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Normativa e prassi delle comunità energetiche rinnovabili: il punto

Un’analisi che passa dai benefici economici ai profitti finanziari su normativa e prassi delle comunità energetiche rinnovabili

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La Normativa e le prassi riguardanti le comunità energetiche rinnovabili delineano un quadro chiaro e specifico delle possibilità offerte alle imprese e ai singoli che vogliono diventare protagonisti di questo cambiamento. Esplorando la Normativa Comunità Energetiche Rinnovabili e le Prassi Comunità energetiche rinnovabili, si identifica una traiettoria che passa dai vantaggi economici tangibili ai profitti finanziari reali.

Tuttavia, per comprendere a fondo l’evoluzione di questo settore, è fondamentale tenere d’occhio le interpretazioni e gli aggiornamenti forniti dagli organi competenti. L’Agenzia delle entrate, ad esempio, si è occupata più volte di “Comunità energetiche rinnovabili” (Cer), mettendo in luce dettagli cruciali nell’ultima circolare n. 23/2022 (leggi il testo qui) e precedentemente con la risoluzione n. 18/2021 (“Comunità energetiche rinnovabili, le regole per fruire del Superbonus”) e con la risposta all’interpello n. 37/2022.

La base normativa delle Comunità Energetiche Rinnovabili trova le sue radici nell’articolo 42-bis del Dl n. 162/2019, convertito nella legge n. 8/2020. Questa disciplina, auto-qualificandosi come “transitoria”, rappresenta un passo preliminare nell’attuazione della Direttiva 2001 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018. L’obiettivo principale di questa Direttiva, noto come “Energy Union Strategy”, è ambizioso: raggiungere la decarbonizzazione del Continente entro il 2050.

Qui di seguito proveremo a fare un’analisi approfondita delle normative e delle prassi che riguardano le comunità energetiche in modo da fornirti un quadro completo della situazione.

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Le fonti da considerare nell’analisi della normativa e delle prassi delle C.E.R.

Prima di procedere con la nostra analisi della normativa e delle prassi delle C.E.R. riteniamo opportuno fornire questo breve elenco delle principali fonti da considerare:

  • Circolare n. 23/2022: Fornisce chiarezza su diversi aspetti delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
  • Risoluzione n. 18/2021: Stabilisce le regole per ottenere il Superbonus per le Comunità Energetiche Rinnovabili.
  • Interpello n. 37/2022: Risponde a specifici dubbi sull’applicazione della normativa.

La struttura normativa delle C.E.R. è stata arricchita ulteriormente grazie alla delibera Arera n. 318 del 4 agosto 2020 e al decreto attuativo emanato dal ministero per lo Sviluppo economico il 16 settembre 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 285 del 16 novembre 2020.

Dall’ottica fiscale, il quadro si completa con il legame delle CER al Superbonus. Nella legge di conversione 17 luglio 2020, n. 77 del decreto Rilancio (Dl n. 34/2020), infatti, si aggiungono i commi 16-bis e 16-ter all’articolo 119, espressamente dedicati alle CER.

La definizione delle Comunità di energia rinnovabile

Prima di procedere con la nostra analisi della normativa e delle prassi delle C.E.R. è necessario chiarire una volta per tutte chiarire: cosa rappresentano le CER?

A proposito di normativa e prassi, dobbiamo citare per forza di cose la risoluzione n. 18/2021. E’ tale risoluzione a identificarle come entità giuridiche basate su una partecipazione volontaria, controllate da azionisti o membri prossimi agli impianti rinnovabili.

La loro missione principale?

Non solo guadagni finanziari, ma offrire benefici ambientali, economici o sociali alle comunità locali e ai loro membri. Questa peculiarità, combinata con aspetti “fiscalmente” sensibili, ha attirato l’attenzione dell’Agenzia delle entrate, che ha profuso sforzi nell’analisi e chiarimento di questi aspetti.

I benefici economici delle C.E.R., il punto dell’Agenzia delle Entrate

Nell’ambito del fitto panorama delle normative e prassi Comunità Energetiche, si delineano con chiarezza i benefici economici garantiti alle Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.).

Riguardo ai “benefici economici”, la Risoluzione n. 18/2021 fornisce un quadro chiaro delle detrazioni fiscali a favore delle comunità. Al centro dell’attenzione della nostra analisi normativa e prassi C.E.R. in , si trovano in particolare:

  • l’articolo 16-bis, comma 1, lettera a) Tuir: offre una detrazione fiscale, distribuita in 10 quote annuali uguali, del 50% per le spese legate agli interventi di risparmio energetico e installazione di impianti da fonti rinnovabili, con un limite massimo di spesa di 96 mila euro.
  • l’articolo 119, comma 16-bis del Dl n. 34/2020: questa disposizione estende la detrazione dell’articolo 16-bis a impianti a fonte rinnovabile gestiti da soggetti C.E.R., con un limite di 200 kW e una spesa complessiva non superiore a 96 mila euro.

La Risoluzione n. 18/2021 stabilisce un collegamento tra queste normative, sottolineando che la detrazione fiscale dell’articolo 16-bis Tuir spetta anche alle comunità energetiche, indipendentemente dalla loro forma giuridica. L’unico requisito è che l’impianto soddisfi le esigenze energetiche dei membri della comunità, senza costituire una regolare attività commerciale.

In merito al comma 16-ter dell’articolo 119 del Dl n. 34/2020, l’Agenzia ha precisato che l’installazione di impianti fotovoltaici da parte delle C.E.R., se costituite come enti non commerciali, beneficia sia delle agevolazioni dell’articolo 16-bis che delle disposizioni del Superbonus, secondo l’articolo 119, comma 5 del Dl n. 34/2020. Ovviamente, ci sono dei criteri specifici da rispettare.

Inoltre, è importante evidenziare le modifiche normative alle C.E.R apportate dalla legge di Bilancio 2023 (legge n. 197/2022). Questa ha ridefinito il comma 16-ter dell’articolo 119 del Dl n. 34/2020, consentendo alle C.E.R. di accedere al Superbonus al tasso originario del 110% anche nel 2023, rispettando determinate condizioni.

Infine, riguardo ai “profitti finanziari” delle comunità energetiche, il comma 16-bis dell’articolo 119 del Dl n. 34/2020 assicura che l’operatività di impianti da parte delle C.E.R., se costituite come enti non commerciali, non rappresenti un’“attività commerciale abituale”.

Normativa e prassi delle C.E.R.: i punti fermi dell’Agenzia delle Entrate

Analizzando il complesso panorama delle normativa e prassi Comunità Energetiche, emerge chiaramente l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate nei confronti delle Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.).

L’Agenzia sottolinea, attraverso specifici chiarimenti, che i componenti delle C.E.R. possono annoverare un ampio spettro di soggetti:

  • persone fisiche,
  • condomìni (ne parliamo qui),
  • piccole e medie imprese,
  • enti territoriali o autorità locali, tra cui anche le amministrazioni comunali.

Tuttavia, esiste un’importante limitazione per le imprese private: partecipare ad una C.E.R. non deve rappresentare la loro “attività commerciale e industriale principale”.

Alle norme e prassi sulle Comunità energetiche si aggiungono inoltre ulteriori incentivi alla creazione e partecipazione nelle C.E.R. grazie al decreto Mise del 16 settembre 2020. Esso prevede, rispettando determinate condizioni, alcune significative agevolazioni da parte del GSE alle C.E.R., che possono tradursi in:

  • Tariffa premio per l’energia prodotta dagli impianti a fonti rinnovabili delle C.E.R.
  • Ristorni di specifici componenti tariffari non applicabili all’energia immediatamente autoconsumata.
  • Possibilità di ottenere corrispettivi per l’energia non autoconsumata, ma successivamente venduta. L’energia prodotta e inviata alla rete rimane a disposizione della comunità, ma può essere ceduta al GSE sotto la modalità del “ritiro dedicato”.

L’aspetto fiscale della normativa e delle prassi delle C.E.R.

La risoluzione n. 18/2021 entra nel dettaglio dell’aspetto fiscale della normativa e delle prassi delle comunità energetiche. Nel caso di persone fisiche, che non svolgono attività d’impresa, arti o professioni:

  • La “tariffa premio” non ha impatto fiscale poiché mira a incentivare non la vendita, ma l’autoconsumo immediato dell’energia, limitando l’energia non autoconsumata inviata alla rete.
  • Anche i componenti tariffari restituiti sono fiscalmente non rilevanti, considerati come un “contributo aggiuntivo dovuto alle perdite di rete evitate”.
  • Diversamente, il corrispettivo derivante dalla vendita dell’energia assume rilevanza fiscale, poiché genera per la comunità un reddito diverso legato ad un’attività commerciale non abituale, come definito nell’articolo 67, comma 1, lettera i) Tuir.

i chiarimenti sul corrispettivo per la vendita dell’energia

In merito alla normativa e prassi Comunità Energetiche, uno degli argomenti di maggiore interesse per le Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.) riguarda le specifiche del corrispettivo per la vendita dell’energia. Tale questione è stata esaminata in dettaglio da diversi documenti ufficiali.

Inizialmente, la circolare n. 23/2022, precisa che riguardo al corrispettivo erogato sia in relazione all’energia auto-consumata collettivamente sia all’energia eccedente non autoconsumata, la C.E.R., se non produce reddito d’impresa, è fiscalmente rilevante solo l’energia che supera l’autoconsumo istantaneo.

Un ulteriore approfondimento della normativa e prassi proviene dalla risposta n. 37/2022, dove l’Agenzia tratta le C.E.R. composte da soggetti diversi dalle persone fisiche e sui correlati aspetti Iva. Qui, la distinzione è chiara:

  • Se l’ente è non commerciale, le linee guida della risoluzione n. 18/2021 sono applicate: solamente il “corrispettivo per la vendita dell’energia” sarà assoggettato all’Ires, come delineato dall’articolo 67, comma 1, lettera i) del Tuir.
  • Invece, se la C.E.R. assume una forma giuridica commerciale, ogni somma percepita (tariffa premio, ristori e corrispettivi di cessione) si traduce in componenti positive del reddito di impresa. Tali somme influenzano quindi l’Ires e la tassazione correlata.

Per quanto riguarda l’Iva, l’Agenzia specifica che la tariffa premio e le componenti tariffarie restituite non hanno rilevanza. Secondo la normativa infatti sono viste come contributi a fondo perduto, esclusi dall’imposta ex articolo 2, comma 2, n. 1 Dpr n. 633/1972. Tuttavia, per i corrispettivi legati all’energia venduta, le distinzioni sono:

  • Le C.E.R. in forma di ente non commerciale hanno corrispettivi esclusi dall’Iva secondo le norme dell’articolo 119, comma 16-bis, primo periodo del Dl n. 34/2020, purché gli impianti rinnovabili non superino i 200 kW.
  • Al contrario, se avviene una cessione in ambito commerciale, i corrispettivi sono assoggettati all’Iva, con tutti gli obblighi connessi per il referente.

Questo panorama, sebbene definito, potrebbe subire variazioni post-sessione di bilancio per il 2024. Compila il modulo con i tuoi dati per non perderti i futuri aggiornamenti!

 

Direttiva RED III: ecco i nuovi target per il 2030

Direttiva RED III: cosa cambierà per gli obiettivi definiti sulle in merito alle rinnovabili da raggiungere entro il 2030

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Nell’ambito delle iniziative volte a rafforzare l‘adozione delle energie rinnovabili in tutta Europa spicca la nuovissima Direttiva RED III. Questo documento, fondamentale per la direzione energetica dell’Unione, rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto alla precedente Direttiva europea sulle energie rinnovabili 2018/2001 (RED II). Le nuove norme stabilite mirano a garantire che, entro il 2030, la quota di energia derivante da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia raggiunga una percentuale significativa.

Ma cosa cambia esattamente con l’introduzione di questa direttiva?

Per comprendere meglio, analizziamo gli obiettivi chiave delineati dalla Direttiva Unione Europea sulle rinnovabili in questione: gli Stati membri, nel loro insieme, sono chiamati a garantire che la percentuale di energia rinnovabile nel consumo finale lordo sia “almeno” del 42,5%. Tuttavia, l’obiettivo collettivo è ancora più ambizioso, mirando al 45%. Questi obiettivi, inseriti nel cuore della nuova Direttiva RED III, sono stati definiti in seguito ad un accordo tra il Parlamento e il Consiglio dell’UE, conclusosi positivamente a Strasburgo. A dispetto delle tensioni passate che hanno temporaneamente bloccato la RED III, ora il testo ha una formulazione definitiva, pronto per la sua pubblicazione formale in Gazzetta. Se ti interessa, qui trovi il video del dibattito che ha portato la sua approvazione.

A fronte di questi aggiornamenti, emerge chiaramente l’importanza cruciale della Renewable Energy Directive nella definizione del futuro energetico europeo. Ogni Stato membro ha ora la responsabilità di adattare queste norme alle proprie legislazioni nazionali, assicurandosi che le rinnovabili occupino una posizione centrale nelle loro strategie energetiche.

Per scoprire di più in merito prosegui nella lettura!

I principali target della Direttiva Rinnovabili RED III

La Direttiva RED III, nel panorama delle iniziative europee, rappresenta una pietra miliare nell’ambito delle politiche di sostenibilità energetica. Questo nuovo provvedimento, evoluzione della precedente Direttiva europea sulle energie rinnovabili (RED II), introduce obiettivi notevolmente più ambiziosi. Il fulcro, infatti, sta nel ridefinire i traguardi per il 2030 in termini di consumo energetico dell’Unione Europea. Con la Direttiva RED III, viene imposto un target che aumenta la quota di energie rinnovabili dal 32% al 42,5%. Non solo, si sollecita contemporaneamente un ulteriore impegno al 45%, perseguibile tramite contributi volontari degli Stati membri o attraverso strategie paneuropee.

Particolare attenzione viene data alle “tecnologie innovative” delle rinnovabili, le quali dovranno rappresentare almeno il 5% della nuova capacità energetica verde installata entro il 2030. Questo significa che un significativo 5% di ogni nuova aggiunta alla rete dovrà essere caratterizzato da una tecnologia che porti un miglioramento tangibile, o che apra la strada a soluzioni non ancora pienamente commercializzate o associate a un certo livello di rischio.

L’aspetto della collaborazione tra i paesi dell’Unione rappresenta un ulteriore caposaldo della Direttiva Unione Europea sulle rinnovabili. La necessità di lavorare in sinergia si concretizza con l’obbligo, per ciascun Paese UE, di stabilire entro il 31 dicembre 2025 almeno un accordo di cooperazione su progetti comuni con altri Stati membri, al fine di produrre energia da fonti rinnovabili. Questo impegno si rafforza ulteriormente entro il 2030 e il 2033, con obiettivi crescenti per gli Stati con un consumo energetico superiore a certi limiti.

Direttiva RED III, i target di settore

All’interno del panorama europeo quindi, la Direttiva RED III rappresenta un impegno tangibile nel perseguimento di un futuro energetico più sostenibile. Questo documento, che costituisce una tappa fondamentale nella Direttiva Unione Europea sulle rinnovabili, stabilisce obiettivi precisi per diversi settori, mirando a integrare l’approccio all’energia verde in tutta l’economia.

Nel delicato settore dei trasporti, l’obiettivo è chiaro: garantire una quota di energia rinnovabile nel consumo finale pari al 29% entro il 2030. Questo può tradursi, in alternativa, in una riduzione del 14,5% delle emissioni di gas serra entro la medesima scadenza.

È cruciale sottolineare l’obbligo posto ai fornitori di combustibili: dovranno assicurarsi che biocarburanti avanzati, biogas e combustibili rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) rappresentino almeno l’1% nel 2025 e il 5,5% nel 2030 nel comparto energetico. Se consideriamo i Paesi UE con porti marittimi, questi dovranno garantire una quota di RFNBO del 1,2% entro il 2030 nel settore del trasporto navale.

Inoltre, per la prima volta, la Direttiva RED III stabilisce un target vincolante per il riscaldamento e il raffrescamento, puntando a un incremento annuale della quota verde nei consumi fino al 2030. Ecco gli obiettivi settoriali delineati:

  • Energie rinnovabili nel teleriscaldamento e teleraffreddamento: aumento di +2,2 punti percentuali tra il 2021 e il 2030 (indicativo).
  • Energie rinnovabili negli edifici: 49% (indicativo).
  • Rinnovabili nell’industria: crescita di 1,6 punti percentuali all’anno fino al 2030 (indicativo).

Iter autorizzativi semplificati per le rinnovabili

Incoraggiare una rapida adozione delle fonti energetiche rinnovabili è alla base della Direttiva RED III, il cuore della Direttiva Unione Europea sulle rinnovabili. Facilitare la realizzazione di impianti green passa attraverso la semplificazione delle procedure autorizzative.

Per centrare gli obiettivi previsti, il provvedimento punta su iter autorizzativi semplificati per i diversi tipi di impianti. La visione è chiara: ridurre i tempi di attesa, semplificare i processi e garantire tempi certi. Vediamo i dettagli:

  • Per impianti eolici e fotovoltaici nelle “aree di riferimento per le rinnovabili”: tempo massimo di autorizzazione di 12 mesi.
  • Per il repowering, nuovi impianti sotto i 150 kWp o sistemi di stoccaggio co-ubicati nelle predette aree: la deadline si restringe a 6 mesi.
  • Progetti offshore: fino a 2 anni se situati nelle aree di riferimento, 3 anni al di fuori.

Per quanto riguarda gli impianti solari di capacità ≤100 kW, la Direttiva RED III stabilisce un processo di autorizzazione di un solo mese, estendendo questa facilitazione anche agli autoconsumatori e alle comunità di energia rinnovabile. Una caratteristica fondamentale è che, in assenza di risposte tempestive dalle autorità, una volta presentata una domanda completa, l’autorizzazione si intende concessa. Questo, purché la capacità delle apparecchiature solari non superi quella esistente per la connessione alla rete di distribuzione.

Inoltre, le pompe di calore seguono una linea simile: un mese per la procedura di autorizzazione se l’unità ha potenza <50 MW e tre mesi nel caso di pompe di calore geotermiche.

Focus sulla biomassa

Un punto centrale di questa direzione volta alla promozione dell’adozione delle energie F.E.R. riguarda la biomassa. Secondo la nuova direttiva rinnovabili 2030,ogni Stato membro dovrebbe impegnarsi a conformare ad essa i propri regimi di sostegno per l’energia derivata da biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa. L’obiettivo?

Evitare l’incentivazione di percorsi che non rispecchiano la sostenibilità. In pratica, bisogna assicurarsi che la biomassa legnosa venga sfruttata nel modo più vantaggioso possibile, sia economicamente che ambientalmente.

Ecco l’ordine di priorità stabilito:

  1. Prodotti a base di legno.
  2. Prolungamento del ciclo di vita dei prodotti a base di legno.
  3. Riutilizzo.
  4. Riciclaggio.
  5. Bioenergia.
  6. Smaltimento.

Sono previste alcune eccezioni a quest’ordine, ma solo in circostanze specifiche: laddove sia essenziale garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Con queste linee guida, la Renewable Energy Directive mira a promuovere l’uso responsabile della biomassa, garantendo che il suo impiego risulti sostenibile e proficuo per l’ambiente.

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Vademecum Comunità Energetiche in arrivo

Mentre Enea si attiva per supportare lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili Anci e GSE annunciano un Vademecum Comunità Energetiche

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Mentre Enea si attiva per supportare lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, emergono nuovi strumenti volti a fornire chiarezza e supporto in questo campo innovativo.

L’Osservatorio Enea (sito ufficiale), nato con l’intento di assistere amministrazioni e cittadini nelle varie fasi di una comunità energetica, rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Riunendo oltre 40 entità tra imprese, amministrazioni, utility, istituti di ricerca e professionisti, l’iniziativa mira a esaminare l’intero processo di sviluppo di una Comunità Energetica Rinnovabile (Cer), puntando a influenzare policy, strumenti e normative a favore delle stesse. La strada delineata punta a identificare e risolvere le criticità delle “filiera Cer” su vari livelli, collaborando con le istituzioni per sviluppare politiche abilitanti.

Ma non è tutto.

In parallelo, GSE e Anci stanno lavorando su un Vademecum Comunità Energetiche. Questo strumento, atteso con grande interesse, fornirà istruzioni dettagliate, includendo Istruzioni C.E.R. e Istruzioni comunità energetiche, affinché gli amministratori locali possano navigare nel mondo dell’autoconsumo e delle Cer con maggiore consapevolezza. La finalità del Vademecum, come sottolineato dal GSE, è fornire una guida pratica e chiara, specialmente in previsione dell’approvazione del Decreto atteso dalla Commissione.

Il binomio tra comunità energetiche e impianto fotovoltaico rappresenta un’opportunità unica per privati cittadini ed imprenditori. Installare un impianto fotovoltaico e far parte di una Comunità Energetica Rinnovabile consente non solo di risparmiare sulle bollette, ma anche di giocare un ruolo attivo nella transizione energetica, contribuendo alla crescita di un sistema energetico più sostenibile e condiviso.

Per scoprire di più su questo vademecum Comunità energetiche e sul supporto offerto da ENEA prosegui nella lettura!

L’osservatorio annunciato da Enea

Prima di affrontare l’argomento del Vademecum Comunità Energetiche vogliamo approfondire brevemente l’argomento dell’Osservatorio annunciato da ENEA. Al momento infatti si stima che in Italia già operino 54 comunità di autoconsumo, con una potenza installata complessiva di circa 1,5 megawatt. Il Nord Italia vede la maggior parte di questi impianti, ma la prospettiva per il 2026 è di raggiungere una potenza di 5 gigawatt, e potenzialmente superare i 7 gigawatt entro il 2030.

Oltre all’aspetto quantitativo, il vero valore risiede nei benefici concreti. Unirsi a una Comunità Energetica Rinnovabile, abbinando l’efficienza di un impianto fotovoltaico, offre l’opportunità di risparmiare sulle bollette energetiche e di prendere parte attiva nella transizione energetica del Paese.

Enea però non si ferma all’Osservatorio. Supporta attivamente le istituzioni nella definizione degli aspetti tecnici dei bandi di finanziamento e promuove iniziative per condividere esperienze e best practices. L’obiettivo? Accelerare la diffusione delle CER in diversi contesti territoriali, utilizzando strumenti come il Vademecum Comunità Energetiche di cui parleremo poco più avanti.

L’ultimo aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) ha segnato un cambiamento significativo, proponendo di aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili al 40% entro il 2030. Alla luce di ciò, appare chiaro che gli obiettivi per le CER potrebbero essere rivisti al rialzo, raggiungendo almeno 10 gigawatt, come sostenuto dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis).

Anci e GSE: ecco il Vademecum per le comunità energetiche nei Comuni Italiani

Anci e GSE hanno da poco annunciato la pubblicazione di un Vademecum per le comunità energetiche rinnovabili nei Comuni italiani. Un documento che guiderà in particolare i piccoli Comuni, spesso meno attrezzati rispetto alle grandi città, nella realizzazione di progetti di autoconsumo energetico e nella formazione di comunità energetiche.

Questo Vademecum Comunità Energetiche è stato presentato nel corso del convegno “Autoconsumo e Comunità Energetiche Rinnovabili.Vademecum per i Comuni”. Punto focale? Assicurarsi che ogni Comune, indipendentemente dalla sua dimensione, abbia accesso alle Istruzioni comunità energetiche, e possa avvantaggiarsi dell’energia rinnovabile.

Il vicepresidente di Anci, Stefano Locatelli, ha enfatizzato la necessità di un approccio collettivo. Notando che il 70% dei Comuni italiani sono di dimensioni ridotte, ha messo in evidenza l’importanza di strumenti come il vademecum. Per lui, questo documento non è solo una guida, ma

“un punto di riferimento per tutte le amministrazioni comunali”. La meta? Promuovere un’Italia più efficiente e autonoma dal punto di vista energetico.

Per te, che stai considerando l’installazione di un impianto fotovoltaico, è il momento giusto. Unendoti a una Comunità Energetica Rinnovabile, potrai non solo risparmiare sulle bollette, ma anche diventare parte attiva di una rivoluzione verde. E, con l’imminente Decreto Comunità Energetiche, l’orizzonte sembra ancora più luminoso. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato che il decreto sarà pronto in pochi giorni. Decreto di cui comunque è doveroso nutrire perplessità come riportiamo anche qui.

Conclusione: Le Opportunità delle Comunità Energetiche Rinnovabili

Nel panorama energetico italiano emergono due eventi significativi:

  • la creazione dell’Osservatorio ENEA sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER);
  • l’annuncio da parte di Anci e GSE di un Vademecum specifico per i Comuni italiani.

Queste iniziative sottolineano l’importanza delle CER nella transizione verde dell’Italia e la necessità di strumenti e risorse per sostenere la loro espansione.

Il ruolo dell’Osservatorio ENEA nella definizione degli aspetti tecnici e nella promozione di buone pratiche sulle CER è cruciale per assicurare che queste comunità possano raggiungere una potenza installata di almeno 10 gigawatt entro il 2030, coprendo così il 10% degli obiettivi nazionali.

D’altro canto, il Vademecum annunciato da Anci e GSE è uno strumento fondamentale per i Comuni, in particolare quelli più piccoli, che rappresentano il 70% del totale. Questo documento diventerà un punto di riferimento essenziale, fornendo Istruzioni C.E.R. e Istruzioni comunità energetiche per promuovere l’autonomia e l’efficienza energetica a livello comunale.

Entrambi questi sviluppi confermano che è il momento ideale per privati cittadini ed imprenditori di considerare l’installazione di impianti fotovoltaici e di unirsi a una Comunità Energetica Rinnovabile. Unendosi a tale comunità, si avrà l’opportunità non solo di risparmiare sulle bollette, ma anche di giocare un ruolo attivo nella transizione energetica del paese.

Non lasciarti sfuggire questa opportunità unica.

Compila il modulo in fondo alla pagina e permetti allo staff di Valore Comunity di fornirti tutte le informazioni necessarie sulle Comunità Energetiche. La rivoluzione verde ti aspetta. Assicurati di essere parte di essa!

Perché ci sarà un aumento del prezzo dell’elettricità a fine 2023?

Tutti i motivi dell’aumento del prezzo dell’elettricità entro la fine del 2023 con un focus sul “sistema marginale”

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In un panorama economico in costante evoluzione, l’aumento del prezzo elettricità non è una novità. L’aumento bolletta luce ha effetti diretti sulla vita di tutti, specialmente su privati cittadini ed imprenditori. Molti si chiedono quali siano le ragioni dietro ai rincari utenze luce, e la risposta sta, in gran parte, nel modo in cui si determina il costo dell’energia.

La causa principale dell’aumento del prezzo dell’energia elettrica è legato al sistema marginale ovvero il sistema attraverso il quale viene deciso ogni giorno il costo della corrente elettrica. Questo sistema, fondato sull’ultima offerta di energia accettata per soddisfare la domanda, ovvero quella più cara, rappresenta una delle ragioni principali dietro al caro elettricità.

A fronte di questi cambiamenti, imprenditori e famiglie cercano soluzioni per mitigare l’aumento prezzo energia elettrica. Qui entra in gioco il fotovoltaico. Questa tecnologia non solo permette di generare energia pulita, ma rappresenta anche un mezzo per contrastare gli imprevisti rincari. Abbracciando l’energia solare, avrai l’opportunità non solo di risparmiare sulle bollette, ma anche di partecipare attivamente alla transizione energetica del Paese.

Inoltre, diventare parte di una Comunità Energetica Rinnovabile come Valore Community amplifica i benefici: l’opportunità di condividere energia, di beneficiare di un approvvigionamento costante e di contribuire a una visione sostenibile per il futuro energetico.

Se il tema dell’aumento del prezzo dell’energia elettrica preoccupa, invitiamo a considerare la strada del fotovoltaico come soluzione. Nel frattempo puoi scoprire più approfonditamente come funziona il mercato dell’energia e da cosa dipende l’aumento del prezzo dell’energia elettrica continuando nella lettura.

Come funziona il mercato dell’energia in breve

Definire il prezzo dell’energia elettrica non è un’operazione semplice: esso è determinato da variabili che oscillano all’interno della borsa dell’energia elettrica o IPEX (Italian Power Exchange). All’interno di questo scambio, gli specialisti del settore si riferiscono al PUN – Prezzo Unico Nazionale – un indice cruciale per comprendere gli andamenti di mercato. Il PUN rappresenta la media dei prezzi, pesata sui volumi di energia scambiati per ogni ora e zona. In pratica, si misura in euro al megawattora.

La questione dell’aumento del prezzo elettricità non può essere trascurata. Negli ultimi periodi, soprattutto nel corso del 2023, gli aumenti bolletta luce hanno colpito duramente le finanze di molte imprese e famiglie. Questo caro elettricità ha dato vita a diverse problematiche, ed è atteso un ulteriore incremento dei prezzi entro la fine dell’anno.

In questo contesto, chi gestisce le dinamiche della borsa elettrica in Italia è il Gestore dei Mercati Energetici, noto come GME. Quest’ente non ha solo la responsabilità di gestire la borsa, ma ha anche il compito di promuovere e sviluppare le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Prima della pandemia, il PUN oscillava tra i 50-80 €/MWh. Ma nel 2022, ci sono stati picchi che hanno superato di gran lunga queste cifre.

Le oscillazioni del prezzo dell’elettricità

Un aspetto fondamentale nel comprendere l’aumento del prezzo elettricità è la connessione intrinseca tra l’andamento del prezzo del gas naturale e quello dell’elettricità. La ragione principale di queste oscillazioni risiede nel sistema marginale utilizzato per determinare il costo dell’energia. Attualmente, con situazioni di crisi come la guerra in Ucraina e la scarsità di gas metano, è inevitabile assistere ad un aumento bolletta luce.

Se si analizza la tendenza del prezzo del gas naturale nel suo mercato di scambio, il PSV (Punto di scambio virtuale, gestito dal GME), è evidente che l’andamento dei prezzi sia speculare. La fluttuazione del prezzo del gas naturale trascina con sé quella dell’elettricità, creando così rincari utenze luce.

Nello specifico, sulla borsa dell’elettricità, i produttori anticipano, il giorno prima, la quantità di energia che saranno in grado di fornire il giorno successivo, definendo anche il prezzo di vendita al mercato. Questo prezzo viene stabilito indipendentemente dalla fonte di energia, che può essere rinnovabile o meno. Il gestore della borsa, in possesso delle previsioni di domanda del giorno successivo fornite da Terna, inizia quindi a selezionare le offerte dei produttori in base al prezzo più vantaggioso, fino a soddisfare la domanda totale.

Questo spiega l’incremento dei rincari luce. Nei momenti di maggior consumo, il prezzo tende ad alzarsi dato che si ricorre alle centrali con i costi di produzione più elevati. Le centrali termoelettriche a gas sono spesso le principali responsabili di queste fluttuazioni.

Di fronte a tali scenari, unirsi a una Comunità Energetica Rinnovabile e investire nel fotovoltaico rappresenta una soluzione saggia. Questo percorso consente non solo di risparmiare sulle bollette, ma anche di contribuire attivamente alla transizione energetica. Il fotovoltaico diventa, quindi, un potente alleato contro il caro elettricità.

Le diverse fonti per la produzione di elettricità

Nel panorama energetico contemporaneo, è essenziale sottolineare l’esistenza di molteplici fonti di produzione elettrica. L’aumento del prezzo elettricità sta mettendo in evidenza la crucialità di questo aspetto. Le continue variazioni nel prezzo dell’energia, i consistenti rincari utenze luce e il caro elettricità rendono la situazione particolarmente tesa. Questo scenario, con l’aspettativa di ulteriori rincari nel 2023, sottolinea l’urgenza di volgersi verso risorse energetiche che siano sia sostenibili sia economicamente vantaggiose.

Considerando la produzione elettrica, è rilevante menzionare che le centrali alimentate da energie rinnovabili presentano i costi più contenuti. Queste centrali, infatti, rispondono primariamente alla domanda di base, grazie al fatto che non devono acquistare l’energia primaria per generare elettricità. Ciò le rende notevolmente convenienti.

Ecco un elenco delle fonti energetiche, in ordine crescente per costi di produzione:

  1. Solare
  2. Idroelettrico
  3. Eolico
  4. Carbone (con una limitata produzione in Italia)
  5. Nucleare (energia che l’Italia importa)
  6. Centrali a gas (metano e/o gpl)

È evidente come le centrali a gas, che utilizzano fonti fossili, risultino essere le più onerose. Il loro costo non si limita alla sola gestione, ma include anche l’acquisto di gas dal mercato, che ha subìto un aumento prezzo energia elettrica notevole dal 2021.

Questa struttura porta ad un punto fondamentale riguardo la borsa elettrica: l’adozione del modello “a prezzo marginale”. Questo sistema, adottato in vari paesi europei, si rivela inefficace, soprattutto vista la notevole differenza tra i prezzi del gas naturale e delle altre fonti energetiche primarie. Ma di questo parleremo meglio nel prossimo paragrafo.

Perché il prezzo marginale?

Affrontare la complessa questione legata all’aumento del prezzo elettricità obbliga a una profonda comprensione del sistema di determinazione dei prezzi dell’energia. Ma, per capire meglio, è necessario porsi una domanda. Perché è stato adottato il modello a prezzo marginale, nonostante le sue evidenti inefficienze?

Favorire le centrali energetiche che utilizzano fonti rinnovabili è alla base di questa scelta. Con un prezzo di vendita dell’energia invariato, le centrali rinnovabili hanno certamente maggiori guadagni, poiché il loro costo di produzione è quasi nullo rispetto alle centrali alimentate da fonti fossili. E’ anche in questo modo che i governi hanno cercato di incentivare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Oggi, però, il panorama geopolitico e, conseguentemente, economico, si è trasformato. Molti criticano l’aumento prezzo energia elettrica legato a questo modello, ma pochi sono coloro che suggeriscono un cambiamento, proponendo l’adozione di un modello economico diverso. Si può quindi affermare che il dibattito attuale sia più politico che economico, e di fronte a ciò c’è poco da fare.

Tuttavia, di fronte al crescente caro elettricità, c’è una soluzione chiara: le energie rinnovabili. Tra queste, il fotovoltaico emerge come risposta efficace per contrastare l’aumento dei costi e supportare una transizione verso un futuro energetico sostenibile. Entrare a far parte di una Comunità Energetica Rinnovabile rappresenta un’opportunità ideale per:

  • Risparmiare sulle bollette
  • Partecipare attivamente alla transizione energetica

Se l’intenzione è quella di proteggersi dagli incrementi dei costi energetici e sostenere un futuro più verde, la scelta è chiara: l’energia rinnovabile è la via da seguire.

Come difendersi dall’aumento prezzo energia elettrica

Il recente aumento del prezzo elettricità ha avuto un impatto significativo sull’aumento bolletta luce per molti, tanto imprenditori quanto privati cittadini. Di fronte a questi continui rincari utenze luce, c’è una necessità: trovare una soluzione resiliente e sostenibile. La risposta? Le energie rinnovabili, con un’enfasi particolare sul fotovoltaico, rappresentano la barricata ideale contro questo caro elettricità.

Nell’attesa di una revisione dell’attuale sistema di prezzi, è fondamentale individuare metodi efficaci per proteggersi dal costante aumento prezzo energia elettrica. Ecco alcune strategie consigliate:

  • Sostituire tutte le lampade tradizionali con versioni LED più efficienti.
  • Adottare un risparmio consapevole: accendere le luci solo quando indispensabile.
  • Evitare la modalità stand-by: sempre meglio spegnere del tutto gli apparecchi.
  • Regolare pompe di calore o climatizzatori a temperature moderate.
  • Usare elettrodomestici in fasce orarie vantaggiose dal punto di vista tariffario.
  • Optare per l’autoconsumo con il fotovoltaico o, in alternativa, considerare l’installazione di pannelli plug and play.
  • Investire in elettrodomestici ad alta efficienza energetica, sostituendo modelli obsoleti.

La virata verso le energie rinnovabili, e in particolar modo il fotovoltaico, non rappresenta solo un passo ecologico, ma anche un modo tangibile per risparmiare consistentemente sulle bollette.

Se sei in cerca di maggiori dettagli su come sfruttare al meglio l’energia solare e proteggerti dai crescenti rincari, ti consigliamo di lasciare i tuoi dati nel modulo contatti presente alla fine di questa pagina. Gli esperti di Valore Energia saranno pronti a fornire tutte le informazioni utili e ad assistere in una scelta energetica oculata e sostenibile

Arera ha annunciato nuovi rincari luce e gas per fine 2023!

Secondo Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), la fine del 2023 mostrerà nuovi rincari luce e gas.

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La prospettiva di nuovi rincari luce e gas per fine 2023 lancia una nuova sfida all’economia nazionale e all’intero settore produttivo. Nonostante l’adattamento costante alle recenti modifiche tariffarie, l’attuale scenario energetico anticipa ulteriori rincari bollette nel prossimo futuro. Questi continui aggiustamenti nel caro luce e gas sollevano preoccupazioni tra privati cittadini e imprenditori. L’aumento previsto delle utenze potrebbe influenzare profondamente i bilanci familiari e le spese operative delle aziende.

Tuttavia, una via d’uscita dal caro bollette esiste. L’energia rinnovabile, soprattutto il fotovoltaico, offre una soluzione tangibile per mitigare l’effetto di questi rincari utenze. Scegliere impianti fotovoltaici non significa solo diminuire la dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia, ma anche partecipare attivamente alla transizione energetica del Paese.

Unendoti a una Comunità Energetica Rinnovabile come Valore Community, potrai integrarti in un sistema che promuove l’autoconsumo e la condivisione dell’energia prodotta, garantendo maggiore stabilità nei costi e un impegno verso un futuro sostenibile.

Il panorama energetico cambia, e l’energia solare si rafforza come difesa contro i crescenti rincari luce e gas. Se intendi giocare un ruolo attivo in questa rivoluzione e trovare una risposta efficace al problema del caro bollette, ti consigliamo di continuare la lettura dell’articolo.

RINCARI DI LUCE E GAS: ARERA RIVELA TUTTI I NUMERI

In un panorama dove le variabili economiche sembrano sempre più imprevedibili, il settore energetico non è un’eccezione. Mentre le aziende cercano di equilibrare i propri costi operativi in un contesto intricato, la prospettiva di nuovi rincari luce e gas diventa evidente. Stefano Besseghini, presidente di Arera, ha rivelato dettagli cruciali sull’attuale panorama energetico.

Nonostante una breve pausa nei primi mesi del 2023, con una decrescita significativa nel prezzo del gas naturale, i rincari bollette torneranno in primo piano. Molti potrebbero considerare il caro luce e gas come un fenomeno ciclico, ma i dati che Besseghini fornisce rivelano una realtà più complessa. Anticipiamo aumenti del 10% e del 25% per gas ed elettricità rispettivamente per la seconda metà dell’anno, delineando un caro bollette sorprendentemente rinnovato.

In questo scenario, le aziende e le famiglie come la tua devono individuare strategie per attenuare l’effetto di tali rincari utenze. L’energia rinnovabile, in particolare l’investimento in impianti fotovoltaici, si delineano come la soluzione strategica contro questo caro energia. Questi sistemi permettono non solo di produrre energia pulita, ma anche di liberarsi dalla spirale dei costi crescenti delle fonti energetiche tradizionali.

I MOTIVI DEGLI AUMENTI: SI PREVEDONO NUOVE SPECULAZIONI

Oggi, comprendere le dinamiche alla base dei persistenti rincari luce e gas è essenziale. Questi rincari presentano un dilemma per famiglie e aziende, creando un’esigenza crescente di cercare alternative sostenibili. Ecco una panoramica dei fattori chiave che alimentano questo scenario instabile:

  • La ripresa economica cinese
  • Il potenziale taglio delle forniture russe
  • La riduzione del nucleare francese
  • La diminuzione della produzione idroelettrica a causa di lunghi periodi di siccità
  • L’adozione del “sistema marginale” per determinare il costo dell’energia

Tuttavia, le speculazioni sui mercati si impongono come principali artefici di questi rincari luce e gas. Questi movimenti, spesso oscurati da mancanza di trasparenza, possono alterare drasticamente le quotazioni energetiche, specialmente con un aumento della domanda domestica. Questi cambiamenti speculativi potrebbero causare rialzi del 15% sul gas e del 25% sulla luce. Tradotto in cifre, significa un aumento annuo di +317€ per ogni famiglia rispetto alle tariffe attuali.

FOTOVOLTAICO E COMUNITÀ ENERGETICHE: L’UNICA VERA DIFESA CONTRO I RINCARI

In un panorama energetico tumultuoso, con i rincari luce e gas che minacciano come una tempesta, le energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, rappresentano la salvezza. L’aumento dei costi energetici grava su imprese e famiglie, accentuando il caro bollette e rendendo la gestione energetica un campo minato.

In questo scenario, il fotovoltaico si rafforza come un baluardo. Catturando direttamente i raggi solari, offre la possibilità di generare energia pulita, riducendo la dipendenza dai prezzi instabili dell’energia tradizionale. Ma non è solo una questione di installare pannelli solari. Integrarsi in una Comunità Energetica Rinnovabile come Valore Community offre un vantaggio maggiore. Queste comunità incentivano l’autoconsumo e condividono l’energia prodotta tra i membri, assicurando un approvvigionamento energetico costante e stabile.

In conclusione, la transizione verso l’energia rinnovabile si presenta come l’unico modo per affrontare efficacemente l’attuale crisi energetica. Essa non solo offre soluzioni tangibili per far fronte ai rincari, ma promuove anche un futuro sostenibile, in cui l’energia pulita e la comunità vanno di pari passo.

Desideroso di un riparo sicuro contro il caro energia? Inserisci i tuoi dati nel modulo sottostante e attendi la chiamata dello staff di Valore Comunity per tutte le informazioni necessarie.

Massimizza la tua efficienza energetica con i pannelli fotovoltaici bifacciali

Una panoramica sui vantaggi e le caratteristiche dei pannelli fotovoltaici bifacciali: la chiave per raddoppiare la produzione di energia verde

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Nell’ambito dell’energia rinnovabile, i pannelli fotovoltaici bifacciali rappresentano un’avanguardia tecnologica in costante espansione. Questi moduli, contraddistinti dal loro design a due facce, offrono una rivoluzionaria ed efficiente soluzione per massimizzare la produzione di energia. Per questo si candida ad un ruolo di risorsa chiave nel settore del fotovoltaico.

I pannelli solari bifacciali hanno la capacità di assorbire l’energia solare da entrambi i lati. Questa caratteristica unica consente di generare fino al 30% in più di energia rispetto ai tradizionali pannelli monofacciali.  E’ proprio questo fattore a trasformarli in un’opzione eccezionalmente attraente per gli investitori in energia solare.

Inoltre, i moduli fotovoltaici bifacciali offrono una maggiore versatilità. Per questo possono essere impiegati in una varietà di applicazioni, tra cui gli impianti fotovoltaici di comunità energetiche rinnovabili. Queste comunità, sempre più diffuse, sono un modello emergente di produzione e consumo di energia, che sfrutta appieno il potenziale dei pannelli fotovoltaici a due facce per generare energia in modo efficiente e sostenibile.

In questo articolo, esploreremo in dettaglio le straordinarie caratteristiche e i vantaggi dei pannelli solari bifacciali.  In particolare evidenzieremo come questa innovazione tecnologica stia rivoluzionando il panorama dell’energia rinnovabile e offrendo nuove e stimolanti opportunità nel settore delle energie verdi.

Cos’è un pannello fotovoltaico bifacciale? Definizione e funzionamento

Nell’universo sempre in evoluzione delle energie rinnovabili, i pannelli fotovoltaici bifacciali rappresentano una delle più recenti e promettenti innovazioni. Ma cosa sono esattamente questi pannelli? E come funzionano?

Un pannello fotovoltaico bifacciale, come suggerisce il nome, è un modulo solare in grado di catturare l’energia dal sole da entrambe le superfici, anteriore e posteriore. Questo è possibile grazie a una cella solare semi-trasparente e a materiali riflettenti utilizzati nella costruzione del modulo. Mentre i pannelli solari tradizionali, o monofacciali, raccolgono l’energia solare solo dal lato frontale, i pannelli solari bifacciali sfruttano anche la luce riflessa o diffusa che colpisce il lato posteriore del pannello, raddoppiando di fatto il potenziale di generazione di energia.

Ma come funziona questa tecnologia innovativa? I moduli fotovoltaici bifacciali utilizzano cellule solari dotate di contatti sia sulla parte anteriore che su quella posteriore. Questo design unico consente ai pannelli di catturare la luce solare diretta, così come la luce riflessa dal suolo e dagli oggetti circostanti, convertendola in energia elettrica. Ciò significa che l’efficienza di questi pannelli può essere significativamente superiore rispetto ai moduli solari monofacciali.

Il valore aggiunto dei pannelli fotovoltaici bifacciali

Nel panorama delle tecnologie per l’energia rinnovabile, i pannelli solari bifacciali rappresentano una novità di notevole valore. Grazie alla loro progettazione innovativa, questi pannelli sono in grado di offrire vantaggi significativi rispetto ai modelli standard, elevando l’efficienza energetica a livelli senza precedenti e contribuendo alla sostenibilità ambientale.

  1. Maggiore Produzione di Energia: Innanzitutto, i moduli fotovoltaici bifacciali si distinguono per la loro capacità di generare energia sia dalla parte frontale che posteriore. Essendo in grado di assorbire la luce solare riflessa, essi producono fino al 30% di energia in più rispetto ai pannelli tradizionali e quindi sono una valida alternativa per il revamping degli impianti.
  2. Ottimizzazione dello Spazio: I pannelli fotovoltaici a due facce rappresentano una soluzione ideale per gli spazi limitati. Grazie alla loro capacità di generare energia da entrambe le superfici, essi permettono di ottenere il massimo rendimento energetico per unità di superficie.
  3. Resistenza e Durata: Un altro aspetto fondamentale dei pannelli solari bifacciali riguarda la loro durabilità. Grazie alla loro struttura robusta e alla qualità dei materiali utilizzati, questi pannelli resistono meglio alle condizioni atmosferiche avverse e all’usura del tempo.
  4. Versatilità: Infine, i pannelli fotovoltaici bifacciali offrono una grande versatilità di installazione. Essi possono essere montati a terra, su tetti, facciate di edifici o inseguito al sole, permettendo di sfruttare al meglio ogni situazione.

Applicazioni innovative nelle comunità energetiche rinnovabili

Il settore delle energie rinnovabili sta attraversando una fase di notevole evoluzione, con l’ascesa di nuovi paradigmi come le comunità energetiche rinnovabili. In questo contesto, i moduli fotovoltaici bifacciali si stanno affermando come un elemento chiave, grazie alla loro capacità di massimizzare la produzione di energia da fonti solari.

Le comunità energetiche rinnovabili sono gruppi di persone, aziende o enti che collaborano per produrre, condividere e utilizzare l’energia da fonti rinnovabili. I pannelli solari bifacciali, grazie alla loro elevata efficienza e versatilità, rappresentano una soluzione ideale per le comunità energetiche. Infatti, la possibilità di catturare la luce solare su entrambi i lati del pannello permette una produzione di energia superiore rispetto ai tradizionali pannelli monofacciali, contribuendo a soddisfare in maniera più completa le esigenze energetiche della comunità.

L’impiego di pannelli fotovoltaici a due facce nelle comunità energetiche può variare in base alle necessità specifiche. Possono essere installati su tetti, terreni, pareti di edifici, o utilizzati in combinazione con altre tecnologie rinnovabili, come le turbine eoliche o i sistemi di accumulo di energia. Inoltre, grazie alla loro versatilità, i pannelli bifacciali possono essere utilizzati per creare impianti fotovoltaici di diverse dimensioni, dai piccoli impianti domestici agli impianti a larga scala per comunità più estese.

Allo stesso tempo, l’uso di pannelli solari bifacciali nelle comunità energetiche rinnovabili rappresenta un passo avanti verso una maggiore sostenibilità ambientale. Con l’energia solare come fonte principale, le comunità possono ridurre le emissioni di gas a effetto serra, contribuendo attivamente alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Il futuro della produzione di energia: il ruolo chiave

L’evoluzione delle tecnologie verdi sta disegnando un futuro in cui la produzione di energia sarà sempre più sostenibile, efficiente e decentralizzata. In questa prospettiva, i pannelli fotovoltaici a due facce rappresentano una soluzione all’avanguardia, capace di soddisfare queste aspettative e di giocare un ruolo chiave nell’energia del futuro.

Il principale vantaggio dei pannelli solari bifacciali risiede nella loro capacità di catturare la luce solare su entrambi i lati, permettendo una produzione di energia significativamente superiore rispetto ai tradizionali pannelli monofacciali. Questo, combinato con l’uso di materiali più efficienti e tecnologie di produzione più avanzate, porta a un sensibile incremento del rendimento energetico e a un conseguente abbattimento dei costi.

Ma l’importanza dei moduli fotovoltaici bifacciali non si ferma qui. Grazie alla loro versatilità, questi pannelli possono essere installati in vari contesti, dai tetti degli edifici ai terreni agricoli, passando per le pareti delle costruzioni urbane. Questa flessibilità li rende perfetti per la creazione di micro-reti energetiche. Sono perfetti infatti per alimentare l’evoluzione verso una produzione energetica decentralizzata e contribuendo alla creazione di comunità energetiche auto-sufficienti.

Inoltre, i pannelli fotovoltaici bifacciali si stanno dimostrando una risorsa preziosa anche per le grandi infrastrutture di produzione di energia. Grazie al loro elevato rendimento, infatti, consentono la realizzazione di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni con un minore impatto ambientale e costi di gestione ridotti.

In conclusione, l’innovazione tecnologica dei pannelli solari bifacciali sta rivoluzionando l’industria delle energie rinnovabili, portando a un cambiamento radicale nel modo in cui produciamo e utilizziamo l’energia. Il futuro dell’energia è già qui, e i pannelli fotovoltaici a due facce sono destinati a giocare un ruolo fondamentale in questa nuova era.

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Legge PNRR ter ecco tutte le semplificazioni in arrivo!

Legge PNRR ter ecco tutte le semplificazioni per fotovoltaico, eolico e comunità energetiche

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Le semplificazioni previste dal Piano di Nazionale di Ripresa e Resilienza ter (leggilo qui), recentemente diventato legge, riguardano diverse aree. Ad esempio, gli impianti fotovoltaici e termici su edifici o manufatti fuori terra richiedono un’ autorizzazione paesaggistica che sarà rilasciata entro 45 giorni, trascorsi i quali, senza motivi ostativi comunicati, sarà considerata rilasciata.

Inoltre, non è richiesto alcun permesso per l’installazione di impianti fotovoltaici su terra. Ciò è vero a patto che non ricadano in aree industriali, artigianali, ex cave e discariche chiuse. Le semplificazioni riguardano anche gli impianti eolici con potenza inferiore ai 20 KW e l’ampliamento dell’elenco delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. È prevista anche la possibilità di costituire comunità energetiche rinnovabili con procedure semplificate. Inoltre, alcune tipologie di impianti fotovoltaici potranno essere esentati dalla Via, la Valutazione di Impatto Ambientale.

Abbiamo deciso di fare il punto della situazione sulla Legge PNRR ter in questo approfondimento.

Autorizzazione paesaggistica in 45 giorni per il fotovoltaico con il PNRR ter

Con la Legge PNRR ter, il termine per l’autorizzazione di impianti solari fotovoltaici e termici installati sugli edifici o su strutture e manufatti fuori terra è stato ridotto a 45 giorni.

Qualora sia necessario il nulla osta paesaggistico, il relativo rilascio deve avvenire entro il suddetto termine di 45 giorni. Trascorsi i 45 giorni senza che siano stati comunicati i motivi di diniego dell’istanza, l‘autorizzazione si intende rilasciata ed è immediatamente efficace. In caso di necessità di approfondimenti istruttori o modifiche al progetto di installazione, la soprintendenza può sospendere il termine di 45 giorni per un massimo di 30 giorni. Per avvalersi di questa possibilità però deve farlo in modo puntuale e motivato entro 15 giorni dalla ricezione dell’istanza.

Fotovoltaico a terra, procedure semplificate per aree industriali, commerciali, artigianali, cave e discariche

L’installazione di impianti fotovoltaici a terra su aree industriali, commerciali, artigianali, ex cave e discariche chiuse non richiede l’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti di assenso.

Tuttavia, resta necessario effettuare le valutazioni ambientali di cui al titolo III della parte seconda del Dlgs 152 del 2006.

Qualora l’intervento ricada in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, è obbligatorio comunicare il progetto alla soprintendenza competente. Tale soprintendenza ha 30 giorni di tempo per adottare un provvedimento motivato di diniego solo se accerta la mancanza di requisiti di compatibilità. È comunque fatto salvo il potere di annullamento d’ufficio.

Ampliato l’elenco dei soggetti con poteri di controllo per le C.E.R.

L’elenco dei soggetti che possono costituire le comunità energetiche rinnovabili è stato ampliato dal Dl Pnrr 3. Oltre alle aziende e ai cittadini, anche le associazioni con personalità giuridica di diritto privato possono aderire alle Cer con poteri di controllo.

Inoltre, possono accedere agli incentivi anche i gruppi costituiti da piccole e medie imprese agricole, cooperative agricole e impianti a fonti rinnovabili, inclusi gli impianti agrivoltaici, anche per potenze superiori a un MW. È necessario il pagamento degli oneri di rete per la quota di energia condivisa da impianti e utenze di consumo non connesse sotto la stessa cabina primaria.

Comunità energetiche, concessione in deroga al Codice appalti

La costituzione di comunità energetiche finanziate dal Pnrr potrebbe richiedere l’affidamento in concessione di aree o superfici, senza dover rispettare le norme del Codice degli appalti, fino al 31 dicembre 2025. Gli enti locali potranno farlo, a patto di rispettare i principi di concorrenza, trasparenza, proporzionalità, pubblicità, parità di trattamento e non discriminazione.

Per pubblicizzare la concessione, gli enti locali dovranno diffondere avvisi e bandi-tipo predisposti dall’Anac, indicando le aree, la durata della concessione, e l’importo del canone richiesto. Nel caso in cui ci fossero più soggetti interessati alla stessa area, l’ente locale deve considerare il numero di soggetti partecipanti a ciascuna Cer e l’entità del canone di concessione offerto, al fine di individuare il concessionario.

I progetti esclusi dalla presentazione della VIA fino al 2024 dal PNRR ter

Dal 22 aprile 2023 a tutto il 2024, sono escluse dall’obbligo di Valutazione di impatto ambientale (Via) alcune tipologie di progetto e di intervento relativi ad impianti di stoccaggio, fotovoltaici ed eolici, purché siano ubicati in aree idonee individuate all’interno di piani o programmi sottoposti positivamente a valutazione ambientale strategica.

A tali condizioni, sono esentati dalla Via, i seguenti progetti di:

  • impianti fotovoltaici con potenza totale fino a 30 MW,
  • sistemi per lo stoccaggio di energia elettrica da fonti rinnovabili, 
  • le opere connesse e le infrastrutture essenziali alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi.
  • rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione di impianti fotovoltaici esistenti, eventualmente con sistemi di accumulo, che non comportino variazioni dell’area occupata e con una potenza totale, a seguito degli interventi già menzionati, fino a 50 MW
  • repowering di impianti eolici già esistenti, che non prevedono variazioni dell’area occupata e con una potenza totale, a seguito dell’intervento stesso, fino a 50 MW.
  • impianti offshore di produzione di energia rinnovabile con potenza complessiva fino a 50 MW. L’ìmportante è che ricadono in aree individuate dal Piano di gestione dello spazio marittimo e già sottoposti positivamente a valutazione ambientale strategica.
  • infrastrutture elettriche di connessione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili o di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale necessari per integrare l’energia rinnovabile nel sistema elettrico.
  • impianti di stoccaggio di energia da fonti rinnovabili ubicati nelle aree contemplate dal Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale predisposto almeno ogni due anni da Terna e già sottoposti positivamente a Vas.

Infine, in presenza di determinate condizioni, le soglie di potenza minima degli impianti fotovoltaici sono aumentate. Resta il fatto che qualora gli impianti superino tali soglie saranno comunque soggetti alle procedure di Via statale o di verifica di assoggettabilità a Via da parte delle regioni.

Aree contermini a quelle sottoposte a vincolo paesaggistico, niente parere del ministero della Cultura

Il Dl Semplificazioni (77 del 2021) aveva previsto l’acquisizione del parere del ministero della Cultura per l’installazione di impianti localizzati in aree confinanti a quelle sottoposte a vincolo paesaggistico. Tuttavia, il Dl Pnrr ter ha abolito tale passaggio, considerando abrogate le disposizioni contenute nelle linee guida del Mise (Dm 10 settembre 2010) e nei relativi provvedimenti attuativi.

Inoltre, il Dl Pnrr III ha previsto un’ulteriore semplificazione per l’autorizzazione unica prevista per la costruzione o la modifica di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili. In questo caso, i provvedimenti di valutazione ambientale, laddove previsti, sono compresi nell’autorizzazione finale rilasciata in seguito alla partecipazione di tutte le amministrazioni interessate in conferenza di servizi. Il termine massimo per la conclusione del procedimento unico è ora fissato in 90 giorni nel caso di impianti localizzati in aree sottoposte a tutela. Negli altri casi è pari a 60 giorni, al netto dei tempi previsti per le procedure di valutazione ambientale.

Esteso l’elenco delle aree idonee ope legis, ridotte le aree di rispetto da beni culturali e paesaggistici

Si interviene per ampliare l’elenco delle aree idonee all’installazione degli impianti da fonti rinnovabili. Per questo sono state incluse le aree idonee ope legis, individuate per legge fino al completamento dell’iter che porterà le regioni e le province autonome a individuare tali aree. Con il Dl Pnrr ter, l’elenco si estende anche ai siti e agli impianti all’interno dei sedimi aeroportuali, che sono di proprietà delle società di gestione aeroportuale.

Inoltre, la fascia di rispetto dai beni culturali e paesaggistici, entro la quale non possono essere ricomprese le aree idonee, viene ridotta. Tale fascia ora è pari a tre chilometri dal perimetro del bene per gli impianti eolici e a 500 metri per il fotovoltaico. Tuttavia, il ministero della Cultura mantiene la competenza nei procedimenti autorizzatori per i progetti localizzati in aree sottoposte a tutela.

Con una modifica approvata al Senato, sono incluse anche le aree in cui si realizzano modifiche sostanziali agli impianti esistenti, purché non comportino una variazione dell’area occupata superiore al 20%. Tale limite percentuale non si applica al fotovoltaico installato in aree non soggette a vincoli ai sensi della parte seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio, Tali aree sono classificate agricole e racchiuse in un perimetro i cui punti distino non più di 500 metri da zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale, compresi i siti di interesse nazionale, le cave e le miniere.

Infine, le società concessionarie autostradali affidano la concessione dei siti e degli impianti nella loro disponibilità sulla base di procedure ad evidenza pubblica, previa determinazione dei relativi canoni.

Eolico, semplificazioni per potenze fino a 20 KW

Le semplificazioni introdotte dal Dl Pnrr (Legge PNRR ter) si applicano ora anche agli impianti eolici con potenza complessiva fino a 20 KW. L’importante è che tali impianti siano ubicati al di fuori di aree protette o appartenenti alla Rete Natura 2000.

Tuttavia, l’installazione di impianti eolici entro i 20 KW non richiede autorizzazioni o permessi solo se:

  • non superano i cinque metri di altezza;
  • sono ubicati in zone territoriali omogenee A e B.

Se invece l’impianto eolico è ubicato in presenza di beni paesaggistici di notevole interesse pubblico, è richiesta l’autorizzazione paesaggistica, che deve essere rilasciata entro 45 giorni. Tale autorizzazione non è richiesta per gli impianti eolici:

  • entro i 20 KW,
  • ubicati al di fuori di aree protette o appartenenti a Rete Natura 2000,
  • che non siano visibili dagli spazi pubblici esterni o dai punti di vista panoramici.

Per scoprire di più sulla legge PNRR ter compila il modulo che trovi in questa pagina con i tuoi dati ed aspetta la chiamata del nostro operatore!

E-distribuzione ha pubblicato la mappa delle cabine primarie

Finalmente disponibili le mappe interattive per l’identificazione delle aree sottese a stesse cabine primarie ai fini di valutazione e costituzione di CER

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Fra queste pagine abbiamo parlato più volte delle comunità energetiche rinnovabili e di come, per costituirle, sia necessario individuare l’area della cosiddetta cabina primaria. Come spieghiamo anche qui, la cabina primaria svolge un ruolo fondamentale per l’integrazione e la gestione dell’energia prodotta dai singoli impianti. Questo perché ha la funzione di collegare la rete di trasmissione dell’energia elettrica con la rete di distribuzione permettendo il trasferimento dell’energia elettrica ad alta tensione (HT) a quella a bassa tensione (BT).

Nel contesto delle comunità energetiche rinnovabili quindi la cabina primaria rappresenta un punto di connessione tra la rete di distribuzione e le comunità energetiche, permettendo l’inserimento di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili come fotovoltaico e mini-eolico.

Per questo motivo la mappa delle cabine primarie che trovi a questo link è di fondamentale importanza per individuare l’area geografica convenzionale di appartenenza delle comunità energetiche. D’altronde è stata la stessa ARERA a sottolinearne l’importanza dalla Delibera 727/2022/R/eel.

Pronto a scoprire di più sulla mappa delle cabine primarie italiane? Allora continua a leggere!

Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili

Le CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) sono soggetti giuridici, definiti dal decreto legislativo 199/2. Le comunità energetiche sono regolate dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) con le delibere 318/2020/R/eel e 727/2022/R/eel. Tali delibere prevedono la partecipazione aperta e volontaria di soggetti (chiamati comunemente azionisti o membri) situati nelle vicinanze di impianti di produzione che, ai fini dell’energia condivisa, risultano nella disponibilità e sotto il controllo della comunità energetica.

Tali soggetti possono includere cittadini privati, attività commerciali, enti pubblici locali o piccole e medie imprese che condividono il consumo di energia prodotta da uno o più impianti di energia rinnovabile e che collaborano con l’obiettivo di produrre e consumare l’energia all’interno di un’area geografica di riferimento. La loro partecipazione, aperta e volontaria, ha come obiettivo l’autoconsumo, che non è diretto al profitto, ma al beneficio a livello economico, sociale e soprattutto ambientale della zona in cui operano.

L’area geografica di riferimento è definita proprio dalla cabine primarie di distribuzione dell’energia. Per questo motivo la pubblicazione della mappa delle cabine primarie di E-distribuzione è di fondamentale importanza nell’individuazione dell’area all’interno della quale è possibile creare le C.E.R.

Il TIAD

Con la delibera 727/2022/R/eel del 27 dicembre 2022, ARERA ha approvato il Testo Integrato Autoconsumo Diffuso (TIAD). Tale testo disciplina le modalità per la valorizzazione dell’autoconsumo diffuso per le configurazioni previste dai decreti legislativi 199/21 e 210/21, tra cui le Comunità Energetiche. Per maggiori informazioni leggi l’articolo pubblicato qui.

Quello che ci preme specificare è che è proprio il TIAD a rivestire di importanza le cabine primarie e quindi anche la loro mappa. Secondo le disposizioni regolatorie e legislative richiamate, per accedere al servizio di autoconsumo diffuso è necessario un particolare requisito. I punti di connessione facenti parte della configurazione devono essere ubicati nella porzione della rete di distribuzione sottesa alla stessa cabina primaria individuata. A stabilirlo è proprio l’articolo 10 del TIAD.

Il TIAD è applicato a decorrere dall’ultima data tra il 1° marzo 2023 e la data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il decreto in questione è previsto dall’articolo 8 del decreto legislativo 199/21, recante le disposizioni in merito agli incentivi per la condivisione dell’energia elettrica.

Prima di tali tempistiche rimane operativa, secondo regolazione vigente, la disciplina transitoria, ovvero la deliberazione 318/2020/R/eel. La disciplina transitoria stabilisce però che è la cabina secondaria da cui ciascun POD è alimentato (identificata mediante una codifica univoca convenzionale che ne garantisce la riservatezza) a definire i limiti geografici delle C.E.R..

La pubblicazione della mappa della cabina primaria

Dal qualche giorno oramai, seguendo questo link è possibile inserire un indirizzo ed ottenere il codice dell’area e visualizzare i perimetri di afferenza.

La definizione delle aree perimetrali sottese alla stessa cabina primaria è un passo molto importante per lo sviluppo delle CER. Grazie a questa definizione è infatti possibile allargare la compagine dei membri partecipanti alla CER stessa.

Le mappe interattive delle cabine primarie sono a tutti gli effetti uno strumento utile per individuare le aree convenzionali afferenti alle cabine di alta tensione sul territorio nazionale in cui poter creare le CER. In altre parole, grazie alle mappe delle cabine primarie, sarà possibile valorizzare ancora di più l’autoconsumo.

Navigando infatti sulla pagina dedicata è possibile accedere allo strumento con cui, zoomando sulle porzioni interessate o inserendo l’indirizzo di interesse, viene fornito il codice relativo all’area di competenza.

A stabilire la creazione di questo strumento è stata la la delibera ARERA 727/2022/R/eel del 27 dicembre 2022. Al suo interno infatti sono inserite delle norme che prevedevano la semplificazione della modalità con cui verificare l’appartenenza dei diversi punti di connessione all’area convenzionale sottesa alla stessa cabina primaria. E non c’è migliore strumento per farlo che questa mappa interattiva delle cabine primarie.

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Quanto ci costa la direttiva casa Green?

C’è stato il via libera dell’Unione Europea alla direttiva Casa Green. Ma l’obbligo di rendere più efficienti da un punto di vista energetico gli edifici coinvolti ricade interamente sulle spalle dei consumatori.

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In questi ultimi anni, il Parlamento Europeo è stato chiamato sempre più spesso a votare su politiche per l’ambiente dalla forte impronta ecologica. Uno degli ultimi voti espressi riguarda appunto la cosiddetta Direttiva Casa “Green” (la trovi qui). Tale direttiva, se approvata senza modifiche, impone a case ed edifici non residenziali (pubblici e non) di effettuare interventi di efficientamento energetico. L’obiettivo della Direttiva è infatti quello di far salire la classe energetica degli edifici in modo da sostenere sempre di più quel percorso di decarbonizzazione intrapreso oramai da tempo.

Raccontata così, la Direttiva Casa Green, potrebbe sembrare una svolta epocale nella conquista degli obiettivi di abbattimento delle emissioni dei gas inquinanti. Tuttavia non è tutto oro quello che luccica. Questo perché gli interventi di efficientamento energetico su circa 2 milioni di edifici solo in Italia, sono a carico dei proprietari di questi edifici. In sostanza quindi, potresti essere costretto a sostenere interamente le spese per l’efficientamento energetico di casa tua, o della tua azienda. Se non lo farai, il valore del tuo immobile, potrebbe scendere drasticamente.

Come se non bastasse, a complicare le cose, c’è anche il blocco dello sconto in fattura e della cessione del credito che di fatto rende impossibile per molti fruire dei bonus fiscali. Grazie a questo blocco infatti non è più possibile usufruire degli incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici (di cui parliamo qui) o altri se non solamente tramite detrazione in dichiarazione dei redditi in 10 anni.

In questo articolo cerchiamo di fare il punto della situazione spiegando perché, dietro alle buone intenzioni, si nasconde un rischio grandissimo per il nostro paese per le nostre tasche.

Cosa prevede la nuova direttiva “case green”?

Secondo la Direttiva Europea “Case green” il settore dell’edilizia del vecchio continente è chiamato a dare una decisa sterzata verso la sostenibilità nei prossimi anni.

Per capire meglio di cosa si tratta è però necessario partire da più lontano. Come forse saprai infatti,  ogni edificio oggi può essere classificato secondo una classe energetica che misura il suo impatto ambientale. Tale classifica va da A, meno impattante, a G, più impattante. La direttiva in questione quindi prevede che gli edifici ottengano un netto miglioramento della loro classe energetica Visto che dovrebbero raggiungere la classe E entro il 2030 e D entro il 2033.

Uno dei problemi però è che fra i vari paesi membri dell’Europa, non c’è una uniformità di criteri per individuare la classe energetica degli edifici tra i vari paesi europei. Questo significa che la classe G Italiana, ad esempio, non corrisponde a quella Polacca. A sua volta quella polacca non corrisponde a quella rumena e così via.

Ma non solo. La direttiva infatti stabilisce che, ogni nuovo edificio, anche quelli industriali, dovrà essere realizzato a emissioni zero a partire dal 2028 se costruito da privati. La scadenza di questa norma è invece fissata al 2026 se costruito per fini pubblici. 

Non possiamo quindi far altro che evidenziare due aspetti critici che riguardano la direttiva:

  • la strettezza dei tempi previsti per l’adeguamento, soprattutto per i nuovi edifici pubblici e privati o imprenditoriali,
  • i costi che questo potrebbe riservare agli italiani ed ai residenti dei paesi europei.

Quanto ci costa?

A realizzare una stima dei costi che l’Italia dovrebbe sostenere per la “Direttiva casa green” ci ha pensato Ance (Associazione Nazionale dei Costruttori Edili). La spesa per le ristrutturazioni “green” della casa ammonta ad una cifra compresa tra 40-60 miliardi di euro. E questa effettuata da Ance è una stima prudenziale che non tiene conto dei probabili rialzi dei prezzi del settore edilizio.

Il numero di immobili che servirà ristrutturare è di circa 230.000, tra edifici pubblici e non residenziali. A questi però vanno sommati gli oltre 1,8 milioni di edifici residenziali privati.

In altre parole è come dire che fino al 2033, dovranno essere ultimati oltre 200.000 interventi di efficientamento energetico ogni anno. Tutto questo per portare a una classe energetica di E entro il 2030 e D entro il 2033 gli oltre 2 milioni di immobili interessati.

Qual’ è il rischio più grande della Direttiva Casa Green?

La vera minaccia portata dalla Direttiva Casa Green non sta nell’enorme quantità di interventi da effettuare o nei costi da sostenere per effettuarli. Sta nell’inevitabile svalutazione degli immobili cui si andrà incontro qualora questi immobili non vengano riqualificati energeticamente. 

La svalutazione di questi edifici di fatto colpirebbe duramente il portafoglio degli italiani visto che la maggior parte di loro ha utilizzato i propri risparmi per investire nel “mattone”. Mattone che adesso rischierebbe un forte deprezzamento e quindi di far volatilizzare questi risparmi.

In altre parole, o si sostengono le spese necessarie per far salire di classe energetica casa propria con i nostri soldi, o la casa in cui viviamo subirà un crollo del proprio valore.

conclusioni

L’attuazione un simile disegno presuppone un enorme piano strategico che interessa non solo il settore dell’edilizia, ma anche tutto quello che gira intorno ad esso. Il piano strategico dovrebbe anche integrare quelle che sono le possibilità offerte dalle C.E.R. in modo da rendere più armonioso possibile il salto delle classi energetiche. Il problema è che ad oggi, questo “piano strategico” non c’è!

Ma non solo. Serve anche un sistema efficiente di cessione dei crediti fiscali (anche per percentuali inferiori al 110%). Tale meccanismo infatti non può mettere in discussione, la monetizzazione dei lavori eseguiti, con il risultato di bloccare qualsiasi ulteriore decisione di investimento. Tanto più che Eurostat ha affermato che i crediti fiscali devono essere considerati come debito pubblico e quindi possono essere spalmati su più anni.

L’efficientamento energetico degli edifici è un obiettivo condivisibile e di fondamentale importanza. Tuttavia tale obiettivo non può essere perseguito sulla pelle dei cittadini.

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Tutte le ultime novità sulle comunità energetiche compresa la delibera 727 di Arera

Tutte le ultime novità sulle comunità energetiche: la delibera ARERA 727/2022/R/EEL, i tipi di C.E.R., i nuovi prosumer individuali, e la valorizzazione dell’autoconsumo.

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Fra le ultime novità sulle comunità energetiche non può non figurare la nuova delibera di ARERA 727/2022/R/EEL sull’autoconsumo. Tale norma infatti contiene:

  • le norme per la produzione “in condivisione” dell’energia elettrica pulita,
  • le indicazioni degli incentivi a essa associati
  • gli adempimenti del GSE.

ARERA è stata ultimamente molto attiva. Tanto che, con un’altra delibera, ha previsto anche l’entrata in vigore del nuovo TIAD (di cui parliamo qui). Anche questa è senza dubbio una grossa novità per il mondo delle comunità energetiche.

Nessuna novità invece per quanto riguarda l’approvazione del Decreto C.E.R. da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Le uniche indiscrezioni che filtrano è che tale decreto dovrebbe essere discusso dal parlamento nel corso di questi primi mesi del 2023.

In ogni caso, l’argomento delle comunità energetiche è molto scottante. Per questo, anche se ancora il quadro normativo che le regola non è completo, abbiamo cercato di fare il punto sulle ultime novità sulle comunità energetiche dopo l’approvazione della 727 qui di seguito.

Pronto a scoprirle? Allora continua a leggere questo articolo!

Clicca qui e scopri il quadro completo della normativa sulle comunità energetiche rinnovabili al  2023!

Novità sulle comunità energetiche: la delibera di Arera

La più grande novità sulle comunità energetiche di questo inizio anno è di fatto l’entrata in vigore della delibera ARERA 727. Precisiamo subito che tale delibera di fatto recepisce e rilancia i precedenti decreti legislativi 199/21 e 210/21. Il testo di questa delibera sostanzialmente conferma gli incentivi posti in essere nei documenti precedenti, soprattutto per le strutture che vogliono raggiungere i 5GW di potenza generativa.

Uno dei pregi di tale manovra è il fatto che essa non grava in alcun modo sui bilanci dello stato italiano. Gli incentivi individuati dalla delibera, adesso estesi anche ai gruppi di autoconsumatori collettivi.

Un altro pregio della delibera è che la sua entrata in vigore prolunga i tempi di realizzazione delle opere necessarie. In questo modo il numero di attori che possono avviare le pratiche per richiedere di costituire una comunità energetica può essere ampliato ancora di più. Questa è sicuramente una delle ultime novità sulle comunità energetiche che avrà degli effetti positivi nella loro maggiore diffusione.

Le CER ovvero un nuovo attore economico ed energetico

Le comunità energetiche rinnovabili (C.E.R.), sono in sostanza libere associazioni di cittadini, società o imprese. I membri di una CER si associano con l’obiettivo di condividere le strutture necessarie per produrre energia pulita (impianti fotovoltaici) destinata all’autoconsumo locale e alla cessione dell’eccedenza al GSE.

Alla base c’è un’idea di prossimità della produzione di energia e della condivisione di questa energia con gli altri membri della C.E.R. che si trovano fisicamente vicino agli impianti di produzione. Quest’idea in realtà non è tanto una novità per le comunità energetiche, ma contribuisce ad agevolare economicamente i membri della C.E.R. (famiglie, imprese ecc.). La vicinanza fisica infatti permette di abbattere notevolmente i costi di approvvigionamento di ogni membro della comunità, oltre che quelli del trasporto dell’elettricità e di importazione.

In base alla prossimità dei loro membri si possono distinguere:

  • comunità energetiche rinnovabili in senso stretto. Si tratta di quelle C.E.R. aperte a tutti i consumatori di un determinato territorio. Tali comunità hanno il vincolo di non poter produrre, e quindi cedere al GSE, più del 30% della potenza totale degli aderenti. Ergo almeno il 70% dell’energia che producono deve essere autoconsumata in loco;
  • comunità energetiche dei cittadini. Queste ultime sono del tutto simili alle prime, non hanno scopi però finanziari di rivendita dell’energia.

Novità sulle comunità energetiche: prosumer individuali e autoconsumatori

Un’ altra delle novità sulle comunità energetiche è la sempre maggior delineazione delle nuove figure “individuali” del mercato energetico. Questo perché i possessori di un impianto di produzione dell’energia da fonti rinnovabili possono, ognuno, contribuire singolarmente al beneficio della comunità. Tali figure sono le seguenti:

  • utenti a distanza con utilizzo della rete di distribuzione. Questa figura indica un produttore individuale di energia elettrica che utilizza la rete di distribuzione per poter distribuire l’energia che produce in luoghi distanti dal punto di produzione.
  • autoconsumatori di energia rinnovabile a distanza con utilizzo della rete di distribuzione: quando impianti e unità di consumo sono plurimi, ma all’interno della stessa zona di mercato.
  • autoconsumatori di energia rinnovabile a distanza con linea diretta. Questo caso si verifica quando in un’area specifica esista un’unica struttura produttrice di energia da fonti rinnovabili che è collegata ad un’unità di consumo in modo diretto. La linea elettrica di collegamento da unità produttrice e di consumo però non può essere più lunga di 10 km.

La valorizzazione dell’autoconsumo

Un’altra novità sulle comunità energetiche introdotte dalla delibera 727 di Arera riguarda l’autoconsumo. La delibera di Arera infatti completa e semplifica il quadro normativo inerente la valorizzazione dell’autoconsumo (ne parliamo meglio qui). In questo modo prova a rispondere in modo decisivo e quanto mai tempestivo alle sfide della transizione energetica.

Conclusioni

Nonostante lo scetticismo di molti pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini, concordano nel fatto che le comunità energetiche rinnovabili rappresentano un tassello fondamentale per un cambiamento radicale che aiuti le famiglie e le comunità stesse.

Anche da un punto vista economico, le novità apportate dalle comunità energetiche, potrebbero avere un risvolto positivo. Questo settore infatti necessiterà anche di nuovi servizi e quindi nuovi impieghi e lavori. Servizi e lavori che oltre a fornire nuove opportunità di business hanno anche il nobile obiettivo di donare un benessere più stabile e duraturo a tutta la collettività.

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