che si possono ottenere dal farne parte sono dei benefici:

  • ambientali, perché si autoproduce energia pulita nel Comune,
  • economici perché non si paga l’energia auto-consumata da case, negozi, fabbriche e scuole quando gli impianti la stanno producendo. Inoltre si ha diritto a una tariffa incentivante per vent’anni (al momento fissata in ben 110 Euro per ogni MWh prodotto) e a ulteriori sconti in bolletta (alcune componenti regolate per un valore stimato in altri 10 Euro circa a MWh).
  • sociali, aggregandosi i membri possono realizzare impianti più grandi e funzionali,
  • rendersi più autonomi rispetto ai grandi fornitori e combattere la povertà energetica.

Precisiamo inoltre che i soggetti che decidono di installare degli impianti fotovoltaici possono comunque accedere a degli strumenti di finanza agevolata. Strumenti che i nostri esperti saranno felici nel consigliarti. Nel PNRR sono infatti previsti fondi dedicati ai finanziamenti a tasso zero per la progettazione e posa in opera degli impianti da parte di operatori del mercato (come le ESCo). Questi soggetti possono anche costruire tali impianti ed “affittarli” alla comunità, ricevendo in cambio un canone.

Chi può partecipare? Chi può diventare un prosumer di energia?

Le comunità energetiche rinnovabili devono essere controllate esclusivamente da persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali (es. comuni), gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale.

La partecipazione è aperta a tutti i consumatori, compresi quelli appartenenti a famiglie a basso reddito o vulnerabili.

Tuttavia, possono prendere parte alle comunità energetiche, anzi è fondamentale che lo facciano, tutti quei soggetti che affittino il proprio tetto, o che possiedano un impianto fotovoltaico in grado di produrre energia. In altre parole, senza prosumer di energia, non esisterebbero le comunità energetiche, ecco perché sono questi soggetti ad essere veramente al centro del progetto della realizzazione delle C.E.R.

Il ruolo delle C.E.R. nella strategia di decarbonizzazione

Nel 2015, a Parigi, si tenne la famosa conferenza Cop21 a cui presero parte tutti gli stati  della Convenzione sui cambiamenti climatici. In quella occasione si fissarono degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

L’anno successivo, l’Unione Europea stabilì i propri obiettivi e la strategia di decarbonizzazione nel CEP. Questi obiettivi e strategie sono ancora oggi contenuti in quello che è diventato noto come il Clean Energy for all European Package (CEP), ovvero un vero e proprio pacchetto di misure da attuare. E’ infatti proprio questo pacchetto ad originare misure come la direttiva si chiama RED II oltre a regolare il mercato interno dell’energia europeo (la direttiva si chiama IEM).

In entrambe le direttive le comunità energetiche occupano un ruolo di spicco. Le direttive in questione sono state attuate, anche se ancora in misura parziale anche in Italia, con una serie di norme, alcune già in vigore, alcune ancora da definire, entro metà giugno 2022.

Quali sviluppi si prevedono?

Entro giugno 2022 quindi, le regole per le comunità energetiche dovrebbero essere completate.

Dopo l’approvazione di queste regole è ragionevole supporre che gli operatori di mercato, soprattutto le ESCo, stimoleranno le comunità locali a creare e gestire delle CER. I soggetti che entreranno a far parte delle CER potranno godere dei benefici di cui abbiamo parlato poco prima, oltre a godere di importanti incentivi. Il Pnrr mette a disposizione 2,2 miliardi di Euro, con l’obiettivo di realizzare almeno 2000 MW, alcuni infatti sostengono che se ne possano realizzare molti di più. Sono inoltre previsti dei finanziamenti a tasso zero che potranno coprire anche il 100% dei costi di realizzazione.

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